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Sicurezza, movida, droga e caso Praja: l'intervista al questore di Lecce Giampietro Lionetti



«Il Salento non è una zona franca. I giovani che vengono in vacanza e pensano di trovare un posto dove poter consumare sregolatamente alcol e droga, devono cambiare strada».
È il messaggio del questore di Lecce Giampietro Lionetti nel bilancio di un’estate che, a suo giudizio, ha confermato l’efficacia della prevenzione. Più controlli, attenzione ai locali, rinforzi nelle aree con maggiore afflusso di turisti. Nell'agenda della Questura hanno tenuto banco questioni spinose: la sospensione della discoteca Praja a Gallipoli, l'allarme per i fiumi di droga che inondano il Salento (oltre 80 chili sequestrati sino al 31 giugno scorso), l'escalation della violenza giovanile e il nodo della movida.


Questore, come giudica l’estate 2026 sul fronte dell’ordine e della sicurezza pubblica?
«Abbiamo migliorato il lavoro già fatto nel 2025 e i risultati si sono visti soprattutto nella prevenzione. Hanno collaborato tutte le forze di polizia e le polizie locali. Abbiamo fatto tantissimi controlli, anche nei locali aperti al pubblico. La programmazione decisa in Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura ci ha dato ragione. Lo riscontro nella soddisfazione dei cittadini e degli operatori turistici».


Il flusso turistico, soprattutto giovanile, è sembrato elevato. Quali criticità avete riscontrato?
«È stata un’estate con un flusso superiore allo scorso anno. Penso alla notte della Taranta, con 110mila persone, e alla festa di Sant’Oronzo, con il centro di Lecce pieno. Abbiamo analizzato territorio e presenze. Gallipoli si conferma un’area molto partecipata dai giovani. Molti arrivano da fuori per divertirsi in modo sregolato. Abbiamo fatto tutto il possibile per prevenire conseguenze importanti e credo che ci siamo riusciti».


Nel caso della Praja, ipotesi di violenza e alcol sono stati tra gli elementi alla base del provvedimento di chiusura per 15 giorni. Rifarebbe la stessa scelta?
«Il provvedimento è ora al Tar. Per me è stata una decisione importante, presa per tutelare i giovani, la città e il territorio. Forse ha potuto frenare l’attività imprenditoriale, ma vengono prima salute e legalità, soprattutto la salute dei giovani. Questo territorio investe molto nella prevenzione, a partire dalle scuole, ma non possiamo fermarci lì. Dobbiamo andare oltre e lavorare tutti insieme».


Per migliorare la sicurezza nei locali, sono tornati gli steward. È una misura che diventerà strutturale nei prossimi anni?
«Assolutamente sì. Ne abbiamo discusso in sede di Comitato ed è uno strumento fondamentale. I dati ci dicono che se ci sono gli steward succedono meno fatti incresciosi. Nell'ottica di una pianificazione futura è un elemento su cui puntare».


La droga invece, è uno dei problemi più rilevanti del Salento?
«Da quando sono arrivato mi sono reso conto di quanto sia importante questo fenomeno, di quanta gente ne soffra e di quanti ragazzi abusino di sostanze. È qualcosa che bisogna contrastare. In poco più di un anno abbiamo effettuato diversi arresti e sequestrato tantissima sostanza stupefacente, più di quanto mi potessi aspettare. Bisogna agire con la prevenzione e, dove il fenomeno è più radicato, con la repressione».


Le inchieste evidenziano ormai un asse consolidato tra Sacra Corona Unita e 'ndrangheta per veicolare la droga.
«I clan insistenti su questa provincia hanno trovato in questo traffico la loro dimensione ideale, facendolo in modo importante. Ma il contrasto da parte dello Stato è netto e importante».


Sul fronte giovanile, come si parla oggi di legalità ai ragazzi, anche davanti all’uso delle nuove tecnologie?
«Con i giovani bisogna dialogare sempre. La parola e il buon esempio sono i migliori mezzi. Devono partire dalla famiglia, continuare nella scuola e coinvolgere le istituzioni. Una parte dei giovani ascolta, un’altra è presa dall’euforia e dall’uso delle sostanze stupefacenti e dall’alcol. Ci sono ragazzi che lo acquistano e qualcuno glielo vende. Il segnale di interruzione su cui agiamo è importante: può far capire che la strada intrapresa è sbagliata. Ma serve responsabilità collettiva».


Quanto conta la prevenzione?
«Tanto. Ho trovato una questura che già lavorava bene con le misure di prevenzione, ma abbiamo voluto incentivarle. Un avviso orale è un segnale. Molte persone dopo essere state avvisate non ripetono gli errori commessi. Ci sono poi i sequestri preventivi, importanti perché tolgono capacità economica a chi fa parte della criminalità organizzata. È un capitolo sul quale stiamo lavorando in modo scientifico e continueremo a farlo.


Dopo 15 mesi alla guida della Questura, quale bilancio traccia?
«Mi sono innamorato di questo territorio. Ho trovato un mondo bellissimo, risorse straordinarie, cultura e professionisti con i quali confrontarsi. È un posto magnifico per venire d’estate, ma non credo sia un territorio fatto per il consumo di stupefacenti e alcol. Non possiamo rendere facile l’arrivo di persone che pensano di venire qui a festeggiare consumando sostanze e alcol, come se fosse una zona franca. Il turismo di cui ha bisogno questa terra è quello sano: quello di chi arriva perché il territorio è meraviglioso e ne apprezza cultura e valori».


Sul fronte degli organici: avete le forze per fare tutto questo? E la nuova sede della Questura?
«Il calo numerico è fisiologico a livello nazionale, ma i rinforzi inviati in estate dal Capo della Polizia ci hanno permesso di presidiare in modo mirato le coste marine, da Gallipoli a Nardò fino a Porto Cesareo, concentrandoci dove c’era più bisogno. A breve arriveranno due nuovi funzionari e agenti per migliorare la situazione. Sulla nuova sede non dipende da noi, ma i lavori procedono a buon punto: sono ottimista e credo che il cantiere partirà il prossimo anno».