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Tutti i segreti sulla scenografia di Spider-Man: Brand New Day che sorprenderebbero anche i fan più appassionati


Il cuore di Spider-Man: Brand New Day ruota intorno al percorso emotivo di Peter Parker: una storia di crescita inevitabile, in cui imparare a lasciarsi alle spalle ciò che si è senza tradire la propria identità diventa un allenamento necessario. Il regista Destin Daniel Cretton individua proprio nell'accettazione del cambiamento il tema centrale del film: «All'inizio Peter Parker fa di tutto per opporsi a qualcosa che, in realtà, è inevitabile: crescere. La parte più bella è vederlo comprendere che la vita cambia continuamente e che ogni fase lascia spazio a quella successiva. È sempre difficile dire addio a ciò che si conosce, ma allo stesso tempo è entusiasmante sapere che ogni mattina può portare con sé un nuovo inizio. Un brand new day, appunto.» In questa trascrizione, subentra il ruolo della scenografia: come rendere un'idea tanto astratta e legata al mondo delle emozioni, in immagine? Che aspetto ha l’appartamento di Spider-Man? Come si ricreano le strade di New York a misura di supereroe? Qual è il giusto equilibrio tra CGI e artigianato? Charles Wood, uno dei production designer più apprezzati della Marvel, racconta a Harper’s Bazaar Italia i segreti del mestiere in un’intervista esclusiva.

Charles Wood è un production designer candidato ai BAFTA, noto per il suo ampio portfolio su grandi produzioni fantasy e film di supereroi. Il suo lavoro ha contribuito a definire l’identità visiva dell’universo Marvel, collaborando a tre film degli Avengers, due capitoli di Doctor Strange e Guardians of the Galaxy, oltre a numerosi altri progetti. Tra i suoi lavori figurano anche Men in Black: International (2019), La furia dei titani (2012) e The A-Team (2010). Il suo approccio combina costruzione scenografica reale, narrazione visiva e una particolare attenzione alla scala, alle texture e al realismo emotivo, anche all’interno di universi altamente fantastici.

Una carriera nella scenografia raramente nasce da un progetto definito, e Charles Wood non fa eccezione: «Il mio percorso è stato piuttosto insolito. Era il 1989 circa e mi trovavo a San Francisco, dove lavoravo come restauratore d’arte. La città fu colpita da un terremoto devastante e il museo in cui lavoravo subì gravi danni. Di conseguenza, il mio percorso nel mondo museale si interruppe bruscamente, anche perché ero ancora uno studente. Mi trovavo però vicino a Los Angeles, dove un mio amico lavorava, così decisi di andare lì e inventarmi un modo per trovare un impiego. Non sapevo davvero cosa stessi facendo: sono semplicemente finito nel mondo del cinema. Non c’è stato un percorso prestabilito. Venendo da una formazione molto tridimensionale, sicché restauravo edifici, mobili, affreschi e dipinti, sono entrato nell’industria cinematografica attraverso un aspetto puramente pratico. Non sono partito dalla teoria o dal concept, ma dalla materia, dalla costruzione e dal fare concreto.»

Cosa diresti a chi sogna di fare il tuo stesso lavoro? Qual è la qualità o l'atteggiamento più importante per riuscirci?

«La persistenza. Persistenza e ancora persistenza. Cimentarsi in questo campo è fantastico, ma devi essere disposto a insistere. Non arrenderti e, prima o poi, arriverai dove vuoi.»

spider man and a woman in a workshop setting with a laptop.

Sony Pictures

hand holding a small electronic device with circuit board and ribbon cable.

Sony Pictures

Come è nato il tuo primo coinvolgimento con l'Universo Marvel e cosa ti spinge, ogni volta, a tornarci?

«Ho lavorato con questo studio molte volte. Uno dei primi coinvolgimenti risale a molti anni fa, con Thor: The Dark World (2013), ed è stata un’esperienza straordinaria. Nel mio lavoro, soprattutto nei film d’azione e di fantascienza, ti viene data la possibilità di costruire mondi completamente nuovi. C’è un’enorme varietà di ciò che puoi creare. Sono film con una struttura narrativa molto forte alle spalle, quindi è emozionante contribuire alla loro realizzazione. Usi ogni parte della tua mente per cercare di costruire questi luoghi. Non sono film semplici da realizzare, perché richiedono di proiettare un personaggio estremamente fantastico in un mondo che il pubblico possa percepire come autentico. La vera sfida è trasformare la fantasia in qualcosa di solido, concreto e credibile. C’è sempre una grande ambizione nel riuscirci. E poi la Marvel è uno studio fantastico con cui lavorare: sono sempre stati straordinari con me e abbiamo costruito ottimi rapporti. Quindi perché non tornare?»

spider man crouching on a car windshield in a city setting.

Sony Pictures

superhero leaping over rooftop, facing red clad figures in mid air.

Sony Pictures

Quando lavori a una saga così iconica, quale ruolo gioca per te la continuità narrativa? Il tuo approccio tende maggiormente alla nostalgia o alla sperimentazione?

«Penso che entrambi gli approcci siano validi; dipende dal progetto. Per Spider-Man: Brand New Day, il nostro punto di partenza è stato soprattutto nostalgico. Volevamo creare un mondo che desse l’impressione di esistere da sempre.» Il mondo di Peter Parker, però, riconducibile a una New York allo stesso tempo dinamica e profondamente locale, è stato ricreato da zero nella grigia cittadina di Glasgow: «Abbiamo dovuto ricostruire tutto il set nel Regno Unito. Abbiamo creato gli ambienti in studio e abbiamo lavorato affinché mantenessero una sensazione di autenticità e familiarità.» Per riuscirci, il team di Wood si è recato nella Grande Mela con l'intento di studiarne da vicino non solo la sua immagine più iconica, ma anche gli angoli meno visibili, la New York che esiste sopra il livello della strada, fatta di tetti, serbatoi d’acqua, cornici architettoniche e spazi sopraelevati. Spider-Man vive infatti in una città verticale, sospesa sopra la folla, e comprendere questa doppia dimensione, quella quotidiana e quella del supereroe, è stato essenziale per definire il punto di vista del film. È stato necessario studiare le texture della città, i suoi ritmi, la sua architettura e il modo in cui le persone la abitano: «New York è una città stratificata, eccentrica, asimmetrica e multiculturale: ricrearla in modo credibile è stata una delle sfide principali di questo film. Abbiamo voluto costruire il più possibile fisicamente, perché i set reali influenzano tutto, dai movimenti della macchina da presa al modo in cui la scena viene percepita. Quando costruisci un mondo concreto, gli attori riescono facilmente ad abitarlo.» Una parte fondamentale del processo è stata anche la scelta delle location nel Regno Unito: «Abbiamo lavorato in luoghi come Londra o Glasgow, scelta proprio per alcune similitudini urbanistiche con New York, soprattutto per la struttura a griglia delle sue strade e per alcune connessioni architettoniche storiche tra le due città.»

person focused on repairing a red fabric item with wires in a workshop setting.

Sony Pictures

spider man stands beside a concerned woman in a brown coat.

Sony Pictures

Dal momento in cui ricevi la sceneggiatura, come prende forma il tuo processo creativo? Da dove nasce la ricerca visiva e quanto spazio trovano i fumetti originali nella costruzione dell'immaginario del film?

«Descriverei il mio percorso di ricerca come un percorso d'istruzione visiva basato sull'arte che ha preceduto il film. Il regista, Destin Daniel Cretton, era molto ben informato sui fumetti originali, e nello studio ci sono molte persone esperte della storia di Spider-Man.» Cretton, regista e sceneggiatore statunitense il cui progetto più popolare, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli (2021), lo ha inserito nel Marvel Cinematic Universe, ha reso pubblica la sua passione per i fumetti di Spider-Man, leva d’appoggio durante il processo di ricerca iniziale per lui e per Wood: «Ci siamo sicuramente ispirati alle prime pubblicazioni: quando abbiamo iniziato il film, abbiamo appeso alle pareti molte copertine e tavole storiche del fumetto. Siamo stati profondamente influenzati dalla palette dei colori, dalle composizioni delle immagini, dalle scene d'azione e dalla qualità grafica di quelle illustrazioni meravigliose.» Insieme al direttore di fotografia Brett Pawlak, Cretton e Wood hanno lavorato alla composizione cromatica del film, giocando con chiaroscuri e talvolta eliminando quasi del tutto la luce dallo schermo, focalizzando l’attenzione sull’impatto visivo del costume. Racconta Wood: «Spider-Man è un personaggio straordinariamente estetico, inserito in una città scintillante, e abbiamo cercato di catturare ciascuna di queste caratteristiche nei fotogrammi del film. Quando lo vedi volare attraverso New York, per esempio, la prospettiva, la scelta delle lenti, della luce, dei colori e del ritmo sono state tutte influenzate dall'energia delle copertine dei fumetti originali. Pawlak ha portato toni profondi e ricchi che ho trovato estremamente immersivi.»

superhero in costume sitting on a ledge, reading a phone, with cityscape below.

Sony Pictures

superhero swinging through city with a rescued person in rainy weather.

Sony Pictures

Spider-Man vive una New York estremamente credibile, pur essendo stata ricreata quasi interamente nel Regno Unito. Quante persone hanno lavorato nel tuo reparto e come si coordina un team così vasto nella costruzione di un mondo tanto complesso?

«Per quanto riguarda la prima domanda: quante persone avevo nel reparto artistico (art department) ? Tantissime. Ho i capi scenografi (art directors) che mi aiutano a realizzare il tutto, molti set designer che disegnano i progetti, i modellisti che creano i modelli in cartone dei set. Usiamo tutti questi modelli affinché il regista e la troupe possano studiare le nostre proposte e renderle comprensibili. Oltre a questo, in un film di tale scala c'è anche il reparto di decorazione dei set (set decoration), l'arredamento di scena e poi la grafica, che è stata fondamentale: nel ricreare New York, tutta la segnaletica deve essere progettata, costruita e applicata sugli edifici. E poi i veicoli, la vegetazione, gli alberi. Se prendi un'istantanea di una strada, devi considerare tutto ciò che vi accade all'interno. Ci vogliono molte menti fantastiche per farlo. Il mio compito è solo farne parte, ma devi davvero circondarti di persone straordinariamente intelligenti e lavoratrici.» Un altro punto di forza che aiuta a mantenere un ritmo efficiente, su cui molti production designers si trovano d’accordo, è la comunicazione: «È fondamentale essere estremamente trasparenti: anche se tutti i vari compiti e ruoli sono stati delegati a inizio giornata, è importante mantenere una comunicazione chiara con costanza. E non intendo in modo dogmatico. È inoltre essenziale saper ascoltare, essere un buon negoziatore, essere diplomatico e gentile. Devi cercare di essere tutte queste cose, perché le persone sono sottoposte a molta pressione e a volte non mi rendo conto che questa pressione derivi proprio da me. Più vado avanti negli anni, più spero di diventare consapevole dell'umanità che c'è dietro a ciò che facciamo.» Mantenere il controllo di sé stessi, cercare di rimanere con i piedi per terra e mantenere la consapevolezza di sé, non è solo un buon allenamento di disciplina, ma un risultato che, a conti fatti, Wood ricorda come la lezione più grande appresa sul set.

superhero wearing red and blue costume swings over rainy cityscape.

Sony Pictures

rainy city street at night with police car and neon lights

Sony Pictures

Cretton ha concentrato la cinematografia sul concetto di immersione: far sì che lo spettatore si sentisse nei panni di Spider-Man, in volo o sui tetti di New York. Quale messaggio voleva conferire la scenografia?

«Immersione è una parola perfetta che ho applicato anche al mio lavoro, e l’immersione nasce dal non lasciare nulla al caso. In questi film devi immaginare che la macchina da presa possa andare ovunque e, in quanto production designer, devi essere pronto a ogni possibilità. Ogni superficie deve avere una storia. Nulla deve sembrare lasciato al caso. Il mondo di Spider-Man è riconoscibile e concreto, ma ci sono momenti in cui tutto diventa leggermente più sospeso grazie alla combinazione tra luce, movimento e spazio, soprattutto durante le scene sui tetti o durante il volo, e, nel realizzarlo sullo schermo, subentra la mia collaborazione con il dipartimento di fotografia. Alla fine, tutto ciò che vediamo nella vita è forma e luce. Io e Pawlak abbiamo lavorato molto sulle albe e sui tramonti, cercando di creare immagini che fossero allo stesso tempo gloriose, azzardate e dinamiche. Nessuno di noi può davvero sperimentare il volo nella vita reale, quindi volevamo che la scenografia conferisse un’immagine quasi onirica.» Per aumentare ulteriormente il senso di immersione, Brett Pawlak e il suo team hanno sviluppato una prospettiva completamente nuova. «Dovevamo trovare il modo di utilizzare un obiettivo che desse l'impressione di trovarsi all'interno della maschera di Peter», ha spiegato il direttore della fotografia. Grazie alla Sony Venice Camera, il risultato è stato possibile. «Avevamo la macchina da presa praticamente davanti all'occhio di Tom Holland e sul grande schermo si riesce a distinguere ogni minimo dettaglio». Per rendere ancora più autentiche le inquadrature in soggettiva di Spider-Man, la produzione ha inoltre equipaggiato Holland con uno speciale casco Cyclops collegato al sistema Rialto, trasformandolo di fatto nell'operatore della propria macchina da presa durante le scene d'azione. Anche il suono ha assunto un ruolo fondamentale nella costruzione dell'esperienza immersiva. Cretton e il suo team hanno scelto di enfatizzare il rumore del vento che attraversa l'inquadratura, lasciandolo crescere, deformarsi e diventare sempre più aggressivo all'aumentare della velocità. Il vento non è trattato come semplice rumore d'ambiente, ma viene portato in primo piano nel mix sonoro fino a diventare quasi travolgente. Man mano che Spider-Man accelera, il suo fragore aumenta d'intensità, ricordando continuamente allo spettatore che il personaggio non sta semplicemente planando, ma viene trascinato nello spazio dalla forza della gravità e del proprio slancio.

man in a room with computers and cobwebs, looking intense.

Sony Pictures

person looking through translucent, stretchy film with hands visible.

Sony Pictures

Un ruolo da protagonista nel film, estremamente tattile e narrativo, è ricoperto dalle ragnatele. Come vengono realizzate?

«Tutto parte dal disegno. Bisogna innanzitutto ideare e progettare l'aspetto che dovranno avere.» Partendo dalla sceneggiatura, il team di Wood ha ideato alcuni schizzi digitali immaginando oggetti di scena, ambienti e set, atmosfera e luci. Nel mondo del cinema, una prima trascrizione visiva preliminare volta a tradurre un’idea in immagine prende il nome di concept art: «Insieme al team, abbiamo realizzato moltissima concept art studiando diversi tipi di ragnatele, osservando come si sarebbero avvolte intorno al corpo di Tom (Holland) e valutando quale risultato fosse più convincente. Il nostro reparto oggetti di scena ne ha realizzate moltissime fisicamente. Hanno trovato un sistema costruendo una sorta di pistola a spruzzo che utilizzava un particolare fluido polimero, procedendo a costruire una macchina apposita per produrre ragnatele. Ci hanno lavorato per mesi ed è stato davvero ingegnoso. Nelle riprese ravvicinate tutto ciò che si vede è reale. Entravano sul set e passavano ore a spruzzare le ragnatele, poi le strappavano, ricominciavano da capo, cercando di ottenere un effetto il più naturale possibile. Tutte le ragnatele organiche che si vedono nelle scene di strada sono quindi vere. I grandi sistemi di ragnatele, invece, sono completamente digitali. Sono stati creati dal team degli effetti visivi dopo un lungo lavoro di ricerca e sviluppo per capire come dovessero comportarsi e apparire. Quindi il risultato finale nasce dalla combinazione tra effetti digitali e riprese dal vivo.»

superhero crouching above a cityscape at sunset with webs.

Sony Pictures

rainy city street at dusk with people, shops, and a yellow taxi.

Sony Pictures

Spider-Man: Brand New Day colpisce anche per il forte contributo dell'artigianato, dalla costruzione dei set agli oggetti di scena. In un momento in cui si parla sempre più di Intelligenza Artificiale, quale pensi possa essere il suo ruolo nella scenografia del futuro e come immagini possa convivere con il lavoro manuale?

«È una domanda impegnativa. Io ho un background molto pratico e tridimensionale. Questo è il cuore di chi sono e di ciò che amo fare. Amo tutte le competenze artigianali che entrano in gioco. Mi piace vedere i giovani entrare nell'industria, imparare a modellare l'argilla, lavorare il gesso e acquisire queste competenze di enorme valore. Vengo da una visione in cui ritengo che ciò che la mente umana può fare fisicamente sia straordinario. Posso camminare su un set e vedere un oggetto di scena (prompt) su cui gli scultori, i gessisti, i falegnami e i pittori hanno lavorato per tre mesi e rimanerne assolutamente estasiato. Se la domanda è cosa possa sostituire tutto questo, la mia risposta è: perché farlo? La maestria umana è grandiosa e andrebbe celebrata. Non ho paura dell'Intelligenza Artificiale, semplicemente non ne comprendo ancora il ruolo in quello che facciamo. Negli ultimi film non è stato qualcosa che abbiamo cercato di usare; finora tutto ciò che ho fatto ha seguito il percorso tradizionale degli effetti visivi o dei set fisici. Accetto che stia arrivando, ma la verità è che non ne so ancora abbastanza per dare una visione chiara di cosa accadrà. Sento alcuni colleghi parlarne, ma continuo a preferire lo spazio in cui mi trovo ora con tutte queste persone, e penso che sia uno spazio sano. Immagino che la maggior parte delle persone dirà che troveremo un modo di convivere e lavorare in parallelo con questa tecnologia. Vedremo.»

loft apartment with a workout area and a person using a phone

Sony Pictures

3d model of a loft apartment layout with labeled areas like kitchen, bathroom, and view to manhattan.

Sony Pictures

Passando all'aspetto più personale del tuo processo creativo, ti capita mai di attraversare momenti di blocco? Hai un rituale o un luogo in cui riesci a ritrovare ispirazione?

«Quando i momenti di stallo incombono, mi rifugio nel reparto pittura di negozi o magazzini. Oppure nei laboratori di scultura. Ci sono giornate in cui sei stanco, scarico, magari hai avuto una mattinata difficile e senti di non essere nel giusto stato mentale. Allora prendo la bicicletta e vado a trovare gli straordinari pittori con cui lavoravo. Entro nel loro laboratorio, li osservo mentre dipingono e inizio a chiacchierare con loro. Poi passo a salutare esperti del settore che ho conosciuto nel tempo: c'è chi si occupa di realizzare sculture in argilla e decorazioni architettoniche. Basta immergermi di nuovo in quell'ambiente e mi sento completamente rigenerato. Non è solo una questione di fare cinema, ma di costruire e mantenere rapporti umani. Film come questi sono molto impegnativi da realizzare e le persone lavorano con una dedizione incredibile, donando davvero tutto quello che hanno. Per questo finiscono per nascere amicizie molto profonde. Ti apri agli altri e, anche se può sembrare un po' banale dirlo, per un periodo diventano davvero una seconda famiglia. Una specie di fratelli e sorelle con cui condividi tutto. A dire il vero, anche il regista di questo film è stato fondamentale. Lui e il direttore della fotografia non erano soltanto grandi professionisti: erano anche ottimi amici ed era davvero piacevole lavorare con loro. Con loro mi sono sempre sentito bene. Davvero, su questo film c'era un'energia straordinaria e credo che chiunque abbia lavorato al progetto direbbe la stessa cosa.»

person holding a phone in a cluttered room with computers and electronics

Sony Pictures

spider man behind the scenes

Sony Pictures

Dopo tanti anni trascorsi a costruire mondi per il cinema, come capisci che una scenografia ha davvero funzionato? Qual è il momento in cui, entrando in sala come spettatore, senti di essere diventato parte di qualcosa di speciale?

«Ci sono tantissimi film che descriverei come spettacolari. Credo che una delle influenze più importanti per me, soprattutto all'inizio, sia stata il mondo di Sergio Leone. C'era una volta il West (1968) ha avuto un impatto enorme sul mio modo di guardare il cinema. Da un punto di vista della scenografia, ma anche della fotografia, sono stati fondamentali per la mia formazione. Credo che un esempio di scenografia vincente sia un qualsiasi esempio che ti dà semplicemente un immenso piacere da guardare. Ci sono scene che ti fanno quasi trattenere il respiro. A volte si tratta di una location straordinaria, illuminata magnificamente, con un personaggio che appartiene perfettamente a quel luogo. Tutti quegli elementi si uniscono e riescono a catturare un momento irripetibile. Altre volte si tratta invece di un set costruito da zero, ma il principio è lo stesso. Mi considero immensamente fortunato a poter fare parte di un lavoro in cui, ogni tanto, succede qualcosa di speciale. Capita che un attore entri sul set e, per un attimo, tutti si fermino. C'è un silenzio, poi senti quasi un sospiro collettivo. Ti guardi intorno e pensi: "Ecco. Questo è cinema"»