«La mamma perfetta non è mai esistita. Era tutto un bluff, quello che ci volevano far credere». Serena Rossi parte da qui per raccontare Betta, il personaggio che interpreta in Scherzetto di Mario Martone, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Una donna che tiene insieme lavoro, maternità e il rapporto con un padre (Toni Servillo) che vive lontano, e che a un certo punto lo richiama a Napoli, nella casa delle origini. Parlando di lei, Rossi - 41 anni, un figlio, Diego, nato nel 2016 dalla relazione con l'attore Davide Devenuto - finisce per raccontare anche qualcosa di sé: quanto sia stato naturale diventare madre e più complesso continuare ad accettarsi come figlia, e quanto contino ancora oggi le radici. «Ci sono arrivata con un po’ di tempo, con un po’ di lavoro su me stessa».
Betta nel film è madre e figlia nello stesso momento. Come convivono questi due ruoli?
«È difficilissimo, per me è stato difficilissimo. È stato naturale diventare mamma, ma contemporaneamente, per quanto mi riguarda personalmente, ho cercato anche un po’ di rinnegare il ruolo di figlia. Ci sono stati anni in cui ho vissuto questo conflitto, per poi rendermi conto che invece è anche bello lasciarsi andare all’attenzione di un genitore. E questo non vuol dire togliere valore al fatto di essere diventata, a tua volta, genitore. È una cosa a cui sono arrivata con un po’ di tempo, con un po’ di lavoro su me stessa. Betta è una mamma molto innamorata di questo bambino che però ha preso tutto dal padre e, a quanto pare, è molto diverso da lei. Ed è anche una figlia altrettanto innamorata di questo papà, che però vive a Milano, in un’altra città. È una donna che lavora, una mamma che lavora, quindi va sempre a mille, è indaffaratissima, anche un po’ agitata, proprio per questa dualità. È una cosa che riguarda tutte noi donne e mamme che lavoriamo».
A Venezia quest’anno stiamo vedendo madri meno perfette, meno sacrificate, più contemporanee. È importante poter raccontare anche questa maternità?
«Sì, assolutamente, ma la mamma perfetta non è mai esistita. In realtà era tutto un bluff, quello che ci volevano far credere, ed era un modello al quale era impossibile avvicinarsi. E questo, secondo me, nel tempo è stato anche un po’ dannoso. Raccontare una donna con le sue fragilità, con le sue imperfezioni, con tutti gli errori che si fanno, forse ci avvicina ancora di più ai personaggi e ci permette di entrare ancora di più in empatia con questi ruoli che vediamo. Sono curiosissima di vedere la mamma che interpreta Vanessa Scalera, per esempio, in Il fuoco che ti porti dentro. La Mostra è straordinaria perché dà spazio a tanti, anche a tanti giovani. Quest’anno ho letto che ci si lamentava un po’ della mancanza di Hollywood, ma forse dobbiamo essere anche contenti perché c’è molto più spazio per i giovani cineasti, per i giovani colleghi, anche per gli attori del nostro Paese. Questa è una cosa bella. E io cerco sempre di vedere le cose positive».

Leonardo Lidi, Lorenzo Perrotta, Toni Servillo e Serena Rossi
Mondadori Portfolio/Getty ImagesNel film la casa è il luogo delle origini, ma anche quello da cui bisogna imparare ad andare via. Che rapporto ha lei con le sue radici?
«Le mie radici sono importantissime, potentissime, molto profonde. Però questo non vuol dire che io non abbia, ovviamente, il mio nuovo mondo, la mia famiglia. Se riesco a stare bene e a sentirmi a mio agio nella mia vita adulta è proprio perché so di avere alle spalle un nido in cui posso sempre ritornare. Ed è quello che vorrei insegnare anche a mio figlio: la possibilità, la libertà di andare. Secondo me sei più consapevole, più sicuro di te stesso nell’andare via se sai che alle tue spalle hai qualcosa in cui riconoscerti, qualcuno che sarà sempre pronto ad ascoltarti, ad accoglierti e ad accudirti».

Serena Rossi a Venezia sul red carpet
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Toni Servillo, Serena Rossi e Mario Martone
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Serena Rossi
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