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Treviso, alle scuole Coletti di San Liberale e Santa Bona 64% di alunni stranieri: «L’integrazione funziona»


TREVISO - Le scuole dell’istituto comprensivo Coletti sono le più multiculturali. Il 64% dei 930 alunni è straniero, compresi quelli nati in Italia da famiglie arrivate dall’estero, ancora senza cittadinanza. Si va dall’Est Europa all’Africa, fino alla Cina. Negli ultimi anni, però, l’istituto di San Liberale e Santa Bona ha sviluppato un modello di integrazione che è diventato un riferimento. «Lavoriamo sempre molto sull’inclusione - spiega la preside Angela Ferraro - l’integrazione procede velocemente sull’apprendimento della lingua. Ma vale lo stesso anche sul piano educativo». Con l’avvio del nuovo anno scolastico, si riparte da qui.

Preside Ferraro, come si fa integrazione accogliendo anche studenti appena arrivati in Italia?
«I ragazzi arrivano durante tutto l’anno. Da una parte abbiamo la cattedra di italiano per stranieri. E dall’altra abbiamo attivato anche 5 laboratori di alfabetizzazione. A questi si aggiunge il progetto degli alunni tutor, andato benissimo, il doposcuola, le attività portate avanti da Mani Tese e il patto educativo di comunità stretto con i quartieri. Sono tutti aspetti fondamentali».

Avete anche i laboratori di calcio, basket e teatro.
«Sì. Dal 22 settembre di fatto la scuola sarà aperta tutti i pomeriggi. E stiamo valutando dei corsi sulla gestione delle emozioni e sul rispetto reciproco».

Formazione contro la violenza di genere?
«Anche, sicuramente. In prospettiva c’è anche questo. Certo, senza dimenticare che la scuola educa tutti i giorni al rispetto reciproco».

Com’è il rapporto con i genitori stranieri?
«A volte è un po’ il vulnus. Nel senso che in alcuni casi si fa fatica a intercettarli e a coinvolgerli».

Cambierebbe qualcosa se gli alunni nati in Italia avessero subito la cittadinanza?
«Per la scuola sostanzialmente no: il diritto allo studio vale per tutti».

Avete mai dovuto gestire difficoltà legate ad alunne e mamme musulmane che portano il velo?
«No. Ci sono solo pochissime ragazze alle medie. Francamente sono molte di più quelle che non lo portano. Ma in generale gli studenti delle Coletti hanno anche un vantaggio».

Quale?
«Sono abituati alla diversità. È un discorso generale, che ad esempio vale anche per i vestiti firmati o le scarpe. Un grandissimo punto di forza»

Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione, ha annunciato di voler istituire un tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi. Nel caso, come farete?
«C’è un confronto con il Comune e l’ufficio scolastico per valutare la distribuzione nei vari istituti comprensivi. È un lavoro un po’ complesso».

Avete difficoltà a trovare personale?
«Al contrario, sono in molti che vogliono venire a lavorare qui. È una grande conquista: solo quattro anni fa non era così. Basti pensare che quest’anno per coprire 17 cattedre abbiamo ricevuto oltre 100 domande».

Resta però il nodo della carenza di insegnanti di sostegno, che riguarda di fatto tutte le elementari della Marca.
«Sì. Su questo, però, ci sono anche situazioni particolari, fermo restando che il numero è estremamente contenuto. Va ricordato che le scuole non hanno personale sanitario. Senza mai mettere in dubbio l’inclusione, che ha caratterizzato positivamente l’Italia a livello internazionale, è sempre auspicabile che vengano ulteriormente sviluppate anche strutture come La nostra famiglia all’interno degli istituti comprensivi».