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Ucraina, perché il drone russo sulla sede degli 007 a Kiev è simbolo di una grave escalation. «Era diretto all’ufficio del capo della Sbu»


Per dieci giorni Kiev è diventata una città costretta a vivere con gli occhi rivolti al cielo. Sirene, esplosioni, colonne di fumo, finestre oscurate nei rifugi e una normalità che si interrompe continuamente. Ma il drone russo che venerdì 4 settembre ha colpito il quartier generale del Servizio di sicurezza ucraino, la Sbu, nel cuore della capitale, segna qualcosa di diverso. Non è soltanto l'ennesimo attacco contro Kiev. È un colpo al centro dell'apparato che conduce una parte della guerra segreta contro Mosca.

Il bersaglio, secondo quanto riferito da Volodymyr Zelensky, era ancora più preciso: l'ufficio del capo ad interim della Sbu Oleksandr Poklad, all'interno dell'edificio di via Volodymyrska, proprio di fronte alla cattedrale di Santa Sofia.

Il generale non si trovava nell'ufficio al momento dell'impatto.

L'attacco nel cuore di Kiev

L'esplosione è avvenuta intorno alle 15.30. Dal centro storico di Kiev si è alzata una pesante colonna di fumo nero. Il sindaco Vitali Klitschko ha riferito di almeno sette feriti, sei dei quali trasportati in ospedale. L'attacco ha provocato danni anche nelle immediate vicinanze: il ristorante Zavertaylo, a pochi passi da Santa Sofia, è stato distrutto. È un'immagine potentissima con il fumo che sale sopra uno dei luoghi simbolo della capitale mentre a poche decine di metri viene colpito l'edificio dell'intelligence. La guerra arriva nel cuore politico, storico e simbolico di Kiev. Per capire la portata dell'episodio bisogna però tornare indietro di alcuni giorni. Quello contro la Sbu arriva infatti al termine di una sequenza di attacchi che ha trasformato la capitale ucraina in un bersaglio quasi quotidiano.

Tra il 27 agosto e il primo settembre Kiev ha vissuto una delle più intense ondate di attacchi aerei dall'inizio dell'invasione. Secondo un'analisi di Le Monde, in quei giorni sono state registrate oltre 60 allerte aeree, per un totale di circa 52 ore trascorse nei rifugi. E, soprattutto, gli attacchi non sono più confinati alle ore notturne: i droni arrivano anche in pieno giorno, quando la città è in movimento, le scuole sono aperte e gli uffici lavorano.

Il primo settembre la Russia ha lanciato una nuova massiccia salva di droni e missili contro Kiev e la regione circostante. Il bilancio è stato di almeno 12 morti e oltre 20 feriti. Tra le vittime anche sei dipendenti delle ferrovie ucraine.

Il giorno successivo, il 2 settembre, i droni sono tornati a colpire il centro della capitale. Un'università è stata danneggiata mentre circa 160 studenti si trovavano nel rifugio. Sono stati colpiti anche edifici residenziali e una struttura sanitaria, con almeno 13 feriti secondo le autorità locali. Non è dunque soltanto una successione di attacchi. È una pressione continua.

La Russia sta aumentando il numero dei droni, allungando la durata delle incursioni e rendendo più difficile per la difesa ucraina capire dove e quando arriverà il colpo principale. A fine agosto Zelensky aveva parlato di circa 800 droni a propulsione a reazione lanciati in soli quattro giorni.

Sono proprio i nuovi droni jet-powered a rappresentare una delle novità più preoccupanti. Più veloci dei tradizionali Shahed, possono ridurre i tempi di reazione della contraerea. Secondo fonti citate dal Financial Times, l'efficacia dell'intercettazione ucraina contro questi nuovi velivoli sarebbe sensibilmente inferiore rispetto ai droni più vecchi.

Il messaggio alla Sbu

Dentro questa campagna, il colpo alla Sbu ha però un significato particolare. Il Servizio di sicurezza ucraino non è una semplice struttura amministrativa. È uno degli organi centrali della guerra condotta da Kiev contro la Russia anche lontano dal fronte: intelligence, operazioni clandestine, sabotaggi e attacchi in profondità contro infrastrutture e obiettivi militari russi.

Colpire il suo quartier generale significa quindi tentare di dimostrare che nemmeno il centro dell'apparato di sicurezza della capitale è intoccabile. E la dichiarazione di Zelensky rende il messaggio ancora più esplicito. Il presidente sostiene che il drone fosse diretto proprio contro l'ufficio di Poklad. Se la ricostruzione ucraina verrà confermata, non si tratterebbe dunque semplicemente di un drone caduto nel centro di Kiev, ma di un'azione indirizzata contro un obiettivo istituzionale preciso. Via Volodymyrska si trova nel cuore storico della capitale. Di fronte all'edificio della Sbu c'è Santa Sofia, uno dei simboli della storia ucraina e patrimonio mondiale dell'Unesco. Per il ministro degli Esteri Andrii Sybiha, l'attacco rappresenta una «grave escalation» e richiede risposte decise; il ministro ha chiesto anche all'Unesco di rafforzare gli sforzi per proteggere il patrimonio ucraino.

La risposta promessa da Zelensky

La reazione di Zelensky è stata immediata e, soprattutto, diversa dal semplice linguaggio della condanna. Il presidente ha ordinato a Poklad di preparare una risposta «concreta», adeguata e, se possibile, speculare a quella russa. Ha aggiunto che le forze armate ucraine sosterranno l'operazione. Successivamente Zelensky ha fatto sapere che la zona geografica nella quale verrà effettuata la rappresaglia è già stata individuata. Resta da scegliere il momento, in modo da massimizzare l'effetto dell'operazione.

È una dichiarazione che introduce un altro elemento nella spirale di escalation: Mosca colpisce sempre più vicino al cuore dello Stato ucraino; Kiev promette di rispondere sempre più in profondità in territorio russo.

La guerra di logoramento

La guerra dei droni è diventata una guerra di logoramento. Il punto è proprio questo. La nuova offensiva aerea russa non sembra avere come unico obiettivo la distruzione di un'infrastruttura specifica. È anche una guerra contro la resistenza psicologica della capitale. Allarmi continui significano metropolitane trasformate in rifugi, scuole costrette a interrompere le attività, attività commerciali che si fermano, treni rallentati e milioni di persone costrette a modificare le proprie abitudini. Negli ultimi giorni gli attacchi hanno colpito abitazioni, università, strutture sanitarie, magazzini e infrastrutture economiche. La logica è quella di una guerra di logoramento: non necessariamente ottenere un risultato militare immediato con ogni singolo drone, ma moltiplicare i costi della guerra e rendere la vita quotidiana sempre più difficile.

E Kiev, per quanto abituata da oltre quattro anni alla minaccia dei bombardamenti, sta entrando in una fase nuova. Perché questa volta non si parla più soltanto di notti trascorse nei rifugi. I droni arrivano durante il giorno, sopra il centro storico, mentre la città lavora, studia e si muove

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