
Massimo Gazza, segretario del Partito Democratico provinciale

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di Massimo Gazza*
Con il decreto scuola approvato il 24 settembre, il Governo Meloni ha trasformato in norma una scelta politica precisa: introdurre nelle classi prime un tetto del 30% per determinate categorie di studenti con cittadinanza non italiana e intervenire sul volto coperto a scuola. È una decisione che non condivido, perché non riguarda soltanto l’organizzazione delle classi: riguarda l’idea stessa di scuola, di integrazione e di società che vogliamo costruire. La nostra bussola dovrebbe essere la Costituzione: l’articolo 3 riconosce pari dignità e uguaglianza senza distinzione di razza, lingua o religione; l’articolo 34 afferma semplicemente che "la scuola è aperta a tutti". La scuola deve integrare, insegnare la lingua italiana, chiedere rispetto delle regole e costruire cittadinanza. Non può partire dalla separazione o dalla paura del diverso.
L’avvio dell’anno scolastico, anche a Reggio, è stato contraddistinto da un dato: le famiglie faticano sempre più a sostenere i costi dei libri di testo, dei materiali didattici e di tutto quanto è necessario ai figli per frequentare con profitto le classi. I rincari corrono, i bilanci familiari si assottigliano e si impongono sacrifici durissimi. Se questa situazione continuerà, come faranno i ragazzi ad andare in gita fra qualche mese? Verrà stanziato un bonus a sorteggio, la metà parte e chi non può permetterselo resta a casa? A fronte di ciò, il Governo Meloni sceglie di agitare altri temi, di parlare di burqa in classe e ora ha approvato un decreto che introduce un tetto del 30% in determinate classi per specifiche categorie di studenti con cittadinanza non italiana.
È una scelta politica precisa. Ma il problema vero non è il colore della pelle di un bambino o di una bambina: è la qualità delle aule e delle palestre in cui i nostri figli e nipoti crescono, la disponibilità di scuole accoglienti, sicure e capaci di offrire strumenti adeguati per crescere. Una battuta acida, ma efficace, ha fotografato questa distanza: "Percentuale di burqa in classe in Italia: 0%. Prezzo medio del diesel al litro: 2,414 euro. Scopri l’inganno". Il ministro Valditara è andato oltre, parlando di "fuga dei bianchi" dalle classi. Parole che ci riportano a un linguaggio che pensavamo appartenesse a un’altra epoca.
L’abbandono scolastico è un problema enorme, ma riguarda tutti i ragazzi e tutte le ragazze che rappresentano il futuro di questo Paese. Una bambina di undici anni, in un video rilanciato dai media, ha detto parole molto più semplici e sagge: "Qui siamo tutti compagni di banco, io non voglio prendere il posto di nessuno e non voglio che altri prendano il mio. Vogliamo studiare assieme, imparare assieme, e gli uni dagli altri". Lo ha detto un’undicenne, non un pericoloso leader del centrosinistra. Varrebbe davvero la pena ascoltarla. La Costituzione ci ricorda che la scuola è uno strumento fondamentale di integrazione e di inclusione. È lì che le differenze devono incontrarsi e diventare cittadinanza.
Reggio Emilia lo sa bene: da decenni investe sull’educazione, a partire dai nidi e dalle scuole dell’infanzia, costruendo un modello fondato sull’accoglienza, sulla responsabilità e sulla crescita comune. Non sarà dividendo i bambini sulla base della loro provenienza che gli edifici scolastici verranno ristrutturati, che le aule saranno riscaldate o che gli insegnanti avranno a disposizione gli strumenti necessari. La scuola può e deve chiedere integrazione, conoscenza della lingua e rispetto delle regole. Ma deve farlo partendo da un principio che viene prima di ogni decreto e di ogni maggioranza politica: i diritti appartengono alle persone e la scuola della Repubblica è il luogo nel quale quei diritti diventano cittadinanza. È la sfida più importante che abbiamo davanti come adulti. Se sbagliamo oggi, ne pagheremo tutti le conseguenze domani.
*segretario Pd provinciale
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