TRENTO. Questa stagione tutti concordi, niente previsioni sulla quantità e sulla qualità dell'uva. C'è fiducia questo sì, ma non ci si sbilancia troppo perché la vendemmia è in molte aree più che mai anticipata e si protrae per diversi mesi. Troppe le incognite tra temperature elevatissime e i rischi dettati da eventi di maltempo sempre più estremi che possono incidere sulle rese finali.
L'Italia, quindi, in questo senso segue l'esempio della Francia. Nessuna previsione ufficiale ma dati solo a consuntivo con la raccolta ormai in archivio. La decisione è stata presa da Assoenologi e l'Unione italiana vini, con il placet di Coldiretti.
"A oggi le prospettive sono di una buona annata per quantità e qualità ma la scelta prudenziale è corretta perché ormai il mondo del vino affronta diverse sfide", dice Marco Scartezzini, fondatore di Liber Group, realtà delle Dolomiti che da più di 20 anni commercializza in Trentino Alto Adige, in Italia, all'estero e negli Stati Uniti vini di altissima qualità e punto di riferimento e di contatto tra produttori e mondo Ho.Re.Ca.. "Il contesto in primis è caratterizzato da condizioni climatiche sempre più estreme e variabili, il raccolto è condizionato da variazioni significative e l'equilibrio è delicato e basta poco per cambiare gli scenari. E' più utile presentare i dati consuntivi al termine della campagna vendemmiale per offrire un quadro completo e affidabile della produzione, della qualità delle uve e delle principali caratteristiche dell’annata”.
In molte regioni d'Italia alcune cantine (per il Trento doc anche in Trentino) gli operatori sono già in vigna. "In molte aree è inevitabile un anticipo vendemmiale per mantenere alcune caratteristiche nel prodotto finale, le parole a il Dolomiti di Albino Armani, imprenditore di una famiglia lagarina che opera nel vino dal lontano 1607, con cantine in Veneto, Friuli e vigneti trentini proprio sul versante di fondovalle del Monte Baldo e già presidente del Consorzio Tutela delle Venezie Doc. "Le uve sono sane, i livelli quantitativi sono ottime e c'è un ottimo potenziale qualitativo" (Qui articolo).
Le programmazioni in linea di massima sono state definite tra viti giovani, uve precoci e uve base spumante. "Il caldo è evidente, la siccità pure, però visto il favorevole decorso invernale e primaverile i problemi di siccità sono limitati e non si registrano particolari criticità", aggiunge Scartezzini. "Per ora è scongiurato il rischio di peronospora (Qui articolo), la vera sfida enologica è una vendemmia spalmata su più mesi con una concentrazione zuccherina che le temperature record, abbinate in qualche caso alla siccità, determinano nelle uve. Fondamentale è la gestione attenta con l'introduzione di pratiche agronomiche e tecnologiche che accelerino verso una viticoltura di precisione trasformando i vigneti in un ecosistema 'intelligente' e sostenibile".
I danni maggiori, a oggi, sono stati causati dai violenti episodi di maltempo. "E' un grande tema perché basta purtroppo un caso per creare una situazione di crisi", continua Scartezzini. "La vendemmia quest'anno è più che mai lunga: si è già iniziato in alcune zone e si terminerà verso fine ottobre o primi di novembre, un lasso di tempo troppo lungo e condizionato da un'estrema variabilità, climatica soprattutto. La decisione di non divulgare stime ufficiali si inserisce in questo contesto e credo che sia una scelta di buonsenso perché c'è l'alto rischio di dover rivedere i dati e aspettative in qualunque momento".
Una scelta di prudenza che può essere un vantaggio nel lungo periodo sul fronte commerciale. "E' un momento particolare a livello nazionale e internazionale, inoltre dobbiamo tenere in considerazione il calo dei consumi ma anche il cambiamento demografico e sociale nei confronti delle bevande alcoliche", prosegue il fondatore di Liber Group. "Un dato a consuntivo evita numeri preliminari che si possono rivelare inesatti ma che intanto hanno avuto effetti sui prezzi e sul mercato".
Sono già molte infatti le sfide e le incertezze che il comparto si trova davanti. "La tecnologia sarà sempre più fondamentale nella filiera vitivinicola e non solo per alleggerire il lavoro manuale in campagna e in cantina", aggiunge Scartezzini. "Gli impatti del cambiamento climatico sulla produzione e sulla concentrazione degli zuccheri è evidente già adesso e per questo serve una riflessione sulle aree di investimento: un'analisi che parte dal terreno fino alla bottiglia senza comparti stagni".
Spazio quindi all'intelligenza artificiale, all'uso dei big data e alle strumentazioni all'avanguardia. "Gli algoritmi, i droni e i sensori possono avere un ruolo importante nel rilevare le malattie, il ciclo vegetativo del filare, le condizioni meteo, la gestione del suolo e della vigna. Un passo in questa direzione è necessario". Una viticoltura destinata a diventare sempre più specializzata e adattiva, ogni cantina è chiamata a una modulazione organizzativa e metodologica personalizzata. Un'attitudine non semplice perché spesso si parla di piccole e micro aziende a conduzione familiare.
"Il ruolo dei Consorzi e le alleanze tra i vari attori del territorio sono un fattore sicuramente dirimente per condividere metodi e investimenti. Naturalmente il supporto dell'ente pubblico e dei centri ricerca assume un'importanza ancora più forte nell'indicare la direzione e nell'aiutare l'avanzamento tecnologico nella viticoltura".
Sostenibilità, riduzione dei costi, efficienza, pratiche agronomiche sostenibili. In questo la ricerca scientifica d'eccellenza di Fondazione Mach, Fondazione Kessler e Università è chiamata a recitare una parte da protagonista. "Ci sono le competenze, le esperienze e le conoscenze per sfruttare le opportunità e interpretare i cambiamenti", conclude Scartezzini.