Avviso ai naviganti: meglio tenere il passaporto a portata di mano. Perché la corrida diplomatica e politica tra Italia e Spagna nell'arena di Schengen è destinata a durare. Almeno fino a fine mese. Giorgia Meloni non vuole sentire ragioni. Considera l'aut-aut di Pedro Sanchez «un ricatto» a cui non si può cedere. E allora avanti con i controlli nei porti e negli aeroporti fino a scadenza naturale, cioè il 31 agosto (quelli imposti da Madrid scadono invece il 6 settembre). A meno che il governo spagnolo non rimpatri tutti i migranti rimasti intrappolati nell'exclave africana di Ceuta: è questa la condizione italiana per un passo indietro.
Sono solo duemila, giura la Moncloa. Macché, sono almeno diecimila, replicava ieri il sindaco della cittadina allo stremo, Juan Vivas. Stime informali sulla scrivania del governo italiano parlano di un numero a metà: circa cinquemila persone. Molti di questi migranti sospesi nel fazzoletto di terra spagnola in Marocco vengono dall'Africa subsahariana e il timore a Roma è che possano entrare nello Spazio Schengen grazie a una richiesta di asilo.
Schiarite in vista non si vedono. Anche se l'Europa prova a mediare, alza il telefono. Lo ha fatto ieri Magnus Brunner, il commissario europeo agli Interni, con le controparti italiana e spagnola, Matteo Piantedosi e Fernando Grande-Marlaska. «Entrambi hanno confermato che i controlli alle frontiere interne sono temporanei - ha confidato ieri l'austriaco - Ho sottolineato i progressi compiuti nella lotta all'immigrazione clandestina e che la fiducia tra gli Stati membri è la nostra risorsa più preziosa». Cortesie che non bastano a sbloccare lo stallo.
Del resto sono dure le parole scelte da Grande-Marlaska nella lettera inviata ieri alla Commissione europea per annunciare la chiusura di Schengen. Nella missiva l'Italia è descritta come un Paese gravato dalla «pressione migratoria registrata sulla rotta del Mediterraneo centrale» e si denunciano «difficoltà pratiche nell'applicazione dei meccanismi europei per la determinazione della responsabilità in materia di protezione internazionale». Fra le righe l'Italia è accusata di non riprendersi i migranti protagonisti dei cosiddetti movimenti secondari. Ovvero chi non ha i documenti ma dall'Italia riesce a raggiungere altri Paesi membri europei.
Dal 2022, quando una premier appena insediata accusava Macron di fare altrettanto, l'Italia ha sospeso la collaborazione sui "trasferimenti di Dublino". A ottobre la Commissione si esprimerà sul rispetto del Patto Ue sulle migrazioni ed è qui che il governo italiano dovrà valutare se tornare a cooperare. Torniamo a Ceuta. Meloni, dalla Maddalena dove ha trascorso un week end di riposo, ha ribadito la linea negli scambi con Tajani, Salvini e Piantedosi: non si arretra. I controlli vanno avanti.
Ieri una sedicesima persona è stata respinta dalla polizia italiana: niente bollo sul passaporto. E dei sedici rispediti indietro, spiegano fonti di sicurezza al Messaggero, due sono risultati segnalati dalla banca dati di Schengen (Sis: Sistema d'informazione Schengen), il database che manda un alert su individui destinatari di un mandato di arresto europeo, già rimpatriati o ritenuti pericolosi. Ed è questa la riprova, sono convinti al Viminale, che l'allerta deve restare alta.
Anche per la segnalazione da parte dell'intelligence di possibili infiltrazioni di cellule jihadiste in una possibile nuova ondata di migranti a Ceuta. I riflettori sono puntati su Ferragosto quando una nuova ondata di arrivi potrebbe verificarsi stando al tam-tam - secondo i nostri 007 non spontaneo ma organizzato da network esterni - sui social network marocchini.
Fin qui i cavilli legali e burocratici. Ma il "toreo" tra Meloni e Sanchez è tutto politico. E infatti, al netto delle trattative favorite dalla mediazione europea, dietro le quinte la destra di governo prepara una rappresaglia squisitamente politica per "Pedro". Un vero e proprio "processo" a Bruxelles.
La data è già fissata: alla plenaria del 14 settembre i gruppi di destra all'Europarlamento, dai Conservatori ai Patrioti, vogliono dedicare ore di dibattito al caso Ceuta. Fratelli d'Italia e Lega lavorano all'iniziativa e vogliono andare oltre: una risoluzione scritta per censurare e condannare le mosse del premier socialista a Madrid.
Idea quest'ultima che invece convince poco i Popolari e Forza Italia. Decisi sì a picchiare duro su Sanchez ma anche a non indebolire ulteriormente la "maggioranza Ursula" che governa in Europa. Dove popolari e socialisti convivono e collaborano. Senza troppi torei e corride.
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