La masticazione politica della cronaca nera, unita al tentativo di trasformare quel delicato percorso di digestione in campagna elettorale permanente, pone alcune domande ineludibili nei giorni dei bias cognitivi, della polarizzazione eterna a ogni livello rappresentativo e della genie di ’tiktoker da degrado’.
Un video ha lo stesso valore a prescindere da come e dove lo si guarda? No. L’informazione media, seleziona, verifica. Il social trasmette e commenta in diretta: ciò che vediamo non è spesso ciò che invece guardiamo (o dovremmo guardare) con attenzione. Senza demonizzare le nuove tecnologie, che anzi sono a volte amplificatori di verità, dobbiamo però interrogarci sul bisogno continuo di denunciare, urlare e gridare senza magari conoscere bene fatti ed eventi che si citano o utilizzano. E senza conoscere soprattutto chi propone quelle visioni. Non può esserci, poi, alcuno spazio per la violenza.
E’ un tema apolitico e apartitico, non è un tema né di destra né di sinistra: non esiste forza di opposizione o maggioranza che non abbia ’usato’ il tema della sicurezza. Pensate al caso Fakir, ma anche, in piccolo, al tema delle ronde o a quanto sta avvenendo in Bolognina. Si cerca di ‘occupare’ politicamente lo spazio che si teme altri potrebbero prendere. E’ un gioco d’anticipo che guarda ai sintomi, rarissimamente alle cause: perché questo succede? Quali proposte mettere in atto per arginare il problema?
Abbiamo raccontato più volte la catastrofica situazione in cui si trovano le famiglie che convivono con il disagio mentale e la difficoltà delle forze dell’ordine nell’intervenire su molti casi di cronaca che sono ormai casi sanitari non trattati, per mille motivi.
Il diritto penale si invoca come arma salvifica, come panacea di tutti i mali, ma finisce per diventare ostaggio della stessa politica che non riesce a legiferare. Questa condizione genera ring virtuali che stanno diventando reali. Sono già reali, Venezia è il segno.
E’ già stata lanciata la lunga campagna elettorale che porterà alle Politiche e alle Amministrative in grandi città come Bologna: la speranza è che si parli di sicurezza certo; si denunci, certo; ma si ragioni di contenuti e di proposte, non di proteste né di dossier. Altrimenti si rischia il solito sfascio e un dibattito abbruttito che non dichiarerà alcun vincitore.
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