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Uk, leader Scozia, Ulster e Galles invocano diritto autodeterminazione


Per la prima volta, tutti e tre i first minister dei governi locali sono di orientamento separatista. Lo scozzese John Swinney, la nordirlandese Michelle O'Neill e il padrone di casa gallese Rhun ap Iorwerth si sono riuniti per un vertice a Cardiff dove hanno firmato un documento comune che affronta apertamente il governo centrale. Il premier britannico: "Il Regno Unito è al meglio quando porta avanti insieme i suoi valori condivisi invece di dividersi"

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I capi dei governi locali di Scozia, Irlanda del Nord e Galles - nazioni che con l'Inghilterra costituiscono il Regno Unito - hanno firmato oggi un documento comune nel quale invocano "il diritto all'autodeterminazione" sulla base di futuri referendum o altri strumenti legislativi. A pochi giorni da quando Donald Trump ha detto che un’Irlanda unita sarebbe "fantastica", i tre leader indipendentisti  si sono riuniti a Cardiff per rilanciare la loro sfida al nuovo premier laburista britannico, Andy Burnham. Ovviamente l’ennesima frecciata del presidente degli Stati Uniti all'alleato britannico non è stata all'origine della riunione di oggi, ma è arrivata al momento giusto per lo scozzese John Swinney, la nordirlandese Michelle O'Neill e il padrone di casa gallese Rhun ap Iorwerth. Leader ai quali Burnham ha replicato, atrraverso un portavoce di Downing Street, dichiarandosi pronto a lavorare con loro per un cambiamento che attraversi tutte e quattro le nazioni del Regno Unito, Inghilterra compresa, ma ribadendo anche di essere "fortemente impegnato" a favore del mantenimento dell'unione.

Tre first minister di orientamento separatista

Per la prima volta, tutti e tre i first minister dei governi locali delle nazioni che con l'Inghilterra costituiscono il Regno sono di orientamento separatista. L’ultimo arrivato è il Galles, dove lo scorso maggio il Senedd, l'assemblea legislativa di Cardiff, ha eletto un governo locale guidato da Rhun ap Iorwerth, leader dei  progressisti indipendentisti di Plaid Cymru, emerso per la prima volta come partito più votato. Nel 2024 era stata la volta dell'inedita designazione di una first minister, Michelle O'Neill, proveniente dalle file repubblicane dello Sinn Féin a Belfast. In Scozia, invece, è tutto stabile da quando lo Scottish National Party (Snp) è diventata forza leader nel 2007.

Il memorandum

"Le nostre nazioni - si legge nel memorandum d'intesa firmato dai tre leader in forma di appello - hanno il diritto all'autodeterminazione. Nessun governo di Westminster ha diritto di bloccare la democrazia o di minare il principio secondo cui i nostri popoli dovranno decidere del loro futuro". I first minister attuali di Scozia, Irlanda del Nord e Galles affermano poi vedere l'avvenire dei rispettivi territori "dentro l'Unione Europea", da cui il Regno Unito è uscito con il referendum sulla Brexit del 2016 grazie al voto favorevole della maggioranza degli inglesi (che rappresentano da soli oltre l'80% della popolazione dell'intero Regno) e di una maggioranza più risicata di gallesi, ma solo d'una minoranza di scozzesi e nordirlandesi. 

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Non si è fatta attendere la replica di Burnham, che tramite un portavoce di Downing Street ha fatto sapere di essere pronto a lavorare con i tre leader per un cambiamento che attraversi tutte e quattro le nazioni del Regno Unito, Inghilterra compresa. Ma ha ribadito anche di essere "fortemente impegnato" a favore del mantenimento dell'unione. Burnham, favorevole a un maggiore decentramento e a un rafforzamento della devolution, resta convinto - ha detto il portavoce - che "il Regno Unito è al meglio quando porta avanti insieme i suoi valori condivisi per risolvere i problemi di tutti invece di dividersi". Poi l'invito a collaborare per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione di tutte le nazioni del Regno: obiettivo per il quale il governo centrale è deciso a discutere con i first minister "facilitazioni finanziarie in grado di garantire una maggiore sicurezza economica, ma non a farsi trascinare in dibattiti costituzionali o su futuri referendum". Referendum su cui il governo centrale non apre al momento dunque alcuno spiraglio, salvo ripetere di voler "rispettare scrupolosamente", per quel che riguarda l'Irlanda del Nord, quanto previsto dagli accordi di pace del Venerdì Santo del 1998, che prevedono una consultazione referendaria sulla riunificazione irlandese solo in presenza di sondaggi costanti favorevoli da parte di una netta maggioranza della popolazione locale.

Lo scontro fra Burnham e Swinney

Il vertice di Cardiff è arrivato dopo il botta e risposta tra Burnham e Swinney sulla possibilità di un secondo referendum sull'indipendenza della Scozia. Mercoledì scorso, alla Camera dei Comuni, il premier britannico - rispondendo a specifica domanda - aveva ribadito di non aver alcuna intenzione di affrontare questo dossier per l’Irlanda del Nord - dove i repubblicani cattolici governano in una compagine di coalizione con gli unionisti protestanti - fino a quando i sondaggi non indicheranno una maggioranza chiara di favorevoli, come stabilito dall'accordo di pace del Venerdì Santo 1998. Poi ha aggiunto che la stessa limitazione vale a suo giudizio per la Scozia. Una precisazione non dovuta, che l'entourage di Swinney ha usato  additandola come uno scivolone e un impegno implicito a garantire a tutti la via referendaria a fronte di un consenso popolare locale dimostrabile. Poi Swinney ha sostenuto che lo slancio verso l'indipendenza è "innegabile" e ha chiesto a Burnham di concordare un meccanismo legale per consentire alla Scozia di decidere il proprio futuro.

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