Pubblicato il: 28/09/2026 – 7:47
CATANZARO Un patrimonio stimato in oltre 4,7 milioni di euro è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’operazione contro la cosca “Mancuso” di Limbadi e Nicotera. A eseguire i due provvedimenti, emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catanzaro — uno dei quali disposto con procedura d’urgenza — sono stati i militari del Comando Provinciale di Catanzaro e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) di Roma. Il sequestro di prevenzione colpisce due società di capitali con i relativi patrimoni aziendali, con sede a Milano e a Catania, un’impresa individuale milanese e le quote di un’ulteriore società catanese. I beni sono riconducibili a due persone considerate socialmente pericolose ai sensi del Codice antimafia (D.Lgs. 159/2011), entrambi coinvolti nel filone “Imperium” del più ampio procedimento “Carthago_Maestrale-Olimpo-Imperium”, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria/G.I.C.O. di Catanzaro insieme allo S.C.I.C.O., avevano ricostruito un sistema attraverso cui la cosca Mancuso aveva esteso il proprio controllo su diverse attività commerciali, in particolare nel settore turistico-alberghiero, sfruttando la forza intimidatrice del sodalizio e il clima di assoggettamento e omertà diffuso sul territorio. A confermare questo quadro sono state le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, secondo cui alcuni indagati avrebbero intestato fittiziamente quote e cariche societarie a prestanome, permettendo così a persone legate alla criminalità organizzata di schermare i propri interessi economici e sfuggire ai provvedimenti patrimoniali dell’autorità giudiziaria. Tra i destinatari delle misure odierne figura un imputato della provincia di Vibo Valentia, condannato in abbreviato — sentenza non ancora definitiva — a 20 anni di reclusione dal Gup di Catanzaro, ritenuto organizzatore interno alla cosca Mancuso e responsabile di reati come trasferimento fraudolento di valori, usura ed estorsione. Il sequestro riguarda inoltre i successori di un imprenditore siciliano della provincia di Catania, rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori nello stesso procedimento celebrato con rito ordinario, deceduto prima della sentenza di primo grado davanti al Tribunale di Vibo Valentia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le società finite sotto sequestro — attive nella gestione di noti villaggi turistici del litorale vibonese e nel commercio di prodotti ittici e floreali — avrebbero operato in condizione di illecito: in un caso grazie all’agevolazione mafiosa derivante dall’adesione del proprietario alla cosca, nell’altro per effetto del rapporto di concorso esterno instaurato dall’interessato con l’organizzazione criminale. Un contributo decisivo alle indagini patrimoniali è arrivato dalle dichiarazioni del figlio di uno dei due proposti, oggi collaboratore di giustizia, che ha permesso di ricondurre al padre l’impresa individuale sequestrata, formalmente intestata a un prestanome. Per i successori del secondo proposto, i provvedimenti sono stati adottati in via d’urgenza, in attesa del contraddittorio che dovrà verificare la sussistenza dei presupposti per la confisca definitiva dei beni.
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