«Per creare gli anticorpi nei confronti della criminalità occorre che tutta la cittadinanza sia consapevole del principio di legalità, che le regole ci sono e vanno rispettate, e che qualsiasi scelta deve avere quale fine primario quello della non lesione dei diritti altrui. Dal suo canto, poi, anche la politica deve rispettare le proprie regole». Sono le prime parole dopo l’intimidazione subita il 26 agosto scorso (almeno 7 colpi di pistola contro l’ingresso del condominio dove viva e la sua abitazione) di Giuseppe Tanzarella, ex vicesindaco di Ostuni, in provincia di Brindisi.
«Ci sono sicuramente un pò di scoramento e di disagio, dovuto alla sensazione che prova la mia famiglia, quella di essere da anni oggetto di queste attenzioni meschine e vili. Tale sensazione è aggravata dall'immagine di sostanziale impotenza che negli ultimi anni gli organi preposti dallo Stato alla ricerca dei colpevoli hanno dimostrato, di fatto facendo sorgere spontaneo più di qualche dubbio sul reale impegno profuso. Vorrei intanto ringraziare tutti coloro i quali in questi tre giorni, istituzioni e privati cittadini non hanno mancato di farmi sentire la propria vicinanza».
«Non so chi possano essere gli autori di questo gesto. Posso dire, però, di non avere idea della matrice di questo gesto così violento. Nella mia vita professionale non ritengo di curare questioni che possano generare in tensioni tali da scaturire eventi del genere. In politica mi sono contraddistinto per la mia forte opposizione ad alcune scelte dell’amministrazione non mancando di esprimermi senza infingimenti sulle note questioni che hanno determinato la spaccatura del centrosinistra e il mio licenziamento dal ruolo di assessore e vicesindaco. Ma non ho elementi per ricondurre tali episodi ad una matrice precisa».
«Non sono in condizione di poterlo dire. Bisognerebbe chiederlo alle autorità investigative. Anzi, sarebbe ora che ce lo facessero sapere».
«Forse la mia presa di posizione in occasione della ferma critica proveniente dal vescovo è stata una delle mia più morbide esternazioni. Vero è invece, che la mia azione politica nei confronti dell'ex amministrazione, e in particolare delle due vicende di Mogale e Ladisa, è da tempo fortemente orientata a stigmatizzare l'eccessiva attenzione nei confronti degli interessi privati a discapito di quelli di tutta la cittadinanza. Quindi ciò che ha fatto notare il vescovo lo vado dicendo da tempo. Ed è la ragione per la quale sono stato cacciato dall'ex sindaco Pomes senza nemmeno una spiegazione. Ma il tempo sta facendo emergere la verità. Il procedimento di Mogale è praticamente ripartito da zero, l'aggiudicazione a Ladisa è stata annullata. Insomma, più evidente di così»
«Per creare gli anticorpi nei confronti della criminalità occorre che tutta la cittadinanza sia consapevole del principio di legalità, che le regole ci sono e vanno rispettate, e che qualsiasi scelta deve avere quale fine primario quello della non lesione dei diritti altrui. Dal suo canto, poi, anche la politica deve rispettare le sue regole, in ossequio a un principio etico di rispetto dell'avversario e di correttezza nei rapporti tra le varie forze in campo, evitando la delegittimazione gratuita e mostrando compattezza difronte agli ambienti malsani. A Ostuni non mi pare che ciò sia avvenuto. E non certo grazie al sottoscritto. Non dimentichiamo di come l'ex sindaco Pomes abbia agito, cercando di emarginare tutto il mio gruppo, e in particolare il sottoscritto e mio padre, che eravamo già vulnerabili a causa delle attenzioni che da tempo riceviamo da parte della criminalità. Lui lo sapeva e invece di tutelarci ha provato a distruggerci provando a far passare nell'opinione pubblica il concetto che noi fossimo responsabili non si sa di cosa. È evidente che questo è il contrario di ciò che la politica dovrebbe fare per dimostrare unità di intenti e creare gli anticorpi nei confronti della criminalità».
«La prossima campagna elettorale dovrà essere finalizzata a restituire alla politica e all'amministrazione la propria funzione. Quella, in primo luogo, di tutelare gli interessi di tutti i cittadini, che non possono essere posposti a quelli di pochi privati. Sono convinto che la prossima amministrazione debba essere in grado di raddrizzare, passatemi il termine, una situazione che, probabilmente, sta degenerando. A Ostuni non si può parlare di comunità fatta di persone per bene se ogni due o tre mesi accadono episodi come questo. Sono slogan vuoti e che invece di affrontare i problemi mirano a mettere la polvere sotto il tappeto. Evidentemente ci sono dei problemi. Una città e una comunità sane si occupano dei loro cittadini, partendo da quelli che sono indietro, dalle scuole, dalla sanità, dalla sicurezza, e di pari passo programmano uno sviluppo che sia con essi compatibile. Altrimenti ci si trova dinanzi ad un “liberi tutti” che non fa che generare caos e disordine, dei quali a pagarne le conseguenze siamo noi tutti, e, in particolare, chi ha meno risorse e strumenti».