La mossa del colosso energetico attenua i dissidi della maggioranza sugli extraprofitti. Ma in vista della manovra, la Lega alza la posta in gioco
Mette d’accordo tutto il centrodestra (e pure una parte delle opposizioni) il price cap annunciato da Eni sulla benzina e il diesel. Dopo il pressing di Palazzo Chigi, il colosso dell’energia ha fissato a 2,19 euro al litro il prezzo del gasolio e a 1,99 euro quello della benzina a partire da lunedì 28 settembre e per i prossimi 30 giorni. Una misura che fa tirare un sospiro di sollievo al governo di Giorgia Meloni, se non altro perché sopperisce alla mancata proroga degli sconti sulle accise. E in attesa di capire se anche gli altri operatori del settore seguiranno la mossa di Eni, fissando a loro volta un prezzo massimo alla pompa, tra gli alleati di governo parte la gara a intestarsi la vittoria politica.
«Una decisione lodevole che è il frutto della politica di Forza Italia», rivendica il vicepremier Antonio Tajani. Secondo il titolare della Farnesina, «se avessimo dato retta alle sirene della sinistra», ma anche del «centrodestra, sarebbe entrato qualche soldo ma, tassando le imprese, avremmo spaventato i mercati». Il riferimento, seppur velato, è alla Lega di Matteo Salvini, che da tempo chiedeva una tassa sugli extraprofitti dei petrolieri. «Questa opera di coinvolgimento è stata perseguita da FI, la decisione dell’Eni la considero una vittoria politica di FI», insiste Tajani, secondo cui «la collaborazione tra Stato e imprese è fondamentale e la scelta di Descalzi va in questa direzione: non si spaventano i mercati e si ottengono risultati migliori di quelli che si sarebbero ottenuti magari con una tassa sugli extraprofitti».
Eppure, la mossa di Eni non spazza via del tutto i dissidi interni alla maggioranza di governo. A confermarlo è una nota diffusa in giornata dalla Lega, che promuove il contributo volontario di Eni «per aiutare gli italiani», ma alza la posta in palio in vista della manovra economica. «Ora, in legge di bilancio, ci aspettiamo un contributo ancora più rilevante dalle grandi banche: Eni ha chiuso il 2025 con quasi 5 miliardi di utile netto, mentre gli utili delle banche italiane nel 2026 sono attesi intorno ai 50 miliardi. Ci aspettiamo pertanto un contributo molto importante. A sostegno di famiglie, lavoratori, imprese», si legge nella nota del Carroccio.
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Foto copertina: ANSA/Fabio Frustaci | I due vicepremier, Antonio Tajani (in piedi) e Matteo Salvini (seduto)