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Terremoto, Napoli rischia il big one? Doglioni: «Caldera limitata ai Campi Flegrei, da escludere scosse molto forti»


Una scossa di magnitudo 4.7, con le frane e le rocce che distruggono le auto. Torna la paura nei Campi Flegrei. Il bilancio è di 21 feriti (di cui 2 gravi) e centinaia di sfollati. Stiamo parlando del terremoto più violento degli ultimi 40 anni, più forte di quello 4.6 registrato il 30 giugno del 2025. «Nei giorni scorsi, la velocità di sollevamento era leggermente aumentata», avverte il sismologo Carlo Doglioni, vicepresidente dell’Accademia dei Lincei e docente di geodinamica alla Sapienza.

C'è una progressione in corso?

«La sequenza è in corso, con eventi di energia gradualmente in diminuzione».

Quanto durerà?

«Salvo ulteriori mainshock, dovrebbe esaurirsi in pochi giorni».

Quale origine hanno i terremoti in quell'area?

«La sismicità dei Flegrei è di natura vulcanotettonica, cioè è legata all’evoluzione del vulcano, e in questo caso è generata dalla spinta verso l’alto che esercitano i fusi magmatici che si intrudono a bassa profondità».

C'è il rischio di una "big one"? Di una forte scossa?

«Le dimensioni limitate della caldera impediscono la generazione di faglie lunghe molti km, quindi non ci possono essere terremoti di magnitudo significativamente più alta di quella che abbiamo registrato negli ultimi anni, forse qualche decimo di grado in più al massimo».

Perché?

«Si deve tener presente che la magnitudo misurata ai Flegrei è diversa (magnitudo durata) rispetto a quella che viene calcolata nel resto d’Italia o nel mondo (magnitudo momento): la magnitudo durata da valori di alcuni decimi di magnitudo superiori a quelli della magnitudo momento, che è la vera energia rilasciata dalla rottura. I terremoti di magnitudo tra 4 e 4.9, in termini energetici, sono classificati come ‘leggeri’. Tuttavia, quando la sorgente sismica è molto superficiale (2-3 km), lo scuotimento del suolo può essere estremamente rilevante.

E ciò cosa comporta?

«Si deve verificare dove avviene la rottura, se in terra o nel golfo di Pozzuoli: nell’area strettamente epicentrale si possono rilevare accelerazioni del suolo molto alte, anche prossime all’accelerazione di gravità come è avvenuto ieri. Finché permane il sollevamento del suolo, come sta avvenendo dal 2005, la sismicità continuerà. Attualmente il sollevamento è comunque più lento che in passato (circa 1 cm/mese), ma comunque incessante. Nei giorni scorsi, la velocità di sollevamento era leggermente aumentata».

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