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Un giro di vite al cemento, Monza adotta il nuovo Pgt: consumo di suolo negativo


Monza, 23 settembre 2026 –  Meno cemento, più verde, più servizi e una nuova politica dell’abitare. È attorno a questi assi che prende forma la Monza disegnata dalla variante al Piano di governo del territorio, adottata ieri dall’aula consiliare dopo una lunga maratona. Un percorso iniziato il 25 giugno e proseguito attraverso un ciclo di sedute straordinarie tra giugno, luglio e settembre, necessario per esaminare e votare un grande corpus di emendamenti: 642 in tutto, presentati soprattutto dalle opposizioni, con Forza Italia da sola a quota 330.

Il voto finale ha visto compatti i consiglieri di maggioranza, mentre il centrodestra e Paolo Piffer di Civicamente hanno espresso un netto no. L’iter per il Pgt non è ancora finito: dopo l’adozione in Consiglio, scattano i 30 giorni per la pubblicazione del piano, a cui seguiranno 30 per l’invio delle osservazioni. Sarà dunque ancora il Consiglio a votarne l’approvazione, attesa per inizio dell’anno nuovo.

Come cambierà la città?

Ma il vero interrogativo, adesso, è un altro: come cambierà la città? Il primo cambio di passo della variante firmata dal sindaco Paolo Pilotto e dall’assessore all’Urbanistica Marco Lamperti riguarda il consumo di suolo. Se il Piano territoriale di coordinamento provinciale prevede una riduzione del 53% del consumo di suolo residenziale rispetto al 2014, Monza arriva al 71%. Per le funzioni non residenziali si passa dal 50% al 61%. Il bilancio ecologico sarà negativo per 711mila metri quadrati: più terreno tornerà agricolo o permeabile di quanto ne diventerà edificabile.

Riuso delle aree dismesse

La direzione è dunque quella del riuso delle aree dismesse e della rigenerazione urbana, anziché dell’espansione. Una scelta che si traduce anche in più verde. Oggi Monza dispone di 1 milione e 140mila metri quadrati di aree verdi, escluso il Parco; la variante ne aggiunge i 1 milione e 61mila. Negli ambiti di trasformazione, su 706mila metri quadrati interessati, sono previsti almeno 100mila metri quadrati di superfici depavimentate e circa 270mila di verde. Cambia anche il modo di misurare quanto si potrà costruire.

Indice di edificabilità base

L’indice di edificabilità base diventa unico, pari a 0,30 metro quadro al metro quadro, con massimi tra 0,45 e 0,60, contro lo 0,85 del passato Pgt. Nel frattempo le aree per servizi aumentano di 1 milione e 625mila metri quadrati e la dotazione pro capite sale da 33,7 a 43,8 metri quadrati per abitante. E soprattutto c’è la casa. Gli alloggi oggi sono 66.814: circa mille sono stimati vuoti, 2.600 occupati da famiglie non residenti e 3mila destinati a uffici. Da qui al 2035 la previsione è di 2.200 nuovi alloggi, con il 32% destinato a edilizia convenzionata e Ers, edilizia residenziale sociale: circa 700 abitazioni in convenzionata e una ottantina in Ers. A questi si aggiungeranno circa 200 alloggi in convenzionata già garantiti dai progetti esistenti. Gli alloggi Ers oggi sono appena 6.

Edilizia convenzionata

Negli ambiti territoriali la quota di convenzionata supererà sempre un terzo delle nuove abitazioni. Per rendere l’operazione più appetibile ai privati, gli oneri della convenzionata vengono scontati del 60%. Le percentuali aumentano con la dimensione degli interventi: sopra i mille metri quadrati, il 20% degli alloggi dovrà essere convenzionato; oltre i 2.500 metri quadrati si salirà al 30% e sopra i 5mila al 40%. E oltre i 9mila metri quadrati, il 10% degli alloggi dovrà essere destinato alla Ers, per l’affitto a canoni calmierati.

Ogni nuovo intervento, inoltre, dovrà garantire almeno il 30% di permeabilità profonda e un ulteriore 10% di permeabilità alternativa, attraverso tetti verdi, pareti assorbenti e soluzioni analoghe. Sul patrimonio pubblico, un emendamento di Forza Italia ha invece cancellato il meccanismo che prevedeva, per gli interventi sotto i mille metri quadrati, contributi destinati al recupero del patrimonio comunale inutilizzato, a tutela dei piccoli proprietari. Lamperti sottolinea però che le risorse per gli alloggi sfitti di edilizia residenziale pubblica arriveranno comunque dalle monetizzazioni legate alle operazioni di Ers. L’obiettivo per i prossimi anni è recuperare circa 150 alloggi oggi sfitti.