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Taylor, la Lazio ricuce: è incedibile


Roma - Un gioiello è rimasto nei forzieri di Formello: Taylor. L’unico che brilla. La Lazio se lo tenga stretto ad ogni costo. Alla dispersione dei totem non può aggiungersi lui, il solo che può garantire effetti speciali, l’unico acquisto provvidenziale di gennaio. Il diverbio di giovedì mattina con Gattuso è stato derubricato a «episodio di campo» a Formello. I sorrisi dell’olandese, subito riabilitato nel pomeriggio dopo la cacciata di Rino, avevano stemperato la tensione. Guido Albers, il manager del centrocampista, in Olanda ha confermato il chiarimento («È vero»), ma non ha aggiunto altro, per molti un silenzio espressivo. Certi predatori di mercato erano in azione da tempo su Taylor, senza farsi avanti. Potrebbero sfruttare l’accaduto per tentarlo. Come Ulisse, Kenneth è disposto a farsi legare per non cedere al canto delle sirene? Domanda senza risposta. Sei mesi fa sì, ha accettato di venire, aveva altre occasioni. La contestazione dei tifosi laziali era agli inizi, l’Olimpico si sarebbe svuotato da lì a poco. Oggi la protesta è deflagrata. In più altri big della Lazio sono partiti, sono arrivate controfigure da valutare, alcuni non sono stati ancora sostituiti. L’appeal della Lazio è crollato insieme alle sue ambizioni. C’è chi racconta di un Taylor scoraggiato. A gennaio era rimasto stregato dall’accoglienza: «La passione qui alla Lazio è travolgente». A giugno, parlando in Olanda, ha considerato la Lazio un punto di partenza, una rampa di lancio: «Sono venuto alla Lazio per crescere. Qui la fase difensiva è un aspetto fondamentale del gioco. Era qualcosa che volevo assolutamente aggiungere al mio bagaglio. Tutti puntano al massimo e sono ambiziosi e io non faccio eccezione. Sarebbe fantastico se da qui potessi fare un altro bel salto in avanti». 

Il muro

Tutto ciò che sta accadendo alla Lazio pesa sul mercato, sulle scelte di chi c’è e di chi può arrivare. Taylor è l’unico ad avere richieste dai club di rango in Premier. Ieri si vociferava della Juve, a caccia di un trequartista. Dalla Lazio rompono gli indugi e blindano il giocatore ritenendolo incedibile, valutandolo 50 milioni. Un prezzo intrattabile. Lotito lo ha pagato 15 milioni, ha un calcolatore moltiplicatore. Del resto ha venduto Gila, in scadenza nel 2027, per 30 milioni. Al prezzo che aveva fissato. L’olandese ha firmato fino al 2030, ingaggio da 3,2 milioni lordi nei prossimi due anni e 3,4 nel successivo biennio. Gli sono stati riconosciuti bonus da 190 mila euro a settembre e altri 190 mila a febbraio, scattano per ogni stagione in cui è tesserato in biancoceleste. Ma Taylor è appetibilissimo. Si è orientato subito in Italia. Può ricoprire più ruoli. Gattuso lo sta utilizzando da mezzala e mediano, volendo da trequartista. Fa pattinare il pallone sull’erba, ha assist e tiro. Ha il dono di cambiare marcia alle partite. La Lazio deve augurarsi che la sua presenza in campo sia viva e che non diventi un totem di cartone. La Lazio deve riuscire a ricostruire e non solo a demolire. Deve tornare a dimostrare che in squadra possono ancora arrivare giocatori di valore e non solo parametri zero o prestiti da “fuori tutto”. Lotito rimanda al 2027 nuovi forti investimenti, a quando chiuderà la partita con il Fisco e recupererà una ventina di milioni. Da qui al 2027 è lunga. La sensazione è che sia troppo nel futuro. Il rischio è che questo presente ne complichi la costruzione

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