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South Park cambia nome dopo aver vinto l’Emmy: la nuova stagione sbeffeggia Trump


South Park non è nuovo alle provocazioni, ma stavolta Matt Stone e Trey Parker hanno superato sé stessi. I creatori della serie animata più dissacrante della televisione americana hanno annunciato che, in vista della ventinovesima stagione al via il 16 settembre, il loro show cambierà nome in South America. Non si tratta di un rebranding aziendale né di una svolta narrativa: è l’ennesima, feroce frecciata a Donald Trump e alla sua amministrazione.

L’annuncio è arrivato martedì sui social media, accompagnato da un materiale promozionale in cui la parola “America” sostituisce “Park” nel logo storico della serie. La mossa prende di mira la recente ossessione del presidente statunitense per rinominare luoghi geografici in chiave patriottica, aggiungendo ovunque possibile la parola “America“. Trump ha infatti firmato ordini esecutivi per ribattezzare il Golfo del Messico in “Gulf of America”, il Lago Ontario in “Lake America” e ha persino cominciato a chiamare lo stato del New Mexico “New America” sui social, sebbene non abbia il potere costituzionale di cambiare il nome di uno stato federale.

Nel comunicato ufficiale, Stone e Parker hanno spiegato la decisione con toni volutamente sarcastici: “Ispirati dal coraggio e dal patriottismo di Apple e Google, stiamo cambiando il nome di South Park in South America“. Il riferimento è tutt’altro che casuale. Entrambe le aziende tecnologiche hanno infatti adeguato le proprie applicazioni di mappe alle decisioni dell’amministrazione Trump, mostrando i nuovi nomi geografici agli utenti americani. Gli utenti canadesi, per dire, continuano a vedere “Lake Ontario” sulle loro schermate, in quello che è diventato un grottesco esempio di geografia a geometria variabile.

Ma la stoccata non si è fermata qui. I due autori hanno preso di mira anche la loro stessa casa madre: “Vogliamo ringraziare in modo particolare la nostra società madre Paramount – a Skydance Capitulation“, hanno aggiunto, storpiando sarcasticamente il nome del gruppo con cui Paramount si è fusa. Il gioco di parole trasforma “a Skydance Corporation” in “una capitolazione di Skydance“, riferendosi alla fusione del 2025 con la società d’intrattenimento fondata da David Ellison, miliardario e strettissimo alleato di Trump. L’operazione, approvata dall’amministrazione tra moltissime polemiche, ha creato uno dei colossi più grandi nel settore dei media americani.

Il nuovo gruppo Paramount-Skydance è ora in trattativa da mesi per acquisire Warner Bros Discovery, un’operazione da 111 miliardi di dollari che genererebbe un gigante dell’intrattenimento senza precedenti. Anche questa fusione ha ricevuto il via libera di Trump, suscitando preoccupazioni tra gli addetti ai lavori per l’eccessiva concentrazione mediatica e i rischi di censura sui contenuti critici verso il presidente. Non a caso, dodici stati americani hanno fatto causa contro il provvedimento, riuscendo a sospendere l’operazione fino al giugno 2027.

La faida tra South Park e la Casa Bianca non è certo una novità. La serie, in onda dal 1997 su Comedy Central, ha costruito la propria fama sulla satira feroce della politica e della società americana, senza risparmiare nessuno schieramento. Dalla ventisettesima stagione, però, Trump è diventato uno dei protagonisti assoluti, ritratto in situazioni sempre più grottesche. In un episodio particolarmente controverso, un personaggio parodia del presidente appariva in una relazione sessuale con Satana e veniva mostrato con genitali minuscoli, dettaglio su cui la serie ha insistito ripetutamente per ridicolizzare le insicurezze del tycoon.

La Casa Bianca non è rimasta in silenzio. Dopo la messa in onda di quella puntata, l’amministrazione ha diffuso un comunicato in cui bollava South Park come “uno show di quarta serie, vivo per miracolo, con idee prive di ispirazione, alla disperata ricerca di attenzione”. Una reazione che, prevedibilmente, non ha fatto altro che alimentare la polemica e dare ulteriore visibilità alla serie.

Pochi giorni fa, dopo aver vinto il quinto Emmy come miglior programma animato, l’account ufficiale dello show ha rilanciato la provocazione pubblicando un’immagine di Trump con i pantaloni abbassati. Il presidente aveva commentato con un sarcastico “Finalmente avete vinto un Emmy“, ignorando evidentemente che South Park ne aveva già conquistati altri quattro in precedenza, oltre a una nomination all’Oscar per il film animato del 1999.

La forza di South Park sta proprio nella sua capacità di integrare l’attualità nelle storie in tempo quasi reale. Stone e Parker scrivono e animano le puntate pochi giorni prima della messa in onda, un metodo produttivo frenetico che permette loro di commentare eventi ancora caldi. Durante la seconda presidenza Trump, questa caratteristica ha reso la serie nuovamente rilevante dopo anni in cui alcuni critici la consideravano superata.

Per ora il cambio di nome riguarda la nuova stagione in arrivo, ma non è chiaro se diventerà permanente o quando, eventualmente, la serie riprenderà la denominazione originale. Conoscendo Stone e Parker, è probabile che la decisione dipenderà dall’evoluzione della situazione politica e dalla reazione di Trump, sempre pronto a rispondere alle provocazioni sui social.