Roma, 8 settembre 2026 – Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro dell’estrema destra. Anzi, delle estreme destre. Il successo di Alternative für Deutschland alle elezioni in Sassonia ha tanti padri, ma anche tanti figli. E infatti il coro delle voci che esultano per la vittoria di AfD è fin troppo variegato, con toni, timbri e colori diversi. Ché poi è la stessa storia, giovane, di AfD ad aver attraversato più o meno tutti i meandri della politica europea di destra. A Bruxelles non si era mai arrivati a una percentuale così alta di deputati Ue appartenenti a gruppi esplicitamente di destra, pur nelle loro peculiarità e differenze: il 26%. Un quarto del totale.
Oggi AfD è capofila del gruppo più estremo presente al Parlamento europeo, “Europa delle Nazioni Sovrane“ (Esn), nato nel 2024 proprio su iniziativa del partito tedesco, espulso l’anno prima dall’allora gruppo Identità e Democrazia, perché alcuni colleghi come i lepeniani di Rassemblement National lo avevano ritenuto persino troppo estremista. La goccia che fece traboccare il vaso fu il meeting di Potsdam del 2023 nel quale fu presentato il piano per la remigrazione, oggi diventata invece parola d’ordine di molte destre.
Prima c’era dunque Identità e Democrazia, poi scioltosi prevalentemente nel gruppo dei Patrioti. Ma ci arriveremo. Intanto, tecnicamente, gli unici che si possono davvero fregiare del titolo di “sovranisti“ sono quei 27 europarlamentari che siedono nel gruppo più giovane di Bruxelles/Strasburgo, quello che usa nel logo l’immagine efficace delle radici e che si ritrova nelle sue fila anche Roberto Vannacci, altro sgradito a Marine Le Pen e Jordan Bardella. Ma che cosa vuol dire sovranisti? Innanzitutto propagare la riattribuzione di molte prerogative comunitarie agli Stati membri, poi attuare misure più forti contro l’immigrazione illegale e cancellare le norme del Green deal. E la contrarietà assoluta all’invio di armi all’Ucraina nell’ambito della guerra di aggressione russa.
Prima, comunque, stavano più o meno tutti in Identità e Democrazia. Poi nel 2024 ci pensò Viktor Orbán, altro fuoriuscito da gruppi di (centro)destra, a fondare la nuova creatura, “Patrioti per l’Europa“, che annovera oltre all’ungherese Fidesz partiti importanti come la Lega di Matteo Salvini, il RN di Le Pen, lo spagnolo Vox di quel Santiago Abascal amico di Giorgia Meloni e fino a poco tempo fa collega di partito (europeo) della stessa premier, nel gruppo dei Conservatori e Riformisti. Nel loro "Patriotic Manifesto for a European Future", manifesto patriottico per un futuro europeo, l’unica politica comunitaria legittima è quella radicata nell’esistenza delle nazioni e che preserva l’identità europea fondata sulle radici giudaico-cristiane e greco-romane. Ieri Jordan Bardella ha invitato a prendere il voto in Sassonia per quello che è, almeno secondo le destre: "L’espressione di una rabbia, una voglia di cambiamento e anche una speranza da parte di molti Paesi". Sulle armi all’Ucraina, anche i Patrioti non hanno mai fatto mistero della loro posizione: no. E anche su questo si giocherà un pezzo importante della più grossa sfida elettorale del 2027, quella francese che vede Marine Le Pen favorita.
Ma anche nell’unico gruppo di destra con importanti ruoli di governo nazionale, vale a dire i Conservatori e Riformisti (Ecr) dominati da Fratelli d’Italia, la vittoria di AfD in Sassonia è stata accolta come segno di un possibile stravolgimento degli equilibri politici tradizionali. Una differenza tuttavia c’è, e grossa: FdI e i polacchi del PiS, ad esempio, hanno mantenuto ferma la posizione pro Ucraina, scontrandosi per questo anche con i loro alleati, presenti e potenzialmente futuri. Dunque non solo “un’altra Europa è possibile“, ma forse anche un’altra destra. Tiepidamente scettica e convintamente atlantista. Di certo non come AfD. Che comunque, per la cronaca, nel 2014 ha debuttato a Bruxelles proprio nelle fila dell’Ecr.