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Tenta di rubare vestiti e accessori da Ovs: arrestata una 47enne. «Chiedo scusa, mi servono soldi altrimenti il mio compagno mi picchia»


CONEGLIANO (TREVISO) - Vestiti, braccialetti, profumi. Un bottino totale da oltre 360 euro è quello che una 47enne di San Fior ha tentato di sottrarre al negozio Ovs di viale Italia, in circonvallazione a Conegliano, nel primo pomeriggio di mercoledì scorso.

Prima la donna, con alle spalle già ben quattro condanne per reati simili, inclusa una rapina, ha prelevato con disinvoltura la merce dallo scaffale, come una normale cliente. Poi è andata in camerino a provarsi gli abiti. Infine, assicurandosi di non dare nell'occhio, ha infilato i vestiti (ma anche diversi braccialetti e profumi) nella borsa. Poi si è diretta verso l'uscita con disinvoltura, come se nulla fosse, sperando di andarsene rapidamente dal negozio e farla franca.

Se non che, proprio mentre stava oltrepassando le barriere d'uscita, è stata fermata da una dipendente dell'esercizio commerciale, che si era accorta di tutto. Allertate immediatamente le forze dell'ordine, sul posto si sono subito precipitati i carabinieri, che hanno stretto le manette attorno ai polsi della 47enne, traendola in arresto in flagranza di reato con l'accusa di tentato furto aggravato.

Le rivelazioni

Davanti al giudice, nel corso dell'udienza per direttissima che la donna ha affrontato ieri al tribunale di Treviso, assistita dal suo legale di fiducia, la 47enne si è scusata per quanto commesso, ammettendo gli addebiti. E si è giustificata spiegando di star vivendo una situazione non facile: «Ho commesso queste e altre condotte perché ho bisogno di soldi. Mi servono perché li devo dare al mio compagno (un 42enne di origini marocchine, ndr), col quale convivo, altrimenti lui mi picchia».

«Lo fa spesso - ha proseguito l'arrestata rendendo spontanee dichiarazioni davanti al giudice Petra Uliana -. Mi maltratta, specialmente quando beve». L'ultimo episodio, stando al racconto della donna, sarebbe successo proprio mercoledì mattina: «Mi ha picchiato con una mazza, ripetutamente, ferendomi la gamba. È arrivata anche la polizia. E un'altra volta mi ha percosso con un bastone di ferro sulla schiena e sulla gamba. Non è la prima volta, capita di frequente. Mi prende a calci e pugni. Mi rompe le bottiglie in testa. Tutto è iniziato dopo i primi tre mesi di fidanzamento, nella primavera del 2025».

Di fronte a queste rivelazioni, il giudice ha trasmesso gli atti alla Procura, che aprirà dunque, come da prassi, un procedimento per verificare e approfondire quanto raccontato dalla donna.

Confessioni e scuse

A proposito del tentato furto, la 47enne ha ammesso ogni addebito, scusandosi per quanto fatto: «Chiedo perdono, mi dispiace». La donna si è resa anche disponibile a risarcire, nei prossimi giorni, il negozio del valore dei beni che ha tentato di sottrarre. L'accusa mossa dalla Procura nei suoi confronti è appunto quella di tentato furto aggravato.

Tra le aggravanti, oltre alla recidiva specifica, le viene contestato di aver agito con violenza per rimuovere l'antitaccheggio dalla merce che ha tentato di sottrarre. Su questo punto, la donna ha sostenuto che i prodotti non avessero antitaccheggio: «Quelle che ho staccato erano delle etichette di plastica».

Convalidato l'arresto, la giudice Uliana ha disposto nei confronti della 47enne la misura cautelare dell'obbligo di firma due volte alla settimana, come chiesto dalla pm Stefania Cecchin e concordato dalla difesa. Il processo è stato rinviato all'8 settembre: la difesa valuterà un rito alternativo.