Una ragazza di 21 anni originaria di Torino ma che vive nella provincia di Foggia, Sofia Esposito, ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla premier Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio dopo che il caso di una presunta aggressione subita dall'ex fidanzato è stato archiviato per «difetto di giurisdizione». Una vicenda paradossale, perché la ragazza avrebbe subito violenza da parte dell'uomo mentre erano in crociera: ma essendo «un luogo non soggetto alla sovranità dello Stato italiano», le autorità non possono intervenire.
Il caso risale a marzo 2025: la relazione tra i due, lui dieci anni più grande, era iniziata un anno prima. Lei aveva iniziato a lavorare in un'attività imprenditoriale di proprietà della famiglia dell'uomo. «Mi ero anche allontanata dalla mia famiglia, i miei genitori e mia sorella. - racconta la 21enne - Le sceneggiate di gelosia c'erano state, anche qualche schiaffo ma poi mi chiedeva scusa», fino alla «violenza sulla nave, quando sono stata colpita con calci e pugni e mi si sono rotti anche gli occhiali durante l'aggressione».
Dopo lo sbarco, la giovane ha deciso di denunciare.
A maggio 2025 la Procura di Foggia ha chiesto l'archiviazione del fascicolo e nelle scorse settimana il Tribunale ha rigettato l'opposizione. La 21enne ha quindi deciso di scrivere ai vertici dello Stato. «A 16 mesi dalla violenza - dice - non c'è stata ancora alcuna giustizia. Mi appello alle massime autorità e alle altre ragazze, a tutte le donne rivolgo un appello. Scappate via alle prime avvisaglie. Io avevo presentato alla mia famiglia questo ragazzo come il principe azzurro e loro lo hanno accolto come un figlio».Come racconta Repubblica, Sofia non sente l'ex compagno proprio da quell'episodio e lui non le ha mai chiesto scusa: i due si trovavano sulla nave Msc Sinfonia, tra le coste della Grecia e della Turchia. E l'ultimo giorno della crociera, il 25 febbraio, l'uomo l'avrebbe picchiata prima al ristorante, poi sul ponte della nave, fino a renderla sanguinante a naso e bocca. Con la denuncia era scattato il codice rosso, ma tutto si è chiuso con un nulla di fatto. Lei sui social si sente vittima di una grande ingiustizia e posta da settimane contenuti contro il femminicidio e la violenza sulle donne. «Lui è libero come se non avesse commesso alcun reato e io ad oggi - scrive in una delle lettere - non so più a chi chiedere giustizia».
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