ROVIGO - Sessantotto giorni con il Delta e il Po sotto pressione, portate sotto la soglia critica e il cuneo salino tornato a minacciare il Polesine. Solo le piogge arrivate dalla seconda metà di agosto hanno cambiato il quadro di un’estate che l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po colloca tra le stagioni irrigue più difficili dell’ultimo decennio. Ora l’acqua è tornata a crescere e l’intrusione del mare è in regressione: la severità idrica dell’intero distretto è scesa a “media con precipitazioni”.
Il bilancio, però, restituisce oltre due mesi di sofferenza che hanno avuto proprio nel tratto terminale del Grande fiume uno dei punti più critici. Dal 16 giugno al 22 agosto i deflussi medi giornalieri sono rimasti inferiori alla soglia critica. A pesare sono state anche temperature eccezionalmente elevate: il trimestre giugno, luglio e agosto ha registrato anomalie positive severe o estreme in quasi tutto il bacino. Le temperature, rileva l’Autorità, hanno determinato «un forte incremento dei processi di evapotraspirazione e dei fabbisogni idrici» proprio nel pieno della stagione agricola. Nel Delta la riduzione della spinta del Po ha favorito la risalita dell’acqua salata dall’Adriatico, mettendo in condizione critiche le derivazioni irrigue e un territorio nel quale la disponibilità di acqua dolce è determinante per agricoltura e ambiente.
La svolta è arrivata con le precipitazioni dalla terza decade di agosto. Gli effetti sono scesi lungo l’asta fino al Polesine e a raccontarli sono soprattutto i numeri di Pontelagoscuro, stazione di riferimento per il tratto finale del Po. Il 27 agosto transitavano 598 metri cubi al secondo, contro gli 895 della media storica per quella data. Nei primi giorni di settembre la portata è rimasta debole, fino a scendere a 567 metri cubi al secondo il 6 settembre, praticamente la metà dei 1.124 della media storica giornaliera. Poi la risalita: il 12 settembre il Po ha raggiunto 1.059 metri cubi al secondo, contro una media di 1.188, mentre il 14 si è attestato a 1.024 contro 1.185. È questa maggiore quantità d’acqua a consentire al Delta di tornare a respirare.
Per il Veneto l’Autorità conferma, infatti, il miglioramento dell’intrusione salina grazie all’incremento delle portate. Il mare arretra, dunque, ma soltanto dopo una stagione che l’Autorità di bacino mette direttamente in relazione con quella eccezionale di quattro anni fa.
«Dopo la grande siccità del 2022, anche quella di quest’anno si è manifestata con un lungo periodo di stress idrico che ha causato problemi per l’economia dei territori, le comunità, l’habitat e la biodiversità», sottolinea Alessandro Delpiano, segretario generale dell’Autorità di bacino, secondo il quale si chiude «una delle stagioni irrigue più critiche dell’intero decennio». Il confronto restituisce il peso dell’estate 2026 senza sovrapporre le due crisi: quella del 2022 resta il grande precedente richiamato dall’Autorità, mentre quest’anno l’elevata criticità si è protratta per più di due mesi.
A sostenere la ripresa del Po sono state le piogge che hanno portato benefici anche ai grandi laghi regolati. Tra il 27 agosto e il 14 settembre l’Iseo è passato dal 45,2 al 77,3% di riempimento, l’Idro dal 20 al 31% e il Garda dal 34 al 38,8%. Resta sotto osservazione il lago Maggiore, sceso dal 49,9 al 35%. Il miglioramento consente, quindi, di abbassare il livello di severità, non di archiviare quanto accaduto. La lezione di un’estate trascorsa per oltre due mesi in sofferenza, secondo Delpiano, deve tradursi in una diversa gestione della risorsa e nell’adeguamento delle infrastrutture, perché le prossime crisi siano affrontate «non più come un’emergenza, ma con un approccio di prevenzione della gestione della risorsa idrica».