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The Sinking City 2 – Recensione


Uscito nel 2019, The Sinking City era stato il tentativo dello studio irlandese-ucraino Frogwares di fondere lo stile investigativo dei loro giochi dedicati a Sherlock Holmes con un titolo horror lovecraftiano più ambizioso e a mondo aperto. Il risultato fu altalenante, ma dopo sette anni, un cambio di genere, una disputa con l’editore, una pandemia globale, una guerra e un progetto Kickstarter dell’ultimo minuto, il seguito è finalmente arrivato. Con uno sviluppo così travagliato ci si potrebbe aspettare un prodotto pieno di cicatrici e lacune, ma grazie a un combattimento nettamente migliorato, enigmi coinvolgenti e un mondo costruito con cura, The Sinking City 2 si pone probabilmente come un nuovo capolavoro dei survival horror.

Pubblicato ufficialmente lo scorso 18 agosto su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, il titolo ci ha conquistato fin da subito, offrendo non solo una rilettura delle celebri opere di Lovecraft — abbandonando ad esempio il tema del razzismo a favore dell’ossessione amorosa — ma anche un ricco pacchetto di tutte quelle caratteristiche che hanno reso il survival horror un genere così amato nel tempo. Ma scoprite di più con noi in questa nostra ultima recensione!

The Sinking City 2 – Recensione

Abbiamo recensito The Sinking City 2 con un codice PlayStation 5 fornitoci gratuitamente da Frogwares via Keymailer.

Raccogliere l’eredità a proprio modo

Va detto subito: questo secondo capitolo è completamente autonomo rispetto al primo. Nuovo protagonista, nuova ambientazione, meccaniche di gioco totalmente diverse — è un sequel solo di nome e di concetto, perfettamente accessibile a chi non ha mai toccato l’originale, a parte qualche piccolissimo easter egg per i fan più affezionati. Il passaggio al genere survival horror è nato in parte dalla volontà del team di realizzare un titolo più sostenibile dal punto di vista commerciale, in un’industria sempre più precaria per uno studio in crescita.

The Sinking City 2 – Recensione

Siamo nel 1929, nella misteriosa città allagata di Arkham, Massachusetts. Il nuovo protagonista è Calvin Rafferty, un affascinante avventuriero occultista in perfetto stile Indiana Jones, che cerca disperatamente di salvare la sua amata Faye Bennett da un misterioso sonno da cui non si risveglia. Mentre Calvin lotta per lei, l’alluvione ha portato con sé l’incubo Strisciante ad Arkham, e con esso orrori e mostri antichi a ogni angolo. In un’avventura lineare di circa 10-15 ore, il giocatore troverà risposta a molte delle domande poste nella prima ora di gioco, incontrerà numerosi personaggi con proprie sottotrame intriganti e arriverà infine a un’unica, grande conclusione. Personalmente ho trovato la narrazione molto soddisfacente, con un buon equilibrio tra gli orrori inconoscibili tanto cari a H.P. Lovecraft e una coerenza narrativa capace di dare risposte concrete ai giocatori. Un punto di forza particolare è la chimica tra Calvin e Faye: un doppiaggio solido rende credibile la loro storia d’amore e la rende un vero motore della trama. I dialoghi suonano naturali e riescono a strappare momenti di leggerezza senza scadere nella battuta facile fine a se stessa. Ciò che manca rispetto alle interazioni più ampie con gli NPC e alle scelte del primo gioco viene compensato da una storia più focalizzata e meglio calibrata.

Resident… Lovecraft?

Pur non amando i paragoni diretti quando si parla di gameplay, in questo caso è inevitabile: The Sinking City 2 si ispira apertamente alla serie Resident Evil, in particolare al remake del 2019 di Resident Evil 2. Quello che emerge è la piena comprensione da parte di Frogwares del perché questa struttura funzioni, ricreata con un’identità propria all’interno del loro universo narrativo. Il mondo aperto dell’originale è sparito, così come l’attenzione alle interazioni con gli NPC e le missioni secondarie; il lavoro investigativo è stato drasticamente semplificato e il combattimento completamente rivisto. Al suo posto troviamo ambientazioni semi-aperte, una gestione tesa delle risorse tra cure e munizioni, scontri capaci di mettere alla prova l’istinto tra combattere e fuggire, e un’atmosfera di angoscia e isolamento costante. Non sono elementi nuovi in sé, ma Frogwares li ha realizzati con una qualità e una cura tali da compensare ampiamente la mancanza di originalità. Come esperienza horror vera e propria, The Sinking City 2 si colloca bene tra i suoi pari: gore frequente, momenti di tensione dovuti alla scarsità di risorse e paura dell’ignoto nell’oscurità, ma senza jump scare gratuiti o esagerati. Per i miei gusti, il tono giusto è stato mantenuto per tutta la durata, senza scivolare mai nell’azione pura — almeno nella mia prima run.

The Sinking City 2 – Recensione

Il gioco si sviluppa attraverso circa quattro ampie macro-ambientazioni, ognuna concepita quasi come una scatola a enigmi. Alcuni puzzle si basano sull’esplorazione — trovare e usare chiavi letterali o metaforiche per proseguire — altri su enigmi più fisici, come bilanciare i livelli di potenza di un generatore o riconoscere pattern e codici nascosti negli indizi. Materiale piuttosto classico per il genere, ma gestito molto bene: esplorare con calma ripaga sempre, e la mappa segnala se in una stanza è rimasto qualcosa da trovare. Anche gli enigmi più ostici lasciano un minimo margine di tentativi per chi fatica a risolverli. Ogni ambientazione riesce a sembrare ampia senza mai diventare dispersiva o difficile da imparare a memoria. La prima area, la più “aperta”, si esplora in barca tra le strade allagate di Arkham, ma ogni sezione ha una dimensione ideale per orientarsi rapidamente — cosa che aiuta molto quando serve prendere decisioni rapide per evitare un nemico. Per chi si stanca del classico cliché horror del “nemico da cui puoi solo nasconderti“, buone notizie: qui non è così. C’è un solo nemico che perseguita il giocatore in una specifica area, ma resta gestibile e non ostacola davvero esplorazione o enigmi. Un’altra piacevole sorpresa è il ritmo generale delle ambientazioni.

The Sinking City 2 – Recensione

Trattandosi di un horror lovecraftiano, non mancano ovviamente antiche creature cosmiche da affrontare o da cui scappare, e per fortuna Frogwares ha migliorato sensibilmente il sistema di combattimento. Con la classica visuale in terza persona da dietro la spalla, sparare risulta preciso ma abbastanza teso e imprevedibile da mantenere intatta la tensione horror. Tutte le armi — pistola, fucile a pompa, mitra, fucile e lanciagranate — risultano ben calibrate, con un buon feedback di danno e una potenza adeguata contro i mostri che si affrontano. Un elemento che ho apprezzato molto sono i potenziamenti unici per le armi, capaci di cambiarne radicalmente l’uso: un accessorio ad ascia per il fucile a pompa, un meccanismo di tempismo per potenziare i colpi della pistola, bonus per il fuoco prolungato del mitra e altro ancora. Questo rende la ricerca dei potenziamenti nascosti dietro gli enigmi opzionali davvero gratificante, e offre un livello di profondità nel combattimento superiore al previsto. L’attacco corpo a corpo base, però, non mi è sembrato altrettanto reattivo, anche se la mossa alternativa di schiacciamento è preziosissima contro i nemici caduti a terra, oltre a ricordare non poco il gameplay del primissimo Dead Space.

I boss, seppur pochi, sono ben realizzati e rappresentano i momenti di maggiore spettacolarità, restando fedeli alle meccaniche base senza ricorrere a “gimmick” eccessivi. Con munizioni e cure limitate, evitare gli scontri diventa spesso necessario alle difficoltà più alte — e qui entra in gioco la schivata di Calvin, utilizzabile in ogni direzione sia in combattimento che in movimento. Un buon livello di manovrabilità, utile per risparmiare risorse ma comunque impegnativo dal punto di vista del tempismo. Le opzioni di combattimento si ampliano ulteriormente grazie alla Maschera Notturna, una misteriosa maschera centrale nella trama principale. A livello di gameplay, permette di spendere Essenza del Sogno per sbloccare potenziamenti che influenzano danno, combattimento corpo a corpo, crafting e cure. Sbloccare tutti i perk e gli slot richiederà più di una run, con potenziamenti finali capaci di stravolgere sensibilmente l’approccio offensivo o difensivo. Nella mia seconda run, ho usato i perk avanzati per trasformare il gioco in un’esperienza molto più action, il che mi ha permesso di mettere alla prova il combattimento come puro sparatutto — e sono rimasto colpito da entrambi gli approcci, il che incentiva molto la rigiocabilità. Dopo aver completato il gioco per la prima volta a difficoltà standard, il tempo segnato era di circa 12 ore, escludendo morti e cutscene. Da lì parte quello che per molti fan del genere è il “vero” gioco. Come in Resident Evil, numerose sfide attendono i giocatori più abili: speedrun, run con cure limitate, difficoltà più alte e classifiche da scalare. Per bilanciare le cose, è possibile acquistare munizioni infinite, accesso anticipato alle armi e outfit bonus usando i punti accumulati. Due aggiunte post-gioco particolarmente originali sono la possibilità di sbloccare perk più avanzati capaci di stravolgere l’equipaggiamento nelle run successive, e la modalità Ex Oblivione, che aggiunge nuovi documenti per approfondire la trama, pensata per chi cerca un incentivo narrativo alla rigiocabilità.

The Sinking City 2 – Recensione

Per chi ha difficoltà con le meccaniche di puntamento, sono disponibili diverse opzioni di difficoltà, mira assistita e regolazioni varie, ottime per chi vuole concentrarsi solo sulla storia. Chi invece amava l’aspetto più cerebrale del primo capitolo troverà il ritorno — seppur molto semplificato — del sistema di Investigazioni. La ricostruzione delle scene è sparita, e ora funziona più come una semplice bacheca a cui appuntare informazioni specifiche legate agli enigmi. Isolato dal resto, funziona bene, tenendo separate le informazioni utili dai documenti più discorsivi da collezionare. Collegare questi indizi sulla bacheca è anche il modo principale per ottenere Essenza del Sogno e sbloccare nuovi perk — un sistema semplice ma decisamente più efficace del leggero senso di arbitrarietà del livellamento nel primo gioco. Sono previsti anche due livelli di difficoltà per gli enigmi, con uno che rimuove ogni evidenziazione delle informazioni chiave per chi cerca una sfida più dura.

The Sinking City 2 – Recensione

Un fascino senza tempo

A sostegno di un gameplay generalmente eccellente ci sono anche splendidi scorci su PlayStation 5. Ho completato il gioco due volte — una in Modalità Qualità e una in Modalità Prestazioni — e ho apprezzato entrambe. La Modalità Qualità gira a un fluido 30fps con effetti grafici superiori, in particolare pioggia e acqua, che hanno reso la mia run più narrativa particolarmente suggestiva. Passando alla Modalità Prestazioni nella seconda run, ho trovato un’esperienza fluida a 60fps, perfetta per l’approccio più action, pur con qualche calo nella qualità di texture e risoluzione.

A parte qualche piccolo bug audio, l’esperienza è risultata ben rifinita, anche se talvolta i modelli dei personaggi non reggono il confronto con la qualità degli ambienti: alcune animazioni risultano legnose e le texture facciali appaiono un po’ datate in Modalità Prestazioni. A parte questo, la direzione artistica e il design del mondo restano solidi: gli ambienti sembrano vissuti, arricchiti da numerosi testi da scoprire che approfondiscono la lore. Le strade allagate di Arkham nella prima parte del gioco risultano particolarmente originali, con il fascino anni ’20 che viene lentamente inghiottito da qualcosa di più oscuro e decadente col passare del tempo. Le ambientazioni successive esplorano idee proprie, con immagini particolarmente inquietanti nell’ospedale che occupa gran parte del secondo atto. Altro punto di forza per la costruzione del mondo sono i programmi radiofonici con racconti pulp e i manifesti che, rompendo la quarta parete, citano celebri opere lovecraftiane.

The Sinking City 2 – Recensione

A chi consigliamo The Sinking City 2?

The Sinking City 2 è consigliato soprattutto agli appassionati di survival horror in stile Resident Evil, che apprezzano un mix equilibrato di combattimento teso, gestione delle risorse ed enigmi ambientali ben calibrati. È perfetto anche per chi ama le atmosfere lovecraftiane ma non ha mai giocato al primo capitolo, dato che il titolo è pensato per essere completamente autonomo e accessibile ai nuovi arrivati. Meno indicato, invece, per i fan sfegatati del primo The Sinking City, che potrebbero sentire la mancanza delle meccaniche investigative più approfondite e della libertà d’esplorazione tipiche dell’originale.


The Sinking City 2

4.3

Quando l'orrore reale supera quello lovecraftiano

Il mercato videoludico odierno è ormai saturo di survival horror e titoli a tema lovecraftiano, ma The Sinking City 2 dimostra come un cambio di rotta coraggioso possa trasformarsi in un vero colpo di scena positivo. Abbandonando il mondo aperto e l’impronta investigativa del primo capitolo in favore di un survival horror più lineare e action, Frogwares ha saputo costruire un’esperienza solida, curata nei dettagli e sorprendentemente rigiocabile, capace di reggere il confronto con i grandi nomi del genere. Tra combattimento appagante, atmosfera lovecraftiana ben calibrata e una storia d’amore che dà personalità al racconto, qualche imperfezione tecnica e la perdita delle meccaniche investigative più profonde pesano poco di fronte al quadro complessivo. Considerando poi le condizioni in cui questo progetto ha visto la luce, il risultato finale assume un valore ancora più grande: The Sinking City 2 non è solo un buon survival horror, ma la prova tangibile della resilienza e del talento di uno studio indipendente che ha attraversato la guerra per raccontarci un incubo… di fantasia.