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Trump esulta, la Corte Suprema limita per ora il voto via posta - Notizie - Ansa.it


Importante vittoria di Donald Trump a pochi mesi dalle cruciale elezioni di medio termine. La Corte Suprema americana, a maggioranza conservatrice, ha annullato la decisione di un tribunale inferiore spianando la strada ad un ordine esecutivo del presidente per limitare il voto per posta. Un pallino del tycoon, per il quale questo metodo "favorisce la corruzione" elettorale nonostante egli stesso lo abbia usato alle primarie in Florida una settimana fa.


Ora non è chiaro se i cambiamenti previsti dall'amministrazione potranno essere attuati già alle elezioni di novembre. Anche perché la sentenza del massimo tribunale americano lascia spazio ai ricorsi e la California ha già annunciato che ne presenterà uno prima delle midterm.
I nove saggi non si sono espressi sul merito dell'ordine esecutivo ma hanno esaminato una richiesta d'urgenza del dipartimento di Giustizia volta a sospendere la sentenza, emessa a giugno a Boston, che ha bloccato la misura in seguito alla causa intentata da 23 stati a guida democratica. I sei giudici conservatori l'hanno accolta, i tre liberal hanno dissentito. Il provvedimento, emanato da Trump a marzo, impone al dipartimento per la Sicurezza Interna di compilare e trasmettere agli Stati un elenco dei cittadini americani aventi diritto al voto. E al servizio postale Usa di consegnare le schede elettorali per votare via posta esclusivamente agli elettori inclusi in quegli elenchi. La misura rientra nel più ampio tentativo del presidente di apportare modifiche sostanziali al sistema elettorale americano, come quelle contenute nel controverso pacchetto di misure noto come Save America Act. Secondo gli esperti, limitare il voto per corrispondenza avvantaggerebbe in modo sproporzionato i repubblicani, dato che gli elettori democratici sono tradizionalmente più propensi a ricorrere a questa modalità di voto. In California, ad esempio, lo Stato che ha annunciato il ricorso, lo usano otto persone su dieci.
Inoltre, sostengono i promotori del metodo, i casi di frode elettorale con questo metodo sono molto rari.
Nel frattempo, mentre una nuova tornata di primarie in South Carolina e Oklahoma mette alla prova il peso di Trump alle urne, il presidente accelera anche sull'altro pilastro della sua agenda: la stretta sull'immigrazione. Dopo la proposta di una tassa da oltre 100.000 dollari per i visti H-1B, usati soprattutto dalla Silicon Valley per i lavoratori altamente qualificati, l'amministrazione punta a revocare oltre 200.000 permessi per turismo o business a stranieri che hanno richiesto l'asilo negli Stati Uniti. Se attuata, la misura rappresenterebbe la più vasta revoca di massa di visti nella storia e americana e andrebbe probabilmente incontro a contestazioni legali. Il dipartimento di Stato dovrebbe annunciare nelle prossime settimane la revoca dei cosiddetti visti B1 e B2, rilasciati tra il 2016 e il 2026 - ai titolari che hanno chiesto o stanno chiedendo asilo. La revoca non comporta l'espulsione immediata ma la maggior parte delle persone subirebbe una riclassificazione della propria posizione e perderebbe lo status di viaggiatore per affari o turista.

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