I primi risultati dell'autopsia sul corpo di Tania Terrin confermano quanto già emerso dal primo esame medico-legale: la donna è morta strangolata. A eseguire l'esame, su incarico della procura di Venezia, è stato il professor Claudio Terranova dell'Università di Padova, che ha riscontrato la rottura dell'osso ioide del collo, compatibile con la dinamica ipotizzata.
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Sul collo della 39enne, uccisa a Ferragosto nella sua abitazione di Camponogara, nel Veneziano, sono stati trovati anche alcuni segni ed escoriazioni. Il medico legale avrà 30 giorni di tempo per depositare la relazione definitiva, ma al momento lo strangolamento risulta essere la causa del decesso. Dell'omicidio sarebbe responsabile l'ex fidanzato della donna, Dino Keber, che si sarebbe poi tolto la vita impiccandosi nella propria abitazione a Dolo, sempre in provincia di Venezia.
Sul caso è intervenuta anche la consigliera veneta del Pd Monica Sambo, che in un post pubblicato sui social insieme alle colleghe Chiara Luisetto e Anna Maria Bigon aveva scritto: «Ci troviamo di fronte all'ennesima, straziante sconfitta per l'intera società e per le istituzioni», ricordando che «Tania aveva fatto esattamente ciò che chiediamo sempre alle donne di fare. Aveva trovato il coraggio di denunciare le violenze, tanto che già ad aprile, dopo un tentato strangolamento, erano scattati i provvedimenti di allontanamento.
Eppure, la denuncia e l'ammonimento non sono bastati a salvarle la vita».Sotto quel post, però, la consigliera ha ricevuto un commento di minaccia rivolto a lei e alle due colleghe ritratte nella foto: «Fatevi una risata che vi resta poco da vivere». Sambo ha condannato duramente l'accaduto in una nota: «Per tutte le donne che ogni giorno subiscono violenza, minacce o intimidazioni, sentiamo il dovere di non lasciare correre e di dare un segnale forte e concreto, denunciando quanto accaduto». E ancora: «Di fronte a una tragedia così profonda, il primo pensiero deve andare alla vittima, alla sua vita spezzata e al dolore di chi le voleva bene. È inaccettabile che un femminicidio possa essere anche solo minimizzato o accompagnato da parole di odio e di violenza. In momenti come questo servono rispetto, sensibilità e responsabilità».
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