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Sherlock: virale su TikTok, l'app per il riconoscimento facciale funziona davvero?


Gi.An.

Gi.An. 15 agosto 2026 16:30

App per riconoscimento facciale

La moda della ricerca facciale tramite intelligenza artificiale è sbarcata anche in Italia, dopo essere diventata un vero e proprio trend negli Stati Uniti. Una moda che riapre il dibattito sulla privacy. Alla base di tutto c'è un'app, o meglio una costellazione di app, che fanno (quasi) tutte riferimento a Sherlock, il noto investigatore nato dalla penna di Arthur Conan Doyle. Sherlock figura come hashtag nei reel postati - soprattutto su TikTok - e nel nome dell'applicazione stessa: facendo una ricerca nel momento in cui si scrive, ce ne sono almeno una decina.

Cos'è e come funziona Sherlock

Il funzionamento del sistema si trova nelle descrizioni sugli store digitali (Android e Apple), ma sono innumerevoli i creator che spiegano, per sommi capi, il meccanismo alla base di Sherlock. Creator pagati dalle aziende per spingere i propri follower a scaricare l'app e, perché no, acquistare abbonamenti o pacchetti di crediti per testarla. Perché sì, si tratta di applicazioni che necessitano di un investimento iniziale e difficilmente sono in grado di mantenere quello che promettono. Fortunatamente, viene da pensare. Ma procediamo con ordine.

Secondo quanto narrato sui social, basterebbe un fotogramma rubato a un passante, o addirittura lo screenshot di un profilo su una qualsiasi app (anche di incontri) per identificare il soggetto, i profili social ed eventuali articoli o contenuti in cui possano comparire volto, nome e cognome. Si carica l'immagine all'interno dell'app, si lascia lavorare l'algoritmo e al termine di una breve attesa, ecco la ‘carta d’identità’ digitale di un volto a noi sconosciuto. Nella realtà, l'utente riceve una percentuale di affinità visiva e i collegamenti diretti ai siti dove l'immagine compare. Ma i risultati sono ben lontani da quelli promessi e pubblicizzati massivamente.

Sui social, come detto, si trovano migliaia di reel nei quali utenti perlopiù appartenenti alla Gen Z ‘montano’ presunti esperimenti sociali o scherzi ad amici e conoscenti usando una di queste app di ricerca facciale. Si tratta, di base, di una grossa menzogna, un processo di marketing super aggressivo condotto per monetizzare al massimo la viralità momentanea delle app, che fanno largo uso dell'AI. Su TikTok moltissimi video promettono identificazioni istantanee e infallibili, ma non sono altro che contenuti sapientemente montati per scopi promozionali.

Il dibattito sulla privacy

Detto che la natura del sistema di riconoscimento facciale è fallace e improbabile, orientata a ingannare e monetizzare, negli Stati Uniti l'esplosione delle Sherlock-app ha acceso il dibattito legale e politico, non essendoci una legge univoca sulla privacy oltreoceano. E il parere degli analisti è che tali strumenti stiano autorizzando il pubblico a sfruttare tecnologie delicate e pericolose, aumentando i rischi di doxing e molestie.

E in Italia? L'app, ad oggi, è liberamente scaricabile sia da Google Play Store sia da App Store di Apple, dove diverse varianti di Sherlock hanno scalato le classifiche dei download. E questo nonostante la profilazione biometrica in Unione Europea sia regolata severamente dal Regolamento 2016/679, le cui norme si integrano con i divieti tassativi introdotti dall'AI Act, la prima legge al mondo sull'intelligenza artificiale. Gli sviluppatori si tutelano di rimando inserendo nei Termini di servizio diciture secondo cui l'app è da utilizzarsi solo per l'esclusiva verifica delle proprie foto. Ma la clausola è grottesca: nulla impedisce infatti a un utente di scattare una foto a uno sconosciuto e inserirla a sistema per risalire alla sua identità. La violazione della privacy è innegabile.