BELLUNO - Pagine dei "libri del bivacco" i quaderni su cui i visitatori lasciano la firma del loro passaggio strappate nei ricoveri d'emergenza nel versante nord del gruppo delle Marmarole. Un fatto mai accaduto, a memoria d'uomo, in questa parte delle Dolomiti. Un atto gravissimo, oltre che incivile, fanno notare nell'ambiente del soccorso alpino: «Sono pagine oltremodo preziose per noi soccorritori sottolineano nel caso si sia impegnati nella ricerca di persone in un ambiente dove il segnale telefonico è a singhiozzo, se non del tutto assente».
Ma, in quest'estate bollente, il malcostume, i comportamenti maleducati o peggio, da turismo cafone, sono stati diffusi e ripetuti in molte aree del bellunese. Di recente anche il Comune di Cortina è corso ai ripari con un'ordinanza che vieta bivacchi, campeggio improvvisato, consumo di cibi e bevande in spazi non idonei, l'uso di un abbigliamento contrario alla decenza in centro.
Quanto a quest'ultimo episodio dei libri del bivacco strappati, la spiacevole scoperta è avvenuta nei giorni scorsi. Ad essere interessati dall'ennesimo atto vandalico da parte di ignoti sono stati i bivacchi a "botte" Fratelli Toso a fianco del rifugio Tiziano sul Col di Vallonga, il Musatti alle porte delle Meduce di Fuori, ambedue nel territorio di Auronzo di Cadore, il Voltolina nella Val de Mez nel Comune di San Vito di Cadore, tutti appartenenti alla sezione del Club Alpino Italiano di Venezia e oltre i duemila metri di quota. I tre bivacchi fanno parte della quinta tappa, la più lunga con 9 ore di percorrenza, dell'Alta Via 5 da Sesto Pusteria a Pieve di Cadore. Il lungo tratto si svolge in un ambiente particolarmente selvaggio, impegnativo da raggiungere e a percorrere.
A darne notizia sui social, in quanto le strutture sono sul suo territorio di competenza, anche per la manutenzione, è la sezione cadorina del Cai di Auronzo di Cadore con una cubitale "Vergogna". Seguita da una valanga di commenti di condanna e di esecrazione. Intanto il Cai della Val d'Ansiei ribadisce che un bivacco «è un luogo di ricovero emergenziale e spartano, non un rifugio, un punto di arrivo o un luogo dove fare festa». Prosegue il post del Cai: «Con questi continui comportamenti, sempre più frequenti, poi non bisogna lamentarsi se i bivacchi vengono progressivamente chiusi, smantellati o resi accessibili solo su prenotazione o a pagamento. Ci rimette chi ne ha davvero bisogno».
È esterrefatto il presidenze del sodalizio alpinistico veneziano, Daniele Bortolozzi: «Il vandalismo è una cosa vergognosa che succede in tutti bivacchi. Del fenomeno ci stiamo occupando con tutti i presidenti del Cai del Veneto. Di fronte alla gravità del fenomeno stiamo cercando di muoverci insieme per denunciare l'accaduto, anche all'autorità giudiziaria. Non è successo solamente al Musatti e al Fratelli Toso, ma anche in altri bivacchi del Veneto. Giorni fa ci è giunta la notizia che hanno vandalizzato il nostro Voltolina e che hanno addirittura gettato fuori della struttura i materassi. Non sappiamo più cosa fare aggiunge Bortolozzi Sempre al Musatti, che pare essere il bivacco più preso di mira, lo scorso autunno abbiamo dovuto far riparare una finestra rotta, la porta che era stata scardinata, i materassi in condizioni deplorevoli. Due anni fa la porta lasciata aperta con l'entrata di animali».
Quanto ai rimedi, Bortolozzi boccia la proposta di prenotazione e di consegna delle chiavi su richiesta: «I bivacchi servono per l'emergenza, quindi devono essere sempre accessibili, altrimenti la loro esistenza non avrebbe più senso. Stiamo pensando invece a togliere tutto l'arredamento interno, materassi e coperte compresi». Sulla stessa lunghezza d'onda è il neo-presidente del sodalizio alpinistico auronzano, Maurizio Pais Marden: «Rendere le strutture più spartane può essere percorribile. È un dato di fatto che l'aumento delle presenze in montagna implica anche questi malaugurati fenomeni. Provvederemo intanto a rifornire di nuovi libri i bivacchi colpiti».
© RIPRODUZIONE RISERVATA