Tokyo allenta il dress code contro il caldo, ma i polpacci maschili aprono l’ultima frontiera pelosa del decoro professionale giapponese
22 Luglio 2026
©PRTimes
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Il governo metropolitano di Tokyo ha autorizzato T-shirt e pantaloncini negli uffici per affrontare estati sempre più roventi. Sembrava una misura piuttosto lineare: meno stoffa, meno caldo, lavoratori possibilmente ancora coscienti alla fine del turno. Poi gli uomini hanno scoperto le gambe e una parte delle colleghe ha scoperto i loro peli.
Sui social giapponesi sono comparsi commenti contrari ai polpacci maschili esposti, soprattutto quando appartengono agli ojisan, gli uomini di mezza età. Nel dibattito è circolato persino il termine sune-hara, unione tra sune, stinco, e harassment: la “molestia da peli sulle gambe”. Un medico e docente universitario, Kentaro Iwata, ha criticato quei commenti definendoli una forma di lookism: la derisione dell’aspetto fisico, considerata improvvisamente accettabile quando il bersaglio è il classico “signore di mezza età”.
Dopo una vita trascorsa a sentirsi spiegare che ascelle, inguine e polpacci femminili dovessero arrivare al mondo già levigati, alcune donne hanno guardato i colleghi e pensato: adesso tocca a voi.
Il risvolto ironico è difficile da ignorare. Per generazioni le donne hanno ricevuto istruzioni dettagliate sulla quantità di pelo compatibile con la vita civile. Il pelo femminile è stato definito antiestetico, poco curato, poco igienico, ribelle perfino quando restava tranquillamente fermo sulla propria gamba. Ora qualche uomo entra in ufficio con lo stinco allo stato naturale e scopre che lo sguardo altrui può trasformare un follicolo in un problema morale.
Eccola, la parità: la ceretta universale. Certo, poteva scegliere una strada migliore. Il pelo maschile non diventa sporco solo perché visibile, esattamente come quello femminile. Legare la depilazione alla “pulizia” continua a confondere una preferenza estetica con l’igiene. Cambia il corpo sottoposto all’esame, il meccanismo resta quello vecchio: chi guarda decide quanto pelo può permettersi chi viene guardato.
A dare una robusta spinta numerica alla polemica è arrivato un sondaggio online condotto su 800 persone tra i 20 e i 59 anni. Il 53,5% degli intervistati si è dichiarato contrario ai pantaloncini sul lavoro, mentre il 46,5% li ha approvati. Una divisione quasi perfetta: metà popolazione teme il caldo, l’altra il polpaccio.
Tra i contrari, il 45,5% ha indicato corporatura e peli come principale motivo di fastidio. La risposta è stata scelta dal 30% delle donne e dal 18,8% degli uomini. L’età pesa parecchio: tra i cinquantenni la bocciatura supera il 60% in entrambi i sessi. Gli uomini più maturi, dunque, non sembrano entusiasti di vedere le gambe dei colleghi neppure loro. La grande guerra tra donne e polpacci maschili perde già qualche pezzo.
Alla domanda su quale abbinamento risultasse più accettabile in ufficio, il 58% ha scelto giacca e pantaloncini con le gambe depilate. La stessa combinazione con i peli visibili si è fermata al 24,1%. La giacca comunica autorevolezza, evidentemente. Il follicolo la distrugge.
Occorre però osservare chi ha commissionato la ricerca: Gorilla Clinic, una rete giapponese di cliniche estetiche specializzate anche nella depilazione maschile. Il comunicato sostiene che la rimozione dei peli sia necessaria per garantire “pulizia” e “decoro” e, poche righe dopo, annuncia una promozione per il trattamento laser di ginocchia e polpacci. Il sondaggio arriva quindi a una conclusione di rara sorpresa: gli uomini dovrebbero depilarsi. Per fortuna, proprio lì accanto, qualcuno vende la soluzione.
Il Tokyo Cool Biz non impone a nessuno di presentarsi in bermuda davanti al pubblico. L’abbigliamento va scelto in base al lavoro svolto, alla situazione e al livello di formalità richiesto. Nessun documento ufficiale prescrive gambe lisce, calzini fino al ginocchio o appuntamenti preventivi con l’estetista.
La misura prova semplicemente ad adattare il lavoro a un clima che ha già superato i 40 °C. La discussione sui peli mostra quanto sia più facile controllare il corpo di chi abbiamo davanti che mettere in discussione un completo scuro progettato per tutt’altra stagione e, spesso, tutt’altra latitudine.
Trovare sgradevoli le gambe pelose è perfettamente lecito. Pretendere che vengano depilate per entrare in ufficio è un’altra cosa. Dopo decenni di battaglie contro la tirannia del rasoio femminile, trasformare la ceretta in una nuova tassa d’ingresso per i polpacci maschili sarebbe una vittoria piuttosto misera. I pantaloncini resteranno facoltativi. I peli anche. Il caldo, purtroppo, ha già deciso per conto proprio.
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