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Targhe polacche a Napoli e in Italia, Polonia chiede risarcimento


Il PBUK, l’organismo che rappresenta il sistema assicurativo polacco nei sinistri internazionali, avrebbe avviato circa 500 azioni di rivalsa per recuperare le somme pagate dopo incidenti causati in Italia da veicoli con targa polacca privi di copertura assicurativa. Un fenomeno concentrato soprattutto nell’area di Napoli, dove negli ultimi anni è cresciuto rapidamente il numero di auto e scooter immatricolati in Polonia

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Il fenomeno delle targhe polacche utilizzate stabilmente in Italia entra in una nuova fase. Secondo le ricostruzioni pubblicate negli ultimi giorni, il Polskie Biuro Ubezpieczycieli Komunikacyjnych, l’organismo che rappresenta il sistema assicurativo polacco nei sinistri internazionali, avrebbe avviato circa 500 azioni di rivalsa per recuperare complessivamente 80 milioni di euro. I procedimenti riguardano incidenti provocati da veicoli immatricolati in Polonia ma utilizzati in Italia e risultati privi di una copertura Rc valida. Nel 2025 le nuove richieste relative a mezzi privi di Rc sono state 3.188, contro 1.574 nel 2024, mentre i pagamenti effettuati dall’organismo sono saliti da 25,7 a 41,7 milioni di zloty.

Il peso dell’Italia sui risarcimenti

Il caso italiano presenta numeri molto diversi dal normale traffico transfrontaliero. Nel 2025 l’Italia ha rappresentato il 16% degli incidenti provocati all’estero da veicoli con targa polacca, seconda soltanto alla Germania. Per i mezzi senza assicurazione la crescita è stata ancora più marcata. Tra il 2021 e il 2025 il numero dei risarcimenti pagati dal PBUK per incidenti avvenuti in Italia è aumentato di quasi 17 volte e il valore delle somme versate di quasi dieci volte. Le pratiche italiane sono arrivate ad assorbire il 44% della spesa sostenuta dal PBUK come organismo di garanzia per i veicoli non assicurati. Napoli è il centro del fenomeno. Secondo i dati ACI riportati dalle ricostruzioni italiane, nel solo 2025 in provincia sono state registrate nel REVE 14.066 targhe estere, in larga parte polacche. Altre rilevazioni indicano oltre 42 mila veicoli con targa polacca presenti nell’area napoletana considerando lo stock complessivo.

Come funziona il sistema delle targhe polacche

La presenza di una targa polacca non costituisce di per sé un’irregolarità. L’articolo 93-bis del Codice della strada consente a un residente italiano di utilizzare un veicolo intestato a un soggetto estero, a condizione di poter dimostrare il titolo di disponibilità. Quando l’utilizzo supera complessivamente 30 giorni nell’anno, il mezzo deve essere registrato nel Registro dei Veicoli Esteri. Lo schema finito sotto osservazione sfrutta però questa possibilità per trasferire formalmente il veicolo in Polonia. L’auto o lo scooter viene cancellato dai registri italiani, intestato a un soggetto o a una società polacca e successivamente restituito all’utilizzatore italiano attraverso formule di noleggio o altri contratti. Il vantaggio nasce soprattutto dalla possibilità di accedere a costi assicurativi inferiori. Il problema emerge quando al trasferimento formale non corrispondono controlli effettivi, revisione o copertura Rc.

Il costo ricade sul sistema polacco

Quando un mezzo con targa polacca privo di assicurazione provoca un incidente in Italia, il danneggiato resta tutelato dal sistema internazionale dei bureaux assicurativi. Il costo viene però trasferito al PBUK, che successivamente può rivalersi sui responsabili. L’organismo polacco ha chiarito che dopo aver liquidato il danno richiede al responsabile la restituzione integrale delle somme sostenute, che nei casi più gravi possono raggiungere importi molto elevati. Le azioni di rivalsa possono coinvolgere conducenti, intestatari dei mezzi e soggetti che hanno gestito le pratiche, in funzione delle responsabilità accertate. In Polonia sono inoltre allo studio controlli più severi sulle revisioni, con sistemi destinati a verificare la presenza fisica del veicolo durante l’ispezione. La targa estera resta quindi ammessa dalle norme europee e italiane.