Economia Digitale

Quando un terremoto colpisce, ogni secondo può fare la differenza. Nella notte tra il 24 e 25 giugno 2026, il Venezuela è stato investito dal sisma più forte degli ultimi centoventisei anni: due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5, avvenute a pochi secondi l’una dall’altra, hanno provocato vittime e danni rilevanti. Il Paese sud americano non dispone di un sistema nazionale di allerta precoce, ciò nonostante migliaia di persone con un telefono Android hanno ricevuto un avviso dal sistema Android Earthquake Alerts che ha fatto comparire sugli schermi un’allerta istanti prima che le scosse più intense fossero avvertite dalla popolazione. Il servizio non è in grado di prevedere un terremoto, tantomeno la scienza dispone di strumenti capaci di stabilire con precisione quando e dove si verificherà un sisma: come hanno fatto i telefoni ad avvisare in anticipo?
Domande di approfondimento generate da 24Ore AIUn sisma genera onde che viaggiano nel sottosuolo a velocità differenti: le prime, chiamate onde P, sono meno distruttive e vengono percepite in anticipo attraverso movimenti modesti; successivamente giungono le onde S, spesso intense e causa di crolli o disastri più evidenti. È in questa breve finestra temporale tra le prime e le seconde onde che la tecnologia può dare il suo contributo allertando la popolazione interessata. Il sistema di Google trasforma gli smartphone in mini sismografi utilizzando gli accelerometri al loro interno e nel momento in cui più dispositivi nella stessa zona rilevano contemporaneamente movimenti compatibili con una scossa, inviano segnali anonimi ai server: gli algoritmi confrontano i dati, valutano la posizione, intensità e, se rilevano un potenziale terremoto, inviano una notifica alle persone che potrebbero essere raggiunte dalle onde più forti. Purtroppo il servizio, sebbene utile, non è attivo in Italia: sui dispositivi Android italiani la sezione dedicata agli avvisi è visibile ma il servizio risulta disabilitato quindi non è possibile ricevere notifiche in caso di scosse.
Un’alternativa per gli italiani è IT-alert: il sistema nazionale di allarme pubblico che non richiede l’installazione di un’app né la registrazione a un servizio: in caso di gravi emergenze o catastrofi in corso, il servizio invia un messaggio ai cellulari agganciati alle celle telefoniche dell’area interessata, compresi quelli di chi è in viaggio o non risiede in quella zona; l’avviso contiene indicazioni di comportamento e non dipende dalla connessione dati poiché utilizza la propagazione broadcast funzionando anche se la rete è congestionata. È bene specificare che IT-alert è operativo per scenari specifici come incidenti nucleari o radiologici, incidenti industriali, collasso di grandi dighe e attività vulcanica in specifiche aree mentre per maremoti generati da terremoti e precipitazioni intense, la sperimentazione è ancora in corso. Per le alluvioni, temporali violenti, temperature estreme e maltempo, il punto di riferimento resta il sistema di allertamento della Protezione Civile: attraverso il portale nazionale è possibile consultare i bollettini e le mappe delle criticità previste, classificate con i livelli di allerta giallo, arancione e rosso. Non si tratta di una previsione certa del danno ma di un’indicazione sul rischio atteso in un’area: uno strumento utile soprattutto per chi deve spostarsi, vive vicino a corsi d’acqua o abita in zone esposte a frane e allagamenti.
Accanto ai servizi nazionali, molte regioni e comuni hanno sviluppato canali per inviare comunicazioni: in Lombardia c’è l’app allertaLOM che consente di ricevere avvisi emessi dalla Protezione Civile mentre in altre zone gli enti usano app, siti web, canali Telegram, SMS e canali social per segnalare allerte meteo, chiusure di scuole o condizioni metereologiche pericolose. Per i terremoti, l’app INGVterremoti e i canali dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia consentono di seguire eventi rilevati dalla rete nazionale con informazioni su orario, magnitudo ed epicentro: non anticipano la scossa ma aiutano a distinguere dati verificati da notizie non confermate. Per concludere, la tecnologia non sostituisce la prevenzione o le norme di autoprotezione può però offrire informazioni tempestive e, in situazioni più critiche, donare secondi o minuti di anticipo che possono fare la differenza.
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