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Sette e psicosette, Lorita Tinelli (CeSAP): “Ecco come riconoscerle e difendersi dalla manipolazione”


Non presentano necessariamente simboli riconoscibili o rituali segreti e sono lontani dal cliché dei membri incappucciati dediti al crimine. Le sette, o più precisamente i gruppi ad alta influenza e ad alto controllo, continuano a rappresentare una realtà sommersa, capace di intercettare fragilità, bisogni e domande esistenziali.

"Il fenomeno è spesso sottovalutato e circondato da pregiudizi", spiega la dottoressa Lorita Tinelli, psicologa clinica e di comunità, criminologa, esperta di manipolazione mentale e presidente del CeSAP, intervistata da TAG24

Come riconoscere una setta seconod la psicologa clinica Lorita Tinelli

Quando si può parlare di "setta" e quali sono le sue caratteristiche? La psicologa clinica Lorita Tinelli sottolinea come questi gruppi non sono facilmente riconoscibili”, non riportano quasi mai la parola “setta” nella propria denominazione e possono muoversi indisturbati entrando anche nelle scuole.

Ci sono differenze precise tra un gruppo sano e uno ad alta influenza. “Il gruppo sano ti aiuta, ti fa crescere, ti induce proprio a un percorso di autonomia”, spiega Tinelli. Al contrario, “il gruppo settario ad alta influenza o ad alto controllo ha l’obiettivo di inserirti all’interno di un sistema radicalizzante, per creare delle relazioni di dipendenza”.

In questi contesti, la libertà di scelta diventa soltanto apparente. Il gruppo si forma spesso intorno a un leader che propone una propria visione assoluta del mondo, che non è necessariamente religiosa o spirituale: può riguardare, infatti, diversi ambiti.

“O bianco o nero, non si può mettere in discussione”, sottolinea la presidente del CESAP. A questo si aggiunge un sistema di regole e controlli, talvolta affidato anche ai cosiddetti “delatori”, ossia persone incaricate di osservare gli altri membri e riferire ai livelli superiori. 

Il cambiamento avviene spesso in modo graduale, ad esempio tramite il gaslighting, una forma di manipolazione che porta a mettere in discussione la propria percezione dei fatti e ad accettare quella proposta dal gruppo come l'unica verità.

Dalle realtà fisiche alle sette digitali

In Italia, il fenomeno è stato oggetto di una valutazione da parte del Ministero dell’Interno nel 1998. Da allora, secondo la dottoressa Tinelli, non ci sarebbero stati grandi passi in avanti. “Nonostante il Consiglio d’Europa abbia più volte chiesto agli Stati membri di istituire degli osservatori sul fenomeno, che era in crescita, e di pensare a politiche preventive, l’Italia non ha fatto nulla di tutto questo”, sottolinea.

A gestire le moltissime richieste di aiuto sono soprattutto le associazioni. Il reclutamento non avviene più soltanto attraverso incontri, seminari o appuntamenti organizzati in luoghi fisici. Ora alcune realtà arrivano direttamente attraverso internet.

Particolarmente delicato è il fenomeno delle cosiddette sette digitali, che possono operare attraverso social network, chat private, forum e piattaforme di gioco. In alcuni casi, spiega Tinelli, i gruppi sfrutterebbero anche il ricatto online per spingere le persone a compiere azioni sempre più estreme.

Famiglie distrutte e persone rese dipendenti 

I danni provocati dalle sette possono riguardare diversi aspetti della vita di una persona: la salute, il patrimonio, la vita sociale e i rapporti familiari. 

“Le sette tendono a isolare il neofita dalle famiglie, dai propri cari e dai propri amici, perché di solito sono quelli che prima di tutti intercettano un cambiamento e cercano di intervenire”, spiega l'esperta. I familiari vengono descritti come persone tossiche o pericolose, in modo da indebolire i legami e rendere l’individuo sempre più dipendente dal gruppo.

La manipolazione può arrivare persino modificare il significato attribuito a comportamenti e violenze. “Quello che per noi è un abuso sessuale, all’interno viene definito un percorso per crescere nella spiritualità o nella conoscenza”, racconta. 

Particolarmente complessa è la situazione delle cosiddette seconde generazioni, cioè delle persone nate o cresciute fin da piccole all’interno di questi gruppi. “Non hanno gli strumenti per leggere la realtà”, spiega la psicologa. Anche dopo l’uscita dalla setta, il percorso di adattamento può essere lungo e doloroso. 

Quali sono i segnali da non ignorare

Un cambiamento improvviso nel modo di parlare, nelle relazioni e nelle abitudini può rappresentare un campanello d’allarme. Un altro segnale è il desiderio insistente di coinvolgere altre persone.

“Appena una persona aderisce a un protocollo o a un percorso, le viene chiesto, magari non esplicitamente, di portare altra gente”, sottolinea la psicologa. 

A familiari e amici Lorita Tinelli dà due consigli. Il primo è di “non attaccare mai il gruppo a gamba tesa”, mantenendo invece aperto il dialogo e cercando di capire perché quella persona sia attratta da una eraltà simile. 

Il secondo riguarda i soldi: “Bisogna smettere di dare denaro, perché arrivano direttamente al gruppo”. 

L'intervista integrale alla dottoressa Lorita Tinelli è sul canale YouTube di TAG24