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Su Tinder si presentava come Queen o Melissa, adescava le vittime poi si appartava con loro e le derubava


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A una di esse, la 21enne avrebbe anche tentato di estorcere denaro in cambio della restituzione di una catenina d’oro precedentemente sottratta. Arriva la condanna per una giovane: due anni e quattro mesi

Le indagini sono state condotte dai carabinieri (foto di repertorio)

Le indagini sono state condotte dai carabinieri (foto di repertorio)

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Ferrara, 23 settembre 2026 – ‘Agganciava’ le future vittime in rete, fissava un appuntamento e infine, appartatasi con loro lontano da occhi indiscreti, le derubava. È la tecnica con la quale, secondo la ricostruzione degli inquirenti, una 21enne di origine romena avrebbe derubato tre persone nell’arco di poco tempo. A una di esse, sempre seguendo l’impianto accusatorio, la giovane avrebbe anche tentato di estorcere denaro in cambio della restituzione di una catenina d’oro precedentemente sottratta. Per quei fatti, la ragazza è stata processata in rito abbreviato e, ieri mattina, condannata a due anni e quattro mesi di reclusione.

Il procedimento concluso nelle scorse ore è l’esito di un’attività investigativa condotta dai carabinieri a seguito delle denunce formalizzate dalle vittime. I fatti al centro della vicenda giudiziaria si sarebbero verificati nel corso del 2023. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la ragazza avrebbe adescato tre diversi uomini attraverso una chat di Telegram o sull’applicazione di incontri Tinder. In rete si presentava con i nomignoli di Queen o Melissa. Una volta raggiunto l’accordo per vedersi, la giovane fissava un appuntamento con i vari interlocutori. In due casi gli incontri sarebbero avvenuti a casa delle stesse vittime, in città. Il terzo appuntamento sarebbe invece avvenuto a bordo di una macchina.

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Le indagini sono state condotte dai carabinieri (foto di repertorio)

Trovatasi a tu per tu con i malcapitati, la ragazza sarebbe quindi entrata in azione. Approfittando di un abbraccio, gli avrebbe sfilato catenine d’oro o altri preziosi senza che questi se ne accorgessero. In un caso, come anticipato, l’imputata avrebbe poi chiesto mille euro a uno degli uomini per la restituzione dell’oggetto rubato. A seguito delle denunce formalizzate dai protagonisti, le tre vicende sono finite al centro di un’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Ombretta Volta. I reati ipotizzati erano furto e, in relazione all’ultimo episodio, tentata estorsione.

Terminate le indagini condotte dagli investigatori dell’Arma, il caso è approdato in tribunale. Davanti al giudice dell’udienza preliminare Sandra Lepore, l’imputata ha scelto di essere giudicata con il rito abbreviato. In sede di discussione, la procura aveva chiesto la condanna della giovane. Ascoltate le parti, il giudice Sandra Lepore ha concluso emettendo una sentenza di condanna.

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