okayduckyachtclub.xyz

Sicurezza sul lavoro, in Sicilia pochi ispettori e meno controlli: aumentano irregolarità e morti


Redazione

Redazione 16 settembre 2026 13:50

La Sicilia resta in difficoltà sul fronte della sicurezza sul lavoro. Gli organici degli ispettori sono insufficienti, i controlli sono diminuiti e, allo stesso tempo, aumentano le irregolarità e gli infortuni mortali. È il quadro che emerge dai dati relativi al 2024 e al 2025 forniti alla Cgil Sicilia dal Dipartimento regionale del Lavoro, in risposta alla richiesta di accesso civico generalizzato presentata dal sindacato. “Emerge che la Regione dispone di 110 tra ispettori e personale del nucleo dei carabinieri a fronte di un fabbisogno dichiarato di 303 unità”, rilevano il segretario generale della Cgil Sicilia Alfio Mannino e il segretario confederale regionale Francesco Lucchesi. A fronte della carenza di personale, spiegano, negli ultimi due anni sono diminuite le ispezioni e sono aumentate le irregolarità riscontrate.

Gli organici

Le maggiori carenze riguardano alcuni dei territori più popolosi dell'Isola. A Palermo il fabbisogno indicato dalla Regione è di 42 ispettori, mentre a Catania ne servirebbero altri 25. Seguono Siracusa con 21, Trapani con 20 e Ragusa con 17. Per la Cgil rappresenta un passo avanti il concorso per nuovi ispettori, ma il numero resta lontano dal fabbisogno complessivo stimato dalla stessa Regione, pari a 193 unità aggiuntive. “Il concorso per nuovi 52 ispettori è un fatto positivo, ma i numeri non sono sufficienti a colmare un fabbisogno che la stessa Regione stima di nuovi 193 ispettori”, sottolineano Mannino e Lucchesi. Il sindacato evidenzia inoltre una seconda criticità: la capacità effettiva di effettuare controlli sulle aziende.

Nel 2025 le aziende controllate sono state 3.244, contro le 3.817 del 2024. Nonostante la diminuzione delle ispezioni, il numero delle irregolarità individuate è cresciuto. I lavoratori irregolari sono stati 2.308, mentre quelli in nero 1.735, rispetto ai 1.304 individuati nel 2024. “Se una quota così consistente di irregolarità viene intercettata con un numero limitato di controlli - osservano Mannino e Lucchesi - è lecito chiedersi quanto lavoro irregolare rimanga al di fuori della capacità ordinaria di controllo”. Per il sindacato, quindi, l'attività ispettiva non può limitarsi alla repressione, ma deve essere affiancata da un sistema di prevenzione capace di intervenire prima che le irregolarità si trasformino in sfruttamento, precarietà, dumping contrattuale e condizioni di rischio per la salute dei lavoratori.

Gli infortuni

A preoccupare è anche l'andamento degli infortuni. Nel 2025 le denunce sono cresciute del 3,5% rispetto all'anno precedente, mentre quelle relative agli infortuni mortali sono passate da 81 a 94, con un incremento del 16%, a fronte di una media nazionale dello 0,3%. Particolarmente marcato l'aumento degli incidenti mortali in itinere, passati da 16 a 30. Il dato si inserisce in un quadro che vede la Sicilia collocata in "zona rossa" per rischio di mortalità sul lavoro e al secondo posto in Italia dopo la Calabria, secondo l'Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega Engineering, che elabora i dati Inail. Dall'inizio dell'anno, secondo l'osservatorio, nell'Isola si sono registrati 42 infortuni mortali, con un'incidenza di 23,5 morti ogni milione di occupati. “Organizzazione del lavoro, tempi, turnazioni, mezzi utilizzati, stress e fatica concorrono a determinare il rischio e devono entrare nelle politiche regionali di prevenzione”, affermano i due esponenti della Cgil.

Il piano chiesto alla Regione

Il sindacato torna quindi a sollecitare la Regione alla definizione di un Piano straordinario per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Tra le richieste ci sono il potenziamento degli organici per garantire un'attività ispettiva adeguata, una maggiore trasparenza dei dati, il rafforzamento del coordinamento tra gli organismi pubblici impegnati nella prevenzione e nella vigilanza e maggiori investimenti sulla formazione. La Cgil chiede inoltre una valorizzazione dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e una particolare attenzione alle categorie più vulnerabili. Tra queste, gli stranieri e gli over 60, che nel 2025 rappresentavano il 31,25% delle vittime degli incidenti sul lavoro.