SAONARA (PADOVA) - Entrati nella casa al pian terreno di via Bolzano 7 a Villatora di Saonara, nella cintura urbana di Padova, i carabinieri della Compagnia di Piove di Sacco hanno trovato tutto come Enrico Marigo aveva detto nella sua chiamata di alcuni minuti prima: «L'ho uccisa, ho perso la calma, non ne potevo più».
Lui, 70 anni, pensionato, ad aprire loro la porta e nella sua stanza, stesa sul proprio letto, senza vita, la suocera Maria Zanasca, 96 anni. L'esame esterno del medico legale Antonello Cirnelli confermerà quella che era stata la prima confessione del 70enne: Maria Zanasca è morta soffocata, uccisa dalle mani del genero che per alcuni minuti le hanno tappato il naso e la bocca fino a quando lei, malata da tempo e con una forte demenza senile, ha smesso di opporre quella poca resistenza che aveva tentato di fare.
Terminati i rilievi dei carabinieri, il sostituto procuratore Marco Brusegan, anche lui in sopralluogo nella casa di via Bolzano, ha disposto l'arresto di Enrico Marigo, accusato di omicidio volontario aggravato dall'aver approfittato della minor difesa della donna, anziana e malata. Il 70enne, assistito dall'avvocato Enrico Cogo, è stato interrogato nella notte dal pm Brusegan e poi è stato portato in carcere in attesa dell'udienza di convalida che sarà fissata per i prossimi giorni di fronte al giudice per le indagini preliminari.
Domenica 13 settembre, ore 12.30. Maria Zanasca è nella sua casa dove, da circa un anno e mezzo, si è trasferita anche la figlia Cinzia Zamboni con il marito Enrico Marigo per cercare di ovviare a una situazione sempre più difficile. La donna, anziana, allettata da tempo, ha l'ennesima crisi: urla, fa richieste insensate. Lei, per staccare, decide di uscire di casa per andare a trovare il figlio, che vive a Padova: alcuni minuti di libertà.
Nella casa gialla al pian terreno di via Bolzano, invece, l'aria diventa ancora più irrespirabile. Il comportamento della 96enne non cambia e l'ennesima richiesta o lamento sono la goccia che manda fuori giri la pazienza del genero.
Enrico Marigo, una vita da incensurato, allora crolla e fa tutto quello che poi racconta ai carabinieri e, nella notte, al magistrato. Entra nella stanza della suocera e le mette le mani sulla bocca e sul naso. Preme, sempre più forte. Lei prova a resistere quanto può, quasi niente: la sproporzione tra la forza del 70enne e la condizione fisica della 96enne è troppa. Lei perde i sensi in pochi secondi e poi muore. Senza difendersi: sui palmi delle mani di Marigo, il medico legale Cirnelli non troverà tentativi di morsi o altri segni di difesa. Come segni di percosse o di violenze non ci sono sul corpo dell'anziana, sempre curata dalla figlia e dal marito di lei, fino a ieri.
Poi lui prende il telefono e chiama il 113: al centralino dice che ha ammazzato la suocera, che non ne poteva più di una situazione insostenibile e che aspetta i militari dell'Arma a casa sua, senza scappare. Ed è così che i carabinieri lo trovano. Ed è circondato dai militari che lo trova la moglie, arrivata in via Bolzano alcuni minuti dopo che una pattuglia della Compagnia di Piove di Sacco e i loro colleghi della stazione mobile del Nucleo Investigativo della Compagnia di Padova avevano bussato alla porta dell'abitazione di Villatora di Saonara.
Carabinieri e pm sentono il racconto del 70enne e poi le parole della moglie e figlia della 96enne: è lei stessa a dire che facevano fatica a gestirla nonostante un anno e mezzo fa avessero anche lasciato la casa della Stanga per raggiungerla a Saonara e stare insieme. Un tempo nel quale non c'erano mai state avvisaglie di quello che poi è successo ieri, poco dopo l'ora di pranzo. Solo una volta Maria Zanasca era stata portata in pronto soccorso perché era caduta dopo essersi alzata dal letto in un momento di delirio. Per il resto, solo la fatica, immane, di una figlia e di un uomo che le avevano provate tutte per assistere l'anziana.
Nemmeno la perquisizione di Enrico Marigo e della casa di via Bolzano, ora sotto sequestro, così come i tamponi e le altre indagini tecniche hanno portato a un quadro diverso da quello che è stato, un omicidio della disperazione, riassunto in quella telefonata al 113 all'una di pomeriggio: «Venite, ho ucciso mia suocera, ho perso la calma, non ne potevo più».