Redazione 19 settembre 2026 07:57
Urne aperte in Russia dove fino al 20 settembre oltre cento milioni di cittadini sono chiamati a rinnovare i 450 deputati della Duma, la Camera bassa del Parlamento. È la prima elezione parlamentare dall'invasione su vasta scala dell'Ucraina del febbraio 2022. Ma per capire come funzionano le elezioni nella Russia di Vladimir Putin bisogna dimenticare per un momento l'idea occidentale secondo cui il voto serve soprattutto a stabilire chi governerà. A Mosca serve soprattutto a dimostrare che chi governa dispone del consenso del Paese.
Russia Unita, il partito che sostiene Putin, parte da una posizione di dominio quasi assoluto: nelle elezioni del 2021 aveva ottenuto più di due terzi dei seggi della Duma. Accanto al partito di governo continuano a esistere comunisti, nazionalisti dell'LDP, Russia Giusta e Nuova Gente, formazioni che mantengono differenze politiche tra loro ma che sulle principali decisioni del Cremlino hanno frequentemente votato insieme a Russia Unita.
Putin stesso ha attribuito al voto un significato che va ben oltre la composizione della Duma: ha presentato la partecipazione come una manifestazione di unità nazionale e di sostegno ai soldati impegnati in Ucraina.
La formula elettorale, sulla carta, è perfettamente riconoscibile. Metà dei 450 deputati viene scelta in collegi uninominali, gli altri 225 con il proporzionale attraverso le liste dei partiti. Il problema arriva prima di inserire la scheda nell'urna.
Il 10 agosto la Corte Suprema russa ha escluso dalla competizione nazionale Yabloko, storico partito liberale e l'unica formazione ufficialmente registrata apertamente contraria alla guerra in Ucraina. La decisione è arrivata dopo un ricorso del partito nazionalista Rodina, che accusava Yabloko, tra le altre cose, di aver ricevuto sostegno elettorale non dichiarato e proveniente dall'estero.
Boris Nadezhdin, che aveva cercato di candidarsi con una piattaforma contraria alla guerra, è stato inserito nel registro degli “agenti stranieri” e ha lasciato il Paese. In Russia inoltre “screditare” le forze armate o diffondere quelle che le autorità considerano false informazioni sull'esercito può comportare pesanti condanne penali.
Il risultato è un particolare modello di pluralismo: si può discutere su molte cose, purché alcune non vengano messe seriamente in discussione.
Il voto per la Duma comprende, per la prima volta dopo l'invasione del 2022, anche le zone delle regioni ucraine di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson controllate dalle forze russe, oltre alla Crimea, annessa da Mosca nel 2014. L'Ue ha già dichiarato che non riconoscerà come legittimi i risultati delle elezioni organizzate nei territori ucraini occupati.
Secondo autorità ucraine e organizzazioni per i diritti umani citate dall'Associated Press, in alcune aree occupate funzionari elettorali accompagnati da personale armato avrebbero inoltre esercitato pressioni sulla popolazione affinché partecipasse al voto.
Negli oltre vent'anni di potere, Putin ha progressivamente spostato le elezioni da ciò che accade dentro l'urna a ciò che succede prima di arrivarci: quali partiti possono partecipare, quali candidati possono presentarsi, quali opinioni possono essere espresse senza rischiare conseguenze penali e chi può controllare dall'esterno la correttezza del processo. Sarà infatti la terza consultazione nazionale russa consecutiva che gli osservatori dell'Osce non potranno monitorare, successe la stessa cosa per le elezioni presidenziali del 2024 mentre nel 2021 le condizioni poste dal Cremlino impedirono l'invio della missione internazionale.
È forse questa la caratteristica più efficace del sistema costruito dal Cremlino. Non serve cancellare le elezioni. Basta ridurre, un pezzo alla volta, tutto ciò che potrebbe renderle davvero imprevedibili.