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Soffocata da un acino d'uva alle Fiere di Jesi, morta la bambina di tre anni. I genitori doneranno gli organi


Soffocata da un acino d'uva alle Fiere di Jesi, morta la bambina di tre anni. I genitori doneranno gli organi
Soffocata da un acino d'uva alle Fiere di Jesi, morta la bambina di tre anni. I genitori doneranno gli organi

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martedì 29 settembre 2026, 20:02

JESI - Una tragedia che ha sconvolto tutti. È morta la bambina di tre anni di Jesi che da sei giorni lottava tra la vita e la morte dopo essere rimasta soffocata da un acino d’uva durante le Fiere di San Settimio. Il collegio medico dell'ospedale pediatrico Salesi di Ancona, ha accertato il decesso alle 19.45. Una tragedia che ha spento definitivamente la speranza a cui la famiglia e l’intera comunità si erano aggrappate dal drammatico pomeriggio del 23 settembre.

I genitori hanno scelto di compiere, nel momento più doloroso, un gesto di grande generosità: hanno dato il consenso alla donazione degli organi, con l'obiettivo di trasformare una perdita terribile in una possibilità di vita per altri bambini.

L’acino d’uva e quei momenti drammatici

La piccola si trovava con la famiglia nel centro di Jesi, tra le bancarelle della Fiera di San Settimio, quando un acino d’uva le aveva ostruito le vie respiratorie.

L’allarme era scattato intorno alle 18.30-19. In pochi istanti la situazione era precipitata e la bambina aveva avuto un arresto cardiaco.

I primi soccorsi erano arrivati quasi immediatamente. Un medico che si trovava casualmente nella zona aveva iniziato le manovre di rianimazione, poi erano intervenuti i volontari della Croce Rossa. Le operazioni erano proseguite anche durante il trasferimento verso l’ospedale Carlo Urbani di Jesi.

Il trasferimento al Salesi

Una volta stabilizzata, la bambina era stata trasferita ad Ancona e successivamente ricoverata nella Rianimazione pediatrica del Salesi. Il quadro clinico era apparso subito estremamente grave: sedazione farmacologica profonda, ventilazione meccanica e cure intensive, con prognosi riservata. Nei giorni successivi le condizioni erano state definite stazionarie, ma sempre gravissime. Ora, dopo sei giorni di attesa e di speranza, è arrivato il drammatico epilogo.

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