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Casa del Balilla sul liceo Buratti di Viterbo: polemiche e sit-in | Il Fatto Quotidiano.it


Sulla facciata del liceo intitolato a un partigiano riaffiora la scritta “Casa del Balilla”: polemiche e sit-in nel Viterbese

A settembre, gli studenti di un liceo intitolato alla memoria di un partigiano potrebbero fare lezione sotto la scritta “Casa del Balilla”. Accade al liceo classico Mariano Buratti di Viterbo, dove sono in corso i lavori di restauro: la scritta, appena visibile attraverso i teli di copertura, ha suscitato molte polemiche: studenti, docenti e diverse associazioni si sono ritrovate per un sit-in di protesta. “Abbiamo chiesto di attenuare il colore della scritta e di installare un pannello che contestualizzi sia la figura di Buratti sia la storia dell’edificio” spiega Manuel Mechelli, capo ufficio di gabinetto alla Provincia di Viterbo, a ilFattoQuotidiano.it.

La questione è emersa da un articolo su Tusciaweb, quotidiano online molto seguito nella provincia di Viterbo. I lavori di manutenzione straordinaria dell’istituto non sono ancora terminati e la nuova facciata non è ancora stata mostrata, ma i teloni che coprono la facciata dell’edificio, mossi dal vento, hanno lasciato intravedere alcune lettere di una scritta dipinta sulla facciata curva, sopra le finestre. Quando i teli di copertura sono poi stati riposizionati per celare interamente la scritta, il caso ormai era montato.

Da Opera Balilla a liceo classico: la storia dell’edificio

I lavori sono stati commissionati dalla provincia di Viterbo, proprietaria dell’edificio, grazie ai fondi europei, e monitorati dalla Soprintendenza. “La Soprintendenza interviene con l’articolo 21 del Decreto Legislativo sulla tutela dei beni culturali – precisa il capo di gabinetto – In sostanza, quando rilascia l’autorizzazione iniziale, fornisce delle prescrizioni, che in questo caso riguardavano il materiale da utilizzare per l’intonaco, oltre alla nomina di un restauratore presente nel loro archivio, che va sempre coinvolto quando si tratta di un bene sottoposto a vincolo storico e architettonico”.

L’edificio che oggi ospita il liceo classico viterbese, in via Tommaso Carletti, fu costruito tra il 1930 e il 1931 su iniziativa dell’Opera Balilla. Dal 1937 è stato utilizzato come sede della Gioventù italiana del littorio. Nel 1952, ricorda il sito dell’istituto scolastico, il palazzo di Via Carletti è stato scelto come sede del liceo classico, che in precedenza aveva cambiato vari indirizzi. Una vittoria, non solo simbolica, dell’antifascismo nei luoghi che erano appartenuti al regime.

La dicitura “Casa del Balilla”, quindi, c’era sempre stata, o è stata apposta ex novo? Secondo Margherita Eichberg, Soprintendente dell’archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, non è stata ricreata ma rinvenuta durante i lavori di manutenzione straordinaria. “Il restauratore e la Soprintendenza ci hanno comunicato che la scritta c’era – dichiara Mechelli – In passato l’avevano ricoperta, ma è riaffiorata comunque, avendo una consistenza e una porosità diverse rispetto al resto. Si intravedeva la parola Balilla ma non era chiaro cosa ci fosse scritto subito prima”.

In una nota inviata a ilfattoquotidiano.it, la Soprintendenza spiega: “Le verifiche eseguite direttamente in cantiere, insieme alle valutazioni formulate dal restauratore incaricato e condivise dai professionisti coinvolti in sede di sopralluogo, hanno chiaramente identificato l’iscrizione Casa del Balilla”.

La discrepanza con le foto d’epoca

Alcuni professori dell’associazione Istoreco – Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Viterbo e della Tuscia – hanno però mostrato che al momento dell’inaugurazione dell’edificio non era presente l’iscrizione “Casa del Balilla”. L’intestazione pubblicamente visibile, secondo le fonti fotografiche, era “Opera Balilla”. Le foto d’epoca permettono di ricostruire la storia dell’edificio e i nomi che gli sono stati attribuiti: nel 1937 appare la scritta “Gioventù italiana del littorio”. Nel 1941, poi, viene aggiunta la sigla P.N.F. e l’indicazione dell’anno sedicesimo dell’era fascista “A.XVI”. Secondo le foto presentate dallo storico Mauro Galeotti e pubblicate da ViterboToday, negli archivi non c’è traccia della dicitura finita al centro della polemica.

Una discrepanza importante, che Mechelli chiarisce così: “È un problema che si è posta anche l’amministrazione provinciale. Visto l’impatto, ci siamo interrogati e abbiamo chiesto chiarimenti al restauratore, ai nostri tecnici interni e alla Soprintendenza sul perché abbiano trovato ‘Casa del Balilla’, mentre nelle foto c’era scritto altro. Ci hanno spiegato che quando c’è un rinvenimento, la materia in sé costituisce già una prova storica e materiale della sua esistenza” aggiungendo che “il restauratore ci fornirà le fotografie se necessario”. IlFattoQuotidiano.it ha provato a contattare telefonicamente la Soprintendenza, ed è in attesa di ricevere una risposta.

Il professore partigiano fucilato dal nazifascismo

Ma il vero nodo della vicenda non è filologico, ma politico e culturale. Dal 1964, infatti, il liceo classico della città è intitolato a Mariano Buratti, un professore di Bassano Romano che ha insegnato nella scuola tra il 1940 e il 1943, per poi entrare nella resistenza partigiana. Buratti è stato imprigionato, torturato e fucilato a Forte Bravetta dai nazifascisti nel 1944. La storia non si è fermata al 1937 né al 1941, ma è andata avanti: probabilmente nessuno, a Viterbo, ricorda di aver mai visto la scritta, per decenni nascosta sotto la pittura. Le persone più anziane si ricordano di quando l’edificio veniva chiamato “ex Gil” ma per tutti, ex studenti e non, era “il Mariano Buratti”. Ogni anno, in occasione del 25 aprile, la memoria del professore partigiano e di tutte le vittime del nazifascismo viene onorata in forma ufficiale con una commemorazione.

Una cosa però è il liceo, sottolinea Mechelli, un’altra il palazzo che lo ospita: “L’edificio non ha titolo, è semplicemente un edificio storico. Il liceo classico di Viterbo, indipendentemente dalla sede, è intitolato a Mariano Buratti ed è ospitato all’interno del palazzo di via Tommaso Carletti. Ma se a un certo punto, ipoteticamente, dovesse cambiare sede, resterebbe comunque il Buratti”. La presenza della scritta viene comunque percepita da parte della comunità come un salto indietro, oltre che un tradimento della memoria di Buratti. Anche se fosse sempre stata parte dell’edificio, era davvero opportuno riportarla alla luce? La domanda ha aperto un dibattito tra chi crede che la storia non vada cancellata, e chi la trova offensiva e incompatibile con la missione educativa del liceo.

La soluzione di compromesso: attenuare il colore

Dopo le pesanti critiche, si è deciso di attenuare il rosso scuro delle lettere. O, per usare le parole del presidente della provincia Alessandro Romoli, una “detonalizzazione”. Mechelli sottolinea che quel rosso era “solo la prima prova colore” e che di solito “se ne fanno quattro o cinque” prima di arrivare a quella definitiva. “Una delle richieste avanzate dal Presidente al restautore, e quindi alla Soprintendenza, è quella di attenuare il colore. Comunque, il restauratore ci ha spiegato che l’opera non è ancora finita e il cantiere è tuttora aperto”. La provincia al momento non sta valutando altre soluzioni: “Da parte dell’amministrazione provinciale è quasi impossibile, per il semplice fatto che qualsiasi azione compiuta su una scritta storica tutelata e vincolata costituisce reato”. In più, si valutano pannelli esplicativi che raccontino la storia dell’edificio e il sacrificio di Mariano Buratti: “Avevamo già in mente da tempo di posizionare sotto una targa storico-turistica per contestualizzare l’edificio, rispettando la decisione della Soprintendenza sul restauro e, allo stesso tempo, spiegare la storia del luogo a chi passa e a chi frequenta il liceo”.

Il sit-in di protesta con il nipote di Mariano Buratti

Studenti e professori del liceo, però, sono in larga parte di tutt’altro avviso. Il 25 luglio, durante un sit-in di protesta organizzato dall’Anpi, quasi 200 persone si sono riunite sotto i cancelli dell’edificio. Hanno partecipato studenti, docenti, associazioni come Arci Viterbo e Rete degli studenti medi (il sindacato studentesco della provincia) oltre a esponenti politici dei 5stelle, del Pd, e cittadini contrari alla presenza della scritta. Era presente anche il nipote di Mariano Buratti, Paolo Bianchini, che ha minacciato di restare incatenato ai cancelli fino alla rimozione. Enrico Mezzetti, presidente dell’Anpi Viterbo, ha definito la dicitura “intollerabile” e ha parlato di “scelta ideologica” e di “segno dei tempi”. Alcuni hanno chiesto le dimissioni della Soprintendente, che in un’intervista al Corriere di Viterbo ha risposto ai docenti invitandoli a “studiarsi la storia”. Peppe De Cristofaro, capogruppo al senato di Sinistra italiana-Avs, ha dichiarato di voler chiedere un’interrogazione parlamentare per chiarire le ragioni della vicenda.

I lavori di ristrutturazione del liceo – che non riguardano solo la facciata, ma interessano l’adeguamento sismico, i lavori di termoidraulica e altri aspetti – dovrebbero concludersi entro fine agosto, in vista della riapertura della scuola a settembre. Se la scritta non verrà rimossa, gli studenti e i docenti potrebbero continuare la protesta. “Veder comparire la scritta ‘Casa del Balilla’ sulla scuola intitolata al partigiano Mariano Buratti colpisce la sensibilità di molti, incluso il Presidente – conclude Mechelli – Allo stesso tempo, però, occorre bilanciare il rispetto della legge e la tutela del patrimonio garantita dagli enti competenti”.

Le foto dell’articolo sono una gentile concessione di Rete degli Studenti Medi Viterbo.