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TotoLeone a Venezia 83: McDonagh e gli orientali i veri maestri in Mostra. Le pagelle dei film


Venezia, 12 settembre 2026 – Difficile prevedere in che modo la giuria (presieduta dall’estrosa Gyllenhaal) intenderà sciogliere il nodo dei Leoni. Un Concorso con solo 4 o 5 punte di diamante dovrebbe rendere più facile il compito. In netto vantaggio appaiono Wild Horse Nine e i due orientali, Look Back e Possible Love. Ma si sa che poi entrano in gioco gusti personali e non raramente convenienze diplomatiche. Naza si candida a un quasi sicuro riconoscimento; l’interpretazione di Alba Rohrwacher potrebbe mettere d’accordo tutti i giurati.

TotoLeone a Venezia 83: McDonagh e gli orientali i veri maestri in Mostra. Le pagelle dei film

Naza (di Y. Abraham e R. Szor) 8

Nell’oscurità della notte anonimi militari israeliani raccontano il cinismo e l’indifferenza dello sterminio di Gaza. Una luce agghiacciante sulla morte di migliaia di civili. Angosciante testimonianza di disumanità. 

83rd Venice Film Festival

I registi israeliani Rachel Szor and Yuval Abraham presentano 'Naza' a Venezia 83 (Ansa)

Company (di Casey Affleck) 4

Una donna racconta un’altra donna e così via. Perdono e vendetta evocati da una matrioska di inquietanti racconti intorno al fuoco natalizio. Eccessiva ambizione metaforica. Astruso quanto goffo; gotico mancato.

Ritorno a Buenos Aires (di Marco Bechis) 7

Dopo trent’anni di esilio un medico torna in Argentina per deporre contro i militari che lo rapirono. L’incontro con gli ex compagni fa tornare a galla domande mai sciolte. Bechis sa scavare nelle profondità dell’animo. 

Ink (di Danny Boyle) 7

Anni ’70. L’incredibile ascesa dello spregiudicato tabloid inglese “Sun“ raccontata attraverso l’avventura di un impudente magnate e di un giornalista frustrato. Crudo, violento ma illuminato dalla ricchezza visiva di Boyle.

Un bon petit soldat (di Stéphane Brizé) 7

La responsabile delle risorse umane di una compagnia di assicurazioni scopre il volto feroce delle dinamiche aziendali. Sobria denuncia delle distorsioni del mondo del lavoro. È d’aiuto una magnetica Alba Rohrwacher. 

83rd Venice Film Festival

Alba Rohrwacher con l'attore francese Vincent Lindon alla prima di ‘Un bon petit soldat' (Ansa)

Il fuoco che ti porti dentro (di Edoardo De Angelis) 5

Il devastante amore materno narrato da Franchini messo in scena all’insegna di Eduardo (“Natale in casa Cupiello“). L’odore rancido della famiglia in un fiume di parole, cibo e lacrime. Vanessa Scalera s’adopra. 

Woman Unknown (di May el-Toukhy) 7

Copenaghen: nodi irrisolti del dopoguerra danese. Cameriera con scottante segreto sposa il padrone vedovo e ricco. Cinema elegante ma freddo e compassato in stile neo-dreyeriano. Ampi risvolti femministi. 

Bucking Fastard (di Werner Herzog) 5

Gemelle zigote parlano e si muovono all’unisono. Herzog si lascia tentare dalla pura finzione ma inciampa in una caotica folle fantasia all’insegna dell’impossibile amore. La stravagante bizzarria non basta.

15/18 (A Place To Heal) di Cédric Kahn 7

Il quotidiano dolore urlato e/o sommerso di giovani adolescenti ricoverati in una struttura psichiatrica francese. Racconto morale sulla difficile cura del disagio antiretorico ed empatico. Energico e delicato. 

Dau (di Ilya Khrzhanovsky) 7

Ultimo capitolo dell’epopea creata vent’anni fa. Repressione, paranoia, violenza in un centro di ricerca scientifica. Allegoria di quarant’anni di vita sovietica. A metà tra Cinema totale ed esperimento artistico. 

Look Back (di Hirokazu Koreeda) 9

Adattamento di un manga di successo. Amicizia e emulazione, fusione e perdita di due adolescenti con la passione del disegno. Delicatezza espressiva e bellezza visiva del cinema. Koreeda allo zenith.

Possible Love (di Lee Chang-Dong) 9

L’impossibile amicizia di due coppie coreane di condizioni economiche opposte. Intenso e poetico racconto esaltato dall’intelligenza e dalla malinconia. Amore, desiderio e dolore in una preziosa lezione di cinema. 

TotoLeone a Venezia 83: McDonagh e gli orientali i veri maestri in Mostra. Le pagelle dei film

Wild Horse Nine (di Martin McDonagh) 9

Ultimi giorni del Cile di Allende. Due agenti Cia fuori servizio in visita all’isola di Pasqua tra ricordi e rivelazioni. Le malefatte dell’agenzia in una perfetta commedia nera pervasa da amara ironia. Beckettiano. 

Succederà questa notte (di Nanni Moretti) 6

Moretti cambia pelle e vira verso i sentimenti. In una commedia romantica, ispirata a racconti di Eshkol Nevo, Garrel e Trinca si rincorrono per 17 anni. Dalla ruvida ironia alla calda emozione è un bel salto. 

Primetime (di Lance Oppenheim) 4

Vanitoso e spregiudicato conduttore tv dà la caccia ai pedofili in un reality show di successo. Scontata allegoria sull’immoralità dei media. Immagine sature di nulla. Inutile il sacrificio di Robert Pattison. 

The Echo Chamber (di Andrea Pallaoro) 5

Un lussuoso appartamento londinese è rifugio e prigione di un produttore musicale. Uggioso melodramma claustrofobico ispirato a un vecchio progetto di Bertolucci. Calco del maestro poco riuscito.

TotoLeone a Venezia 83: McDonagh e gli orientali i veri maestri in Mostra. Le pagelle dei film

Un peu avant minuit (di Nicolas Pariser) 5

Scrittore senza fortuna, dongiovanni pentito, interroga le fidanzate di vent’anni prima. Rohmer e Rivette rivisitati mezzo secolo dopo in chiave MeToo. Cinema malinconico, parigino, eccessivamente verboso.

L’estranea (di Paolo Strippoli) 4

Madre ansiosa stringe un patto faustiano per indirizzare il destino dei figli. Drammatica saga familiare sotto forma di ambizioso thriller demoniaco con venature horror. Genere d’autore alla coreana. Velleitario.

Mr. Nelson, Did You... (di Shinya Tsukamoto) 4

Gli orrori del Vietnam attraverso la memoria e suoi postumi di un soldato afroamericano salvato dalla terapia della parola. Raccontare aiuta. Acrobatica incursione del cyberpunk su un territorio estraneo.

Bunker (di Florian Zeller) 5

Il matrimonio tra un archistar e un’editrice di romanzi entra in crisi quando entrambi s’accorgono d’aver smarrito i propri sogni. Nemmeno Cruz e Bardem riescono a salvare un thriller superficiale e patinato