MESTRE - Hai voglia di parlare di "lotta al degrado" se poi, chi vive da queste parti, non appena scende in strada si trova circondato - se non minacciato - da tossicodipendenti e spacciatori. E se, dando un'occhiata dentro ai tombini, trovi decine e decine di siringhe che sono la prova dolorosa di un assedio che riguarda ancora buona parte della ragnatela di strade e stradine tra via Piave e via Trento, fin verso il Piraghetto. «Ecco, guarda qui dentro - indica il tombino un residente -. Quelli di Veritas sono passati tre giorni fa a svuotarlo... É già pieno di rifiuti buttati dentro dai tossicodipendenti».
"No drugs, stop the rot". Il cartello scritto con un pennarello ("Niente droghe, fermare il marciume") è attaccato con lo scotch sulla parete di una palazzina, all'angolo tra via Monte San Michele e via Monte Sabotino, uno dei luoghi dove i consumatori di sostanze si ritrovano abitualmente a farsi. Per terra qualche schizzo di sangue. «Lui viene giù tutte le mattine con le taniche d'acqua per ripulire il marciapiede. É bravissimo perché, ormai, qui si è oltrepassato ogni limite» dice Giovanna Luzzi, del Coordinamento cittadini Quartiere Piave. «L'ho fatto anche stamattina - precisa il residente -, ma se ci sono altre chiazze è perché nel frattempo è passato qualcun altro. Sono sempre qui, di giorno come di notte. A volte devo scendere in strada per cercare di allontanarli». Ci vuole coraggio a tener duro. «Minacce? Ne sono arrivate - racconta -. L'auto ormai non la parcheggio più sotto casa, perché non so come me la ritroverei la mattina dopo. La lascio un po' distante, ma sono più tranquillo».
È lui ad aver visto cosa c'era dentro a quel tombino. Praticamente una cosa da non credere se non ci fossero anche le foto una volta aperto il chiusino per procedere con la "ripulitura" durata, però, poco più di un paio di giorni. E così in questa zona è iniziata la "caccia" anche agli altri tombini utilizzati per gettare le siringhe. Una ricerca che non è stata affatto faticosa, visto poco distante, in via Passo Buole (uno stretto senso unico parallelo a via Piave che sbuca in via Col di Lana), gli abitanti ne hanno trovato subito un altro, ugualmente riempito di spade. «E di sicuro ce ne sono altri così, per esempio sul retro del supermercato Alì di via Piave, ma lì è impossibile andare a guardare perché i tossicodipendenti bivaccano costantemente. Sono sempre lì, figuriamoci se possiamo andare a vedere dove gettano le siringhe usate» aggiungono dal Coordinamento cittadini del rione.
E allora cosa resta da fare? L'annuncio dell'avvio della task force anti-degrado attivata l'altro ieri dal Comune mettendo insieme agenti della Polizia locale ed operatori di Veritas, pur essendo utile ad arginare la situazione, qui viene vista con qualche perplessità perché, dopo anni di "giri di vite" più volte annunciati, è difficile avere ancora anche una sola briciola di fiducia. «Piuttosto - interviene un altro abitante (qui ben pochi si espongono con nome e cognome, visto il timore di essere poi presi di mira) - il Comune pensi a spostare il Drop in». Già, il Drop in che i consumatori di sostanze raggiungono a piedi muovendosi tra via Piave e via Giustizia. «Vediamo tossicodipendenti nuovi, anche ragazze - dicono ancora gli abitanti -. Ce n'è una che arriva da Trieste, altre da Chioggia. Una era una bella ragazza, ma in pochi mesi avrà perso non so quanti chili. È diventata magrissima. E si prostituiscono per comprarsi la droga». Di sera lungo via Trento, per esempio, come era un tempo ma con le prostitute "di professione" che erano ormai sparite, o di giorno lungo queste strade maledette del rione di via Piave.