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Settembre, il mese in cui si torna a scegliere sé stessi - L'Unione Sarda.it


C'è chi a settembre torna con una valigia ancora da disfare e chi, invece, entra per la prima volta in uno studio di lezioni one to one. La differenza sembra enorme, ma in realtà dietro entrambe le situazioni c'è spesso la stessa sensazione: l'estate è finita, la quotidianità ricomincia e diventa impossibile rimandare ancora quelle cose che per mesi sono state messe in fondo alla lista. Il lavoro riparte a pieno ritmo, i figli tornano a scuola, gli appuntamenti riempiono nuovamente il calendario. E insieme alla routine tornano anche alcune domande che durante l'estate era più facile ignorare. Perché mi sento così stanco? Perché la schiena continua a farmi male? Perché faccio sempre più fatica a trovare il tempo per me? E, soprattutto: quanto ancora posso rimandare? È anche per questo che settembre, all'interno di Studio He ha un significato particolare.

In questi giorni le attività sono riprese e lo Studio è tornato a riempirsi. Ci sono le persone che avevano già iniziato un percorso e che tornano dopo la pausa estiva, ma anche molti volti nuovi. Professionisti, imprenditori, donne e uomini con età e storie molto diverse, accomunati dalla necessità di iniziare a occuparsi concretamente del proprio benessere. E c'è un particolare che si nota osservando chi varca la porta per la prima volta. Quasi nessuno arriva semplicemente perché "vuole allenarsi”. C'è chi vuole perdere peso dopo averne accumulato negli ultimi anni. Chi vuole recuperare la forma fisica abbandonata tra lavoro e famiglia. Chi convive con un dolore che ormai considera quasi normale. Chi sente di avere meno energia rispetto al passato. Chi ha superato i quarant'anni e si è accorto che il proprio corpo non risponde più agli stimoli di qualche anno prima.

E poi ci sono quelli che non riescono nemmeno a spiegare esattamente cosa non vada. Sanno soltanto che non si sentono bene come prima. È proprio da qui che, spesso, comincia un percorso. «Settembre è un mese particolare perché molte persone arrivano con l'idea di dover ricominciare tutto da zero», spiega Luca Piano, founder di Studio He. «In realtà non è così. Ogni persona parte da una condizione diversa e il nostro compito è capire quale sia il punto di partenza reale, non quello che la persona immagina di avere». È una distinzione importante, soprattutto in un periodo dell'anno in cui il mondo del fitness torna a parlare prevalentemente di buoni propositi. Dopo l'estate infatti ricompaiono le promesse di cambiamenti radicali, gli allenamenti da seguire ogni giorno, le diete drastiche e gli obiettivi da raggiungere nel minor tempo possibile.

Ma il corpo non segue il calendario, non sa che è settembre né che abbiamo deciso di "rimetterci in forma”. Sa soltanto come abbiamo vissuto negli ultimi mesi, negli ultimi anni e, in molti casi, per gran parte della nostra vita. Per questo, prima di tutto, è importante capire cosa è cambiato. La valutazione iniziale svolge proprio questa funzione: in Studio He il percorso parte dall'ascolto e dalla raccolta delle informazioni sulla persona, per arrivare a una valutazione antropometrica e una motoria-posturale. Non per assegnare semplicemente un programma, ma per comprendere come il corpo si muove, quali sono le sue caratteristiche e quali eventuali limitazioni devono essere considerate. È un passaggio che può sembrare meno spettacolare di un allenamento intenso, ma che spesso è quello che permette di evitare di partire con il piede sbagliato. Per un nuovo cliente, ad esempio, l'obiettivo dichiarato può essere perdere dieci chili. Durante la valutazione, però, può emergere che il problema più urgente è una mobilità molto ridotta, una postura compromessa da molte ore trascorse seduti o un dolore che condiziona il movimento. In quel caso il percorso non viene costruito partendo dalla bilancia, si parte dal corpo. E questo significa che due persone che arrivano a settembre con lo stesso obiettivo possono seguire strade completamente diverse: una potrebbe iniziare con un lavoro orientato alla ricomposizione corporea, un'altra potrebbe avere bisogno di recuperare mobilità e controllo motorio, un'altra ancora potrebbe arrivare dopo un periodo di inattività e dover semplicemente ricostruire gradualmente forza e capacità fisiche.

«Il settembre che ci interessa non è quello dei nuovi propositi», racconta Luca Piano, «È quello delle nuove consapevolezze: una persona che decide di iniziare un percorso deve prima capire cosa le serve davvero, solo dopo possiamo decidere come lavorare». Sono persone che spesso hanno un problema che le palestre tradizionali faticano a risolvere: il tempo. Giornate piene, appuntamenti che cambiano, trasferte, responsabilità. Non possono permettersi di trasformare il benessere in un secondo lavoro. Per loro un percorso efficace deve essere compatibile con la vita reale. Un'ora di allenamento non può essere considerata separatamente dalle altre ventitré ore della giornata. Conta come si dorme, quanto ci si muove durante il lavoro, quanto tempo si trascorre seduti, come si mangia, il livello di stress. Conta persino il modo in cui una persona vive il proprio rapporto con l'allenamento.

Per questo il lavoro one to one può assumere una funzione diversa rispetto alla semplice attività fisica. Non si tratta soltanto di avere qualcuno che conta le ripetizioni. Significa avere un professionista che osserva, corregge, adatta e modifica il percorso sulla base della risposta del corpo. In Studio He il percorso può integrare il lavoro del chinesiologo con quello dell'osteopata e degli altri professionisti presenti nella struttura, in un dialogo che permette di affrontare esigenze differenti senza considerarle compartimenti separati. È un approccio che diventa ancora più evidente proprio quando arrivano i nuovi clienti, perché il primo incontro non serve a decidere soltanto "che allenamento fare”, ma a capire chi abbiamo davanti: una donna che dopo anni ha deciso di tornare a occuparsi del proprio corpo, un imprenditore che si è accorto che la stanchezza non può essere considerata per sempre il prezzo del proprio lavoro, un professionista che vuole perdere peso, ma scopre di avere prima bisogno di recuperare un movimento che ha progressivamente perso. Storie diverse, lo stesso punto di partenza: una decisione. E forse è questo che rende settembre diverso dagli altri mesi. Non perché sia davvero il momento migliore dell'anno per iniziare ad allenarsi, ma perché è il mese in cui la routine torna a rendere visibili le nostre abitudini.

Durante l'estate cambiano gli orari, si viaggia, si mangia diversamente, si dorme a orari insoliti. Per qualche settimana è possibile convincersi che certe sensazioni siano soltanto passeggere. Poi arriva settembre: la sveglia riprende a suonare presto, la sedia dell'ufficio torna ad aspettarci, il calendario si riempie. E il corpo torna a vivere esattamente dentro quella routine che, per mesi, abbiamo provato a mettere in pausa. È qui che diventa importante non confondere la voglia di ricominciare con la necessità di fare tutto subito. Un percorso di benessere non dovrebbe essere una punizione per quello che abbiamo fatto durante l’estate, ma il modo per costruire ciò che vogliamo nei mesi successivi. Per questo riprendere non significa necessariamente ripartire dal punto in cui ci si era fermati, ma verificare in primis dove ci si trova oggi. È questa la differenza tra seguire un programma generico e seguire una persona. Nel primo caso è il cliente che deve adattarsi al percorso, nel secondo è il percorso che deve continuare ad adattarsi al cliente.

«Il nostro obiettivo non è riempire lo Studio a settembre», conclude Luca Piano, «È fare in modo che una persona che entra oggi possa continuare a stare bene anche tra sei mesi, un anno, cinque anni. Il vero risultato non è quello che ottieni quando inizi. È quello che riesci a mantenere quando la motivazione iniziale è passata e la vita è tornata alla normalità».

Informazione promozionale a cura di Jump to Planet Gym

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