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Turisti cafoni riducono il bivacco della Pace a una discarica: i volontari lo ripuliscono. «Trovati escrementi e arredi vandalizzati»


CORTINA (BELLUNO) - «Siamo partiti con l'idea di pulire, ma al bivacco “della Pace” ci siamo trovati di fronte a una situazione vergognosa, decisamente peggiore di quanto ci si potesse aspettare».

Le parole di Raffaello Mei, attivista del Cai Val di Zoldo, fotografano perfettamente una realtà amara: quella dell'inciviltà in alta quota, ormai diventata una vera e propria guerra contro la maleducazione, la mancanza di rispetto e il totale collasso del senso civico. Lui e i suoi amici avevano già in programma un'uscita nel weekend, proprio al bivacco della Pace, nel Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies, al confine con il territorio di Cortina d'Ampezzo e l'Alta Badia. Dopo aver letto su Facebook il post di denuncia di Laura Cibien sulle condizioni del rifugio, non ci hanno pensato due volte. Così i sei alpinisti sono partiti anche con l’obiettivo di pulire la struttura.


La pulizia

Un’iniziativa spontanea, mossa da quel principio che per chi ama la montagna è una regola aurea: lasciare i luoghi più puliti di come vengono trovati. Quello che i volontari hanno dovuto raccogliere, però, supera i limiti dell'immaginazione. Il bilancio dell'operazione parla di ben cinque sacchi di immondizia da cinquanta litri ciascuno, riempiti fino all'orlo e portati a valle a spalla, oltre alla desolante presenza di decine di escrementi, di fronte ai quali è stato impossibile intervenire nell'immediato. La gestione del presidio è a carico dell’Alpenverein Südtirol, cui Raffaello Mei e i suoi amici segnaleranno il degrado. Il vero nodo resta, però, quello culturale.


L’aiuto

In questa battaglia quotidiana contro l'inciviltà, una lezione di dignità arriva anche da lontano. «Due ragazzi irlandesi, che stavano percorrendo l'Alta Via – racconta l’alpinista del Cai Val di Zoldo – non sono rimasti a guardare: si sono uniti ai volontari e si sono prestati a portare a valle a spalla uno dei pesanti sacchi di rifiuti». Un gesto esemplare che dimostra come il rispetto per le terre alte non abbia passaporto e che rende ancora più imperdonabile il comportamento di chi abbandona i propri scarti in quota.


Il rischio

Il campanello d'allarme ora suona fortissimo per tutte le Dolomiti. «O si inverte subito il trend negativo che sta investendo la montagna bellunese oppure l'unica soluzione rimasta sarà la resa - aggiunge Raffaello Mei -. Il rischio reale è che si finisca come in Comelico, dove i nostri amici del Cai hanno dovuto prendere la decisione più dolorosa: chiudere il bivacco Caimi per sottrarlo ai continui vandalismi e all'incuria dei passanti». Il messaggio è chiaro: i bivacchi nascono come rifugi d'emergenza gratuiti basati sulla fiducia; se viene a mancare il rispetto elementare, l'unica conseguenza sarà la sbarra alla porta.


La denuncia

E non manca il ringraziamento a Laura Cibien, il cui grido ha dato il via a questa cordata di solidarietà. Il suo post su Facebook, di alcuni giorni fa, accompagnato da eloquenti immagini, ha messo a nudo la piaga contemporanea della spettacolarizzazione della montagna a uso e consumo dei social network. Le sue parole restano un atto d'accusa durissimo contro la massificazione dei sentieri. «Penso - afferma - che questo sia quello che succede a pubblicare posti che non dovrebbero essere pubblicati, ma trovati dagli appassionati che li rispettano». La realtà documentata da Cibien nei pressi della struttura e nei punti panoramici è stata desolante: un forte odore da latrina, una coperta abbandonata e inzuppata d'acqua, tavoli e panche vandalizzati con incisioni, avanzi di cibo e rifiuti di ogni genere sparsi ovunque. Una metamorfosi radicale che trasforma oasi di pace in immondezzai. L'accessibilità mediatica, insomma, sembra aver sdoganato l'idea che l'alta quota sia un parco giochi senza regole, dove consumare un'esperienza “instagrammabile” per poi abbandonare i propri scarti al prossimo.