Il team Legale, con una lunga nota, affronta gli strumenti giuridici che potrebbero permettere alla comunità di rientrare nell’immobile. Perché continuano a chiedere l’acquisto da parte del Comune. E perché quella che si sta giocando è una partita più grande: «È un pezzo di una battaglia molto più grande contro il potere che i grandi fondi immobiliari hanno conquistato sulle nostre città: il potere di decidere dove possiamo vivere, chi può restare nei quartieri e quali spazi devono essere sacrificati alla rendita»
«Vogliamo che Roma Capitale acquisti l’immobile perché, tra gli strumenti concretamente disponibili, è quello che può consentirci di raggiungere questo risultato in tempi compatibili con la vita delle persone e, nel contempo, di rendere definitivamente il palazzo di Santa Croce un bene restituito alla città». Dopo aver passato anche Ferragosto in strada, tra il caldo opprimente di Roma, e la solidarietà che non si arresta, e mentre continuano le procedure per le assegnazioni degli alloggi temporanei (al 17 agosto erano 245 le persone ricollocate, quattro in più rispetto al 16 agosto), gli attivisti di Spin Time pubblicano una nota del loro team legale. Per spiegare quali sarebbero le tre strade percorribili per poter rientrare nell’immobile e perché continuano a perseguire la strada dell’acquisizione pubblica.


Si parte da una premessa: dopo l’incendio della notte tra il 29 e il 30 luglio, l’immobile è stato sottoposto a un doppio sequestro. «Il primo è un sequestro preventivo, disposto nel 2020 nell’ambito del procedimento per il reato di invasione. Il secondo è un sequestro probatorio, disposto pochi giorni fa nell’ambito dell’indagine per incendio colposo a carico di ignoti». Questo significa che «il palazzo è sottoposto al vincolo dell’autorità giudiziaria. Roma Capitale non può quindi disporne materialmente, autorizzare il rientro o utilizzarlo come se quei provvedimenti non esistessero». Ma può comunque avviare le procedure per l’acquisizione pubblica.


La requisizione, – che si giustifica «perché serve a fronteggiare una necessità attuale e urgente» – spiegano gli avvocati, non è una via percorribile. In primo luogo perché si tratta di uno strumento straordinario che spetta alla Prefettura, «mentre il Sindaco può esercitarlo soltanto in via sussidiaria». Inoltre, il doppio sequestro, non può essere superato da un provvedimento amministrativo. Ma c’è un altro elemento decisivo: «L’immobile non può essere immediatamente utilizzato per dare risposta a quell’emergenza. Dopo l’incendio sono, infatti, necessari interventi di messa in sicurezza che richiedono circa due mesi prima di poter consentire il rientro delle persone».
L’esproprio ordinario, continuano a spiegare gli avvocati, non è una misura temporanea ed emergenziale. E permetterebbe di «acquisire definitivamente la proprietà di un bene privato per realizzare una finalità di interesse pubblico, corrispondendo al proprietario un’indennità».
Proprio per questo potrebbe essere uno strumento adatto per raggiungere l’obiettivo degli attivisti: «Far tornare Santa Croce in mano pubblica». Ma non basta un’ordinanza per farlo scattare e «non produce i suoi effetti in pochi mesi». Anzi, si tratta di una procedura complessa e potrebbero anche passare anni per portarla a compimento. E non è che questo che vogliono gli attivisti che, da sempre, chiedono che sia garantita la continuità scolastica per tutti i bambini. E che ribadiscono: «Stiamo cercando la strada che permetta davvero di riportare Spin Time a Santa Croce prima che il tempo faccia quello che lo sgombero non è ancora riuscito a fare: disperdere definitivamente la sua comunità». Due o tre anni sottolineano, non sono un tempo neutro per una famiglia con dei bambini, e sono un tempo enorme «per tutte le attività sociali, culturali e mutualistiche che hanno fatto di Spin Time qualcosa di molto diverso da un semplice condominio».


Esiste, scrivono sempre gli avvocati, anche una «forma accelerata di esproprio: l’occupazione d’urgenza preordinata all'espropriazione». Che potrebbe consentire al Comune di entrare in possesso dell’immobile «prima che il procedimento espropriativo si concluda, in presenza di “carattere di particolare urgenza”». Ma anche questo richiede delle procedure lunghissime, spiegate nel dettaglio dal team legale nella nota. E, soprattutto, non può essere messo in atto finché il sequestro penale è in vigore. Secondo gli avvocati non è, però, uno strumento da accantonare totalmente.
«Chiediamo al Comune di avviare fin d’ora gli atti prodromici alla dichiarazione di pubblica utilità», scrivono, «l’approvazione di un progetto di recupero e di destinazione a edilizia residenziale pubblica dell'immobile di Santa Croce, con i relativi atti urbanistici». Questo per aver già compiuto tutte le procedure che consentirebbero di attuare l’esproprio in caso Investire sgr, fondo proprietario dell’immobile, dovesse rifiutare la vendita.
Per tutti questi motivi l’acquisto dell’immobile resta la strada più veloce da percorrere. Ma, sottolineano, che non stanno chiedendo al Comune «di limitarsi a formulare un’offerta e aspettare che Investire decida se accettarla. L’acquisto di Santa Croce deve diventare un obiettivo politico della città». Non solo. Chiedono anche che Roma Capitale esegua anche i «i lavori necessari perché gli abitanti possano rientrare: questa volta in alloggi ERP».
Sarebbe questa l’unica soluzione che permetta alla comunità di non disperdersi, agli abitanti di restare inseriti nel proprio tessuto sociale. E di salvare il progetto politico di Spin Time, che non è soltanto una casa: «È stato un luogo nel quale la risposta al bisogno abitativo ha convissuto con cultura, mutualismo, socialità, servizi, partecipazione politica, attività per il quartiere». Per questo, sottolineano, continuare a chiedere l’acquisto non significa fare sconti al fondo.


«Ma Santa Croce non riguarda soltanto Spin Time», continuano. «È un pezzo di una battaglia molto più grande contro il potere che i grandi fondi immobiliari hanno conquistato sulle nostre città: il potere di decidere dove possiamo vivere, chi può restare nei quartieri e quali spazi devono essere sacrificati alla rendita». Riprendersi il quel palazzo vuol dire combattere per rovesciare i rapporti di forza: «togliere ai grandi fondi immobiliari il potere di decidere il futuro delle nostre città e restituirlo a chi quelle città le abita. Santa Croce deve essere solo il primo pezzo di città strappato alla rendita e restituito alla collettività».
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