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Siria, l'AIEA trova tonnellate di materiale nucleare dell'era Assad


Il fantasma nucleare di Bashar al-Assad torna a materializzarsi nel deserto siriano, ma questa volta sotto la luce dei riflettori internazionali. Per la prima volta in quasi vent'anni, gli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) hanno varcato la soglia di diversi siti strategici rimasti blindati per anni, portando alla luce una scoperta che riapre uno dei dossier più opachi del Medio Oriente: diverse tonnellate di materiale nucleare non dichiarato, risalenti all'era del vecchio regime.

L'annuncio, arrivato da Damasco durante una conferenza stampa congiunta tra il direttore generale dell'Aiea, Rafael Mariano Grossi, e il nuovo ministro degli Esteri siriano, Asaad al-Shibani, segna una netta discontinuità geopolitica. L'accesso al sito è stato infatti garantito su base volontaria dalle nuove autorità siriane, che avevano notificato formalmente la presenza del materiale lo scorso 17 luglio. Grossi ha definito la scelta “coraggiosa”, pur avvertendo che i materiali rinvenuti dovranno essere immediatamente sottoposti al rigido sistema di salvaguardie internazionali per scongiurarne qualsiasi uso improprio.

La svolta dopo la caduta del regime

Il crollo del regime di Assad, nel dicembre 2024, ha rimescolato le carte. Il governo di transizione guidato da Ahmed al-Sharaa ha scelto la via della cooperazione internazionale per smantellare l'eredità più tossica del passato, comprese le armi di distruzione di massa. Già nel giugno 2025, Damasco aveva promesso all'Aiea un accesso senza restrizioni. Quella promessa oggi si è concretizzata.

Per capire la portata storica di questa missione bisogna riavvolgere il nastro al 2007, quando i caccia israeliani rasero al suolo la struttura di al-Kibar, nella provincia di Deir ez-Zor. All'epoca Damasco liquidò l'obiettivo come un'installazione militare secondaria, ma nel 2011 l'Aiea certificò che l'edificio distrutto era con "alta probabilità" un reattore nucleare clandestino costruito con il supporto della Corea del Nord per produrre plutonio.

Il reattore di al-Kibar prima e dopo l'attacco

Il reattore di al-Kibar prima e dopo l'attacco ((AP/DigitalGlobe))

Il mistero del "Site 99" e lo spettro della bomba sporca

I fari dell'intelligence occidentale e israeliana si sono concentrati negli ultimi anni sul cosiddetto "Site 99", un deposito strategico sospettato di custodire i residui e il yellowcake (il concentrato di uranio) sopravvissuti al raid di Al-Kibar.

Quando il regime è caduto, il timore immediato di Washington e Tel Aviv è stato il vuoto di potere: il rischio concreto che quel materiale radioattivo potesse finire nelle mani di gruppi jihadisti per confezionare una "bomba sporca". Un'emergenza da spingere Israele  a bombardare preventivamente le vie d'accesso al sito per congelarlo. La missione dell'Aiea di questa settimana ha finalmente permesso di verificare sul campo ciò che finora era visibile solo attraverso i satelliti.

Una mossa politica (con alcuni interrogativi aperti)

Per la Nuova Siria, la trasparenza atomica è un formidabile passaporto diplomatico per accreditarsi di fronte alla comunità internazionale e marcare la distanza dal passato. Tuttavia, la prudenza è d'obbligo. Trovare tonnellate di uranio grezzo o trattato non significa aver scoperto una bomba atomica pronta all'uso, e l'Aiea si è guardata bene dal sostenerlo.

I nodi da sciogliere restano complessi: qual è l'esatta natura tecnica del materiale? Da dove proviene e attraverso quali reti di contrabbando è arrivato in Siria? Ma soprattutto, ci sono altri depositi segreti della vecchia dittatura ancora nascosti? Per l'Aiea la partita siriana non si chiude oggi; al contrario, è appena iniziato il lavoro più difficile: ricostruire, mappa alla mano, la catena di montaggio del vecchio sogno nucleare di Assad.