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Stangata di settembre in Puglia: rincari su benzina, bollette e spesa


Stangata di settembre sui consumatori pugliesi. Un ritorno dalle vacanze molto pesante, un salasso per tasse e portafogli per centinaia di euro: questo si preannuncia all’orizzonte. Rincari dovuti in particolare alle incertezze internazionali, alla guerra in Ucraina e alle tensioni tra Usa e Iran sullo Stretto di Hormuz e al conseguente aumento del prezzo del petrolio, che scarica a sua volta i suoi effetti sulle bollette di energia elettrica e gas, sui carburanti e sulle merci.

In particolare, secondo una serie di studi e proiezioni, qualora i listini al dettaglio di benzina e gasolio dovessero rimanere sui livelli attuali, senza ulteriori aumenti, la maggiore spesa, solo a titolo di rifornimenti ai distributori, nel trimestre compreso tra il primo settembre e il 30 novembre sarebbe di 145 euro rispetto allo stesso periodo del 2025 in caso di auto alimentata a gasolio e di 93 euro per una vettura a benzina.

In questo periodo dell’anno, poi, ad appesantire i bilanci familiari saranno le spese scolastiche. L’acquisto di corredo e libri potrebbe infatti raggiungere i 1.300 euro a studente: al momento si registrano aumenti dell’1,8% per i libri di testo e tra il 2% e il 4% per il materiale scolastico, pari a un incremento di spesa di almeno 32 euro a famiglia rispetto allo scorso anno.

I consumatori

«I consumatori pugliesi faranno i conti con rincari molto pesanti – sottolinea Giulia Procino, presidente di Adoc Puglia – dovuti in particolare all’aumento del prezzo del petrolio, che genera poi quelli delle bollette di luce e gas. A seguito dell’invasione russa in Ucraina, i costi energetici italiani hanno subito rialzi che non sono mai rientrati del tutto e oggi sono i più alti d’Europa, ma rincari ulteriori potrebbero raggiungere il +40% medio nei prossimi mesi e il costo maggiore complessivo per alcune famiglie potrebbe toccare i 500 euro».

Procino continua: «In una regione come la Puglia, che presenta tanta fragilità economica, sono proprio le famiglie più in difficoltà a subire i disagi maggiori, anche a causa del correre del prezzo dei carburanti e delle merci allo scaffale, le quali viaggiano in larga misura su gomma. Parliamo di beni di prima necessità, quelli cui i consumatori non possono rinunciare».

Da Adoc Puglia arrivano i consigli per una spesa attenta al risparmio: «In attesa che il governo intervenga in maniera strutturale sui costi energetici, sarebbe opportuno fare i controlli del caso, a partire dal rifornimento, e, per quanto riguarda i beni di consumo – conclude Procino – preferire quelli in offerta, evitando gli sprechi. Per gli acquisti alimentari, infine, preferire il “km 0”, che assicura più qualità a prezzi calmierati».

Il carrello

Intanto, per misurare l’impatto dei rincari alimentari sulla spesa delle famiglie italiane negli ultimi anni, Il Sole 24 Ore ha svolto una simulazione su un carrello dal valore di 100 euro a luglio 2021, indicativo della spesa settimanale di una coppia con un figlio. Lo stesso paniere di 31 prodotti è stato poi rivalutato usando i prezzi aggiornati a luglio 2026. Il risultato è che in cinque anni, per comprare la stessa quantità di cibo, una famiglia-tipo oggi spende il 29,5% in più. Dopo il caffè (+51% dal 2021), i rincari maggiori sono stati quelli dei prodotti agricoli, molti dei quali rappresentano l’eccellenza dell’agricoltura pugliese. L’olio extravergine di oliva segna un +47%: un litro oggi costa 6,97 euro, mentre nel 2021 il prezzo era di 4,73 euro. Molto colpito il reparto della verdura, con un +39% complessivo. Gli aumenti più importanti riguardano le zucchine, il cui prezzo è aumentato del 51%, come il caffè, i pomodori (+45%) e le patate (+44%). Gli aumenti sono stati consistenti anche sul banco della carne. Negli ultimi anni è aumentato il consumo di pollame, rincarato però del 34%. Aumentati anche pane (+28%), passata di pomodoro (+26%), pasta (+24%) e latte (+21%).

«I prezzi allo scaffale aumentano senza sosta – le parole di Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia – così come ad aumentare sono i costi di produzione delle aziende agricole, a partire dal gasolio agricolo, che è quasi raddoppiato nel volgere di un anno, e dalle spese energetiche. Spese maggiorate anche per antiparassitari e anticrittogamici, mentre si assiste a un calo costante delle quotazioni dei prodotti. Negli ultimi sei mesi, l’olio extravergine d’oliva ha perso il 30% del valore, così come corrono al ribasso le filiere dell’ortofrutta, e il grano è stato venduto al prezzo di 40 anni fa».

Cavallo continua: «Viviamo una delle annate peggiori dell’agricoltura. Se c’è tanta differenza di prezzo tra il prodotto sul campo e quello sugli scaffali, è di tutta evidenza che chi sta in mezzo alla filiera in molti casi riesce ad avere profitti molto importanti. Se il grano ha perso il 60% del valore negli ultimi anni, il costo della pasta continua a crescere. Occorrono più controlli sui vari passaggi e sulla qualità dei prodotti. A queste condizioni, spesso conviene lasciare marcire il prodotto. Questo sta succedendo, ad esempio, in queste settimane con l’uva da tavola, che non trova sbocchi favorevoli sul mercato. E allora – chiude Cavallo – sono necessari aiuti concreti da parte del governo anche nei prossimi mesi e si devono favorire gli acquisti a “km 0”».