
BERGAMO//SIMONE MORO RIPROVA PER L'OTTAVA VOLTA A SCALARE IL MANASLU IN INVERNALE//FOTO DE PASCALE

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Bergamo. 23 settembre 2026 – “Sta arrivando una perturbazione che dovrebbe portare due o tre metri di neve e andrà avanti per qualche giorno. Vuol dire che forse non sto molto simpatico a questa montagna”.

Simone Moro ha provato per l'ennesima volta a scalare il Manaslu
Simone Moro conosce la legge della montagna e decide di non sfidare il Manaslu, in Nepal: “Troppo pericoloso”, la spedizione finisce qui. “Ho deciso di dare l’esempio lasciando il campo base tra i primi – racconta sui suoi profili social –. È sempre il momento giusto per imparare (o insegnare) a “fallire”, e persino a rinunciare se necessario per sopravvivere e diventare un potenziale “vincitore a lungo termine””.
L’alpinista bergamasco, 58 anni, uno dei maggiori scalatori mondiali, era arrivato in Nepal a metà settembre per ritentare (dopo essere stato costretto a rinunciare, l’anno scorso, per problemi al cuore) la scalata del Manaslu, l’ottava cima del mondo con i suoi 8.163 metri. Sarebbe stato il suo quinto ottomila. Ma per la settima volta il Manaslu lo ha respinto. “Ho scalato in autonomia fino al campo 3 – racconta – dove ho pernottato pronto a salire ulteriormente. Tuttavia, ho constatato le reali condizioni della montagna: una situazione di estremo pericolo”. è tornato al campo base, ha consultato diverse previsioni meteo poi la decisione: “Noi quattrocento persone che attualmente ci troviamo al campo base abbiamo una meravigliosa opportunità per dimostrare che la sicurezza è la cosa più importante, oppure per dimostrare al mondo che non ci importa del pericolo e che tenteremo una scalata da roulette russa”.
“Nessuna somma di denaro - e nessuna vetta - vale il rischio di perdere la vita: né per una guida, né per un alpinista che ha pagato o prenotato la scalata – gli dà ragione Reinhold Messner –: meglio rinunciare una volta che rischiare tutto”. “Bisogna saper sopravvivere al proprio ego, evitando di cadere nella trappola della vetta a ogni costo – continua Moro –. La montagna, come il nostro destino, è imprevedibile; tuttavia, non possiamo dare la colpa alla sfortuna quando qualcosa va storto, specialmente di fronte a prove concrete o previsioni affidabili che ci inviano segnali chiari”. E già nei giorni scorsi, sul Manaslu sono morti un alpinista tedesco di origine indiana e una guida nepalese, travolti da una valanga mentre si trovavano nella loro tenda a campo 3.
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