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Spalluto (Passione Engadina): “Così celebriamo i marchi italiani” | FormulaPassion.it


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Quest’anno l’evento è ribattezzato “Italian Job, un omaggio alla storia dei nostri brand più iconici”. Storie, strategie e segreti di un appuntamento considerato fra i più importanti al mondo.

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Pubblicato il 13 Agosto 2026 ore 20:20

11 minuti

Quindici anni di Passione Engadina, il maxi raduno svizzero ormai diventato un appuntamento mondiale. Chi lo avrebbe mai detto? Partiti nel 2012 e oggi qui, con l’edizione numero 15 sold out e già lo sguardo puntato sul 2031. “Vero – risponde Paolo Spalluto, patron dell’evento – quindici anni, e chi lo avrebbe mai detto! Abbiamo lavorato a questo obiettivo ed è bello avere già davanti il 2031, con la speranza di festeggiare insieme i vent’anni. All’interno del giornale di quest’anno troverete anche un inserto speciale che raccoglie alcuni articoli pubblicati sull’Engadiner Post: narrano Passione Engadina e questi quindici anni da prospettive diverse, restituendo la storia, le emozioni e l’evoluzione dell’evento attraverso lo sguardo della valle”.

Grazie ai piloti, agli sponsor, ai municipi della regione, al pubblico, alle persone che portano pazienza. Passione Engadina è e vuole restare un evento di tutti e per tutti, che a fine stagione porti allegria e movimento (sperando di non disturbare troppo), ma soprattutto continui a perseguire un concetto di Bellezza che in questi tempi bui si è troppo smarrito. Contano i sorrisi, gli abbracci, lo stupore, e in generale quei sentimenti che negli anni hanno tenuto assieme le persone e non le hanno divise. Siamo un evento analogico, vogliamo restarlo. Per e con le persone. Questo è il cuore di tutto”.

L’edizione 2026 si chiama “The Italian Job” e mette al centro i marchi minori italiani. Perché questa scelta proprio al quindicesimo anno?
Perché dopo quindici anni volevamo celebrare non solo i grandi nomi, ma quell’Italia creativa, coraggiosa e visionaria che ha trasformato officine artigiane in laboratori di stile. Stanguellini, il piccolo regno che sfidò i giganti; Osca; Bizzarrini, il ribelle che lasciò Ferrari dopo la “rivolta di palazzo” del 1961 e creò meraviglie come la 5300 GT; Iso Rivolta; De Tomaso; Innocenti; Autobianchi… Nomi meno noti al grande pubblico, ma pietre miliari del design italiano.

Abbiamo un sacco di macchine carine: Stanguellini, Bizzarrini, Iso, De Tomaso, Osca, Innocenti. Vedrete cose che non vi aspettate. È un modo per dire grazie a chi ha costruito l’automobile italiana con ingegno e non solo con i grandi numeri. Le case coinvolte quest’anno sono tutte piccole, e questo mi piace: dà un’anima diversa all’evento. E i partecipanti ci hanno permesso di festeggiare davvero “The Italian Job” scegliendo proprio queste automobili meno conosciute ma ancora oggi fondamentali”.

Il programma di quest’anno è molto ricco. Partiamo dal giovedì 27 agosto…
La nuova edizione si apre con la Ladies’ Cup, la sfida dedicata alle donne, dove la guida diventa un esercizio di affiatamento e determinazione. Parte dal Kulm Country Club verso Samedan e sale fino all’Horse Shoe. Subito dopo la Next Gen Cup, quest’anno con la nuova Panda chiamata a raccogliere il testimone della versione storica. È una giornata di avvio, fatta di incontri, verifiche e primi chilometri, in cui l’atmosfera si costruisce lentamente: le auto arrivano, i partecipanti si ritrovano, il ritmo si stabilisce. Un benvenuto discreto, che prepara senza fretta ciò che verrà”.

E il venerdì, con la Julius Bär Rally?
“Il venerdì comincia dal ponte di Surlej a Silvaplana, un luogo che ci regala paesaggi unici. Da lì la carovana scende verso l’Italia, attraversando Chiavenna in una sfilata che porta le auto nel cuore del centro storico. Poi la strada cambia tono: il passo dello Spluga richiede attenzione, con tornanti stretti e impegnativi. A Madesimo il ritmo si alleggerisce: la cittadina accoglie i partecipanti con attività pensate per una pausa breve ma necessaria. Il rientro si snoda sull’Albula, con un ultimo passaggio nel centro di Samedan, un saluto collettivo prima che le auto si riparino nei garage. Best spots: Surlej alle 8:30, Chiavenna alle 9:30, Madesimo alle 10:45, Albulapass alle 15:30, Samedan alle 17:00”.

Il sabato invece è più concentrato…
“Il sabato dedica alla guida solo la mattinata. Si parte da alcune prove all’Engadin Airport di Samedan, ma la destinazione è Tirano, dove la prova di regolarità su viale Italia impone precisione e sangue freddo: un esercizio tecnico, lineare solo in apparenza. Per il rientro, la strada torna a salire verso il Bernina, con una piccola tappa a Le Prese per conoscere la motonave Sassalbo. Rientrati a St. Moritz le auto vengono esposte al Grand Hotel des Bains Kempinski fino al pomeriggio. È una giornata più breve che lascia spazio al racconto di ciascuno e all’attesa delle classifiche. L’aeroporto di Samedan resta uno dei palcoscenici più iconici: da quindici anni è la pista dove i partecipanti entrano davvero in gioco”.

Quest’anno ospiti speciali di grande spessore. Bruno Senna e Daniel Speck…
“Bruno Senna viene come ospite. La sua presenza ha un significato particolare: porta con sé una storia familiare che è al tempo stesso romanzo e storia vera. In un’intervista aperta parla del suo percorso non convenzionale – dal karting interrotto dalla scomparsa dello zio Ayrton, all’ingresso diretto nelle monoposto a vent’anni, fino alla maturità trovata nell’endurance con Rebellion e Le Mans. Parla della responsabilità di portare avanti l’eredità umana e sportiva di Ayrton, del lavoro della madre Viviane con l’Instituto Ayrton Senna, e di come vede la Formula 1 di oggi rispetto a quella di metà anni 2000. È un onore averlo con noi. Daniel Speck, invece, arriva dalla Germania con la sua Iso Rivolta protagonista del nuovo romanzo “Villa Rivolta”. È lo scrittore di “Bella Germania”, dove l’Isetta diventa metafora di rinascita. Con “Villa Rivolta” trasforma l’automobile in personaggio e racconta la saga della famiglia Rivolta tra gli anni Sessanta e Settanta, tra borghesia industriale e migrazioni interne. Sabato 29 agosto lo ascolteremo ai Julius Baer Speeches al Billionaire del Grand Hotel des Bains Kempinski, dalle 14.00, mentre racconta il suo legame con l’Italia e con quelle storie che solo le automobili sanno custodire. Due ospiti che arricchiscono il clima umano che cerchiamo di mantenere”.

Ci sono anche storie meravigliose su Stanguellini, Bizzarrini, la Principessa Abarth, Corrado Lopresto…
Sì. Stanguellini: il piccolo regno di Modena che sfidò i giganti con intelligenza, trasformando motori Fiat in strumenti affilati e creando Formula Junior che dominarono nel 1959. Bizzarrini: il ribelle che dopo la rivolta di palazzo del 1961 fondò la sua azienda e creò la 5300 GT, una delle GT più avanzate degli anni Sessanta. La Principessa Abarth: monoposto unica disegnata da Pininfarina, quasi futuristica, scomparsa per decenni e poi riemersa come leggenda.

E poi Corrado Lopresto, collezionista e ricercatore instancabile da quasi cinquant’anni, che quest’anno porta una rarissima Osca e ci regala il suo primo libro. Arturo Merzario racconta gli anni Abarth; Albert Spiess la sua De Tomaso Pantera; Ronnie Kessel, amico e sponsor dal primo giorno, parla di quindici anni al nostro fianco. Tutto questo fa di Passione Engadina non solo un raduno, ma un racconto collettivo”.

Guardando al futuro, oltre al 2031, c’è già il 2027…
“Sì. Nel 2027, sedicesima edizione, festeggiamo gli 80 anni della Ferrari: venti Rosse selezionate arrivano a Berna, dormono lì, e mercoledì mattina il Presidente della Confederazione dà il via davanti al Palazzo Federale. Poi Lucerna e il suo meraviglioso museo dei trasporti. In Engadina le ottanta Ferrari, tutte diverse. Sabato pomeriggio chiudiamo l’aeroporto di Samedan: quindicimila spettatori, quindici Formula 1 storiche, esposizione dalle 11 alle 13:30, poi esibizioni e la grande parata con le monoposto e le ottanta Ferrari allineate a tre a tre sulla pista. Il pubblico potrà rientrare e viverle da vicino. È un lavoro enorme, ma quando lo vedi realizzato capisci perché lo facciamo”.

Dopo quindici anni, qual è il segreto che ha tenuto tutto insieme?
“Non siamo i migliori. Siamo tra quelli più umani. Portiamo le cose come sono fatto io: con tantissimi difetti, ma con la volontà di voler bene alle persone. L’idea di farle felici è tutto qua. Se fai una cosa bella e ti monti la testa, sbagli. Se fai un errore e sei umano, vieni perdonato. La gente paga per venire, mancherebbe altro che non fossimo bravi. Ma ridendo e scherzando, il punto è che qui le persone contano più delle macchine. Le macchine sono lo strumento. Le persone sono il fine.

E nel 2031 passerò la mano. Ho settant’anni. Spero che mio figlio Francesco prosegua. Non è ancora detto, ma lo speriamo. L’importante è che resti l’anima: analogica, fatta di sorrisi, abbracci e stupore. Per e con le persone. Sono loro che, anno dopo anno, continuano a riempire l’Engadina di passione vera. Senza di loro non saremmo arrivati a questi quindici anni. E senza di loro non arriveremo ai vent’anni. Buona Passione a tutti”.