BELLUNO - Pezzi di plastica, lattine vuote e perfino uno stick di deodorante esaurito. Ma anche ciabatte consunte. E cumuli di fazzolettini usati per pulirsi dopo aver espletato bisogni corporali. Una discarica, senza ombra di dubbio. Sarebbe semplicemente degrado, se fosse in qualsiasi posto del mondo. Solo che lasciata a 2.760 metri di quota, sotto il Monte Castello, nel territorio del Parco naturale di Fanes Sennes Braies (al confine tra Cortina e Val Badia), diventa qualcosa di più: un reato ambientale, una vergognosa mancanza di civiltà tanto più che a pochi passi correva la linea di trincea della Grande Guerra.
È l'ennesima declinazione del "turismo cafone" che sta vivendo la montagna bellunese. «Una tristezza infinita» dice Laura Cibien, che ha fotografato la situazione trovata nei giorni scorsi al Bivacco della Pace. È una semplice costruzione in legno, addossata alla roccia, sul versante settentrionale del Monte Castello, al confine fra le province di Belluno e Bolzano. Non è frequentato dai grandi numeri del turismo dolomitico, eppure qualcuno nei giorni scorsi è salito fin lì e ha lasciato immondizie di ogni genere.
«Viene il nervoso a vedere certe cose» dice Laura Cibien, bellunese d'origine, residente nell'Alto Padovano. Una che in montagna ci va spesso. E sempre più spesso trova rifiuti abbandonati en plen air. Al Bivacco della Pace ha scattato fotografie eloquenti.
«E mi ha fatto anche un po' schifo con tutto quell'odore da latrina che pervadeva i pressi del bivacco e i punti panoramici una coperta buttata fuori per terra sotto l'acqua, rifiuti, resti di cibo e cose mezze usate e mezze no all'interno; tavolo e panche incise, spazzatura ovunque. Purtroppo capita sempre più di frequente di assistere a simili scene. Motivo? È cambiata la frequentazione della montagna» sostiene Cibien, che ha trovato rifiuti anche in cima al Serva, la montagna di Belluno città. E nei pressi del Bivacco Menegazzi (in zona Gosaldo) le è capitato di "scoprire" una latrina improvvisata su una catasta di legna, allestita dall'abitazione vicina. «Credo sia anche effetto degli influencer, che rendono la montagna una meta per tutti, senza il senso del limite».
«La montagna è aperta a tutti, ma non è per tutti» sottolinea Maurizio Zanolla, alias "Manolo", uno dei pionieri dell'arrampicata libera in Italia. A detta sua, è una questione numerica: «C'è sempre una quota di incivili, nel mondo, gente a cui non interessa niente dell'ambiente e delle proprietà collettive, come i bivacchi. Negli ultimi anni è aumentata la frequentazione della montagna. E di conseguenza, è aumentato il numero degli incivili che arrivano in quota. Il problema sono gli effetti che lasciano. Vietare l'accesso ai bivacchi non serve: serve invece l'educazione. La montagna che ho in mente io è un luogo difficile da raggiungere, che si conquista con fatica, sudore e soprattutto rispetto. È un luogo che educa all'essenziale. Oggi invece vedo gente che si lamenta se in rifugio non trova il piatto da grande ristorante». «Ho fatto di tutto per salvare la montagna - dice Reinhold Messner, passato alla storia per essere stato il primo alpinista capace di scalare tutti i 14 ottomila senza ossigeno - ora, a 82 anni, voglio stare in pace». Parole amare, anche se in realtà Messner sembra semplicemente voler restare fuori dal circo mediatico, «da quelli che sanno tutto. Ho 82 anni, sono contento. Se fossi andato in uno di quei bivacchi direi la mia. Ma così, no».
Il problema del turismo cafone coinvolge tutti: dal Club Alpino Italiano ai rifugisti, passando per operatori turistici e sistema dei soccorsi, perché sempre più spesso oltre a vandalismi e inciviltà si sommano richieste di soccorso dettate solo dall'inconsapevolezza dei propri limiti. La politica non può chiamarsi fuori. «Il boom della montagna è sicuramente positivo per l'economia del nostro territorio, ma abbiamo il dovere di spingere verso una frequentazione sostenibile e consapevole dell'ambiente naturale afferma la consigliera provinciale delegata al turismo, Vanessa De Francesch -. Episodi come quello denunciato al Bivacco della Pace vanno stigmatizzati con forza».
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