
Beppe Baresi, Angelo Baresi e Franco Baresi, a Travagliato (Brescia), in una immagine del 13 dicembre 2012 (Ansa)
Travagliato (Brescia) – Un campione granitico in campo con la maglia numero 6 del Milan, ma anche un uomo semplice e profondo, cresciuto nel sacrificio, nell’umiltà, nella passione e nel rispetto. È l’immagine che emerge dai messaggi di cordoglio e dai ricordi di chi ha conosciuto Franco Baresi, condividendo con lui il campo, seguendolo da tifoso o frequentandolo da amico.
E allora, per raccontare questo fuoriclasse a cui tutti tributano rispetto ed ammirazione, bisogna tornare alle origini, alla cascina Sabbionera dove Franco è nato l’8 maggio 1960. Siamo nelle campagne di Travagliato, a pochi chilometri da Brescia. Tra campi di mais e rogge dove l’acqua scorre ancora vivace, c’è la cascina dove vivevano i Baresi, famiglia di agricoltori, stimatissima in paese: Lucia (che si è occupata di tre fratelli e una sorella, quando mamma Regina è venuta a mancare) ed Angelo, abitano ancora a Travagliato, anche se non più nella casa natia, e sono apprezzati per l’impegno verso la comunità, tra volontariato e oratorio.

Il campo da calcio di Travagliato
Nel silenzio della campagna assolata, una donna si affaccia al cancello della cascina. “Giornalisti?”, ci chiede, per nulla sorpresa. Si chiama Silvana, ed è una cugina di Franco. “Ha iniziato a giocare qui, so che avevano dedicato un pezzo del campo per giocare a calcio. Andava sempre all’oratorio di San Michele, lì qualcuno ha notato che c’era il talento. Anche se all’inizio l’Inter lo aveva scartato”. Avevano preso, però, il fratello Giuseppe, cresciuto a pane e calcio insieme a ‘Franchino’. A portarli al primo provino fu il parroco di allora, noto come don Celentano per la somiglianza col cantante. “Quando lo vedevo giocare da piccolo era una meraviglia”, ha raccontato.
Oggi sembra quasi una fiaba, ma i Baresi non sono stati gli unici ad arrivare da Travagliato a squadre nazionali: con loro c’era anche Giovanni Lorini, classe 1957, cresciuto nelle giovanili del Milan, e Fausto Inselvini, arrivato alla Lazio. “Lorini era mio cugino – racconta Sergio Aquilini, all’ombra del campanile della piazza di Travagliato -. La domenica andavo a Milanello con mio padre per vederlo giocare, e c’era anche Franco». In comune, avevano tutti l’oratorio di San Michele, ed un allenatore, Guido Settembrino «che li ha tirati su tutti. Eppure, pensi che il padre di Baresi, Terzo, un giorno mi disse, scherzando un po’ sconsolato, che i suoi figli facevano ‘i calciatori’. Non era convinto, sa, non sembrava una strada sicura. E invece…”.

Franco Baresi
L’oratorio diretto oggi da don Manuel Valetti è l’ultima tappa del nostro viaggio a Travagliato, nel giorno della scomparsa del grande campione. All’interno giocano i bambini e le bambine del centro estivo, che forse non sanno neanche che stanno crescendo dove, qualche decennio fa, giocava un mito. “Qui siamo molto dispiaciuti della perdita – spiega don Tino Decca -. Lo si ricorda per il suo spirito semplice e allo stesso profondo. Nasce dall’oratorio, dove si vuole vivere sport e fede inscindibilmente e da questo oratorio sono usciti campioni”.
Esempio è la parola che ricorre anche nel messaggio del Comune di Travagliato e del sindaco Renato Pasinetti. “Oltre alla classe calcistica – spiega il primo cittadino - ha sempre rappresentato un esempio di rettitudine in campo e fuori, con la sua forza usata con correttezza, e per questo stimato da tutti, un esempio da seguire”. Travagliato lo saluterà con due giorni di lutto cittadino, il 3 e 4 agosto, giorno dei funerali. Poi resterà la memoria di chi è diventato grande senza dimenticare da dove era partito.