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Un lancio a lungo raggio. Pugh, operazione futuro: "Costruiamo eroi locali e il football crescerà»


L’ex giocatore NFL alla guida della franchigia nata dall’unione tra Rhinos e Seaman "Un ragazzo che prende l’ovale a nove anni può finire in una grande università. Serve una IFL sostenibile, con club che non perdano soldi stagione dopo stagione".

Justin Pugh ai tempi dell’esperienza in NFL con la maglia dei Giants

Justin Pugh ai tempi dell’esperienza in NFL con la maglia dei Giants

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Dalla NFL a Milano per costruire il futuro del football americano in Italia. È questa la scommessa di Justin Pugh, ex giocatore NFL e oggi alla guida della Milano American Football Company, la nuova realtà nata dall’unione di Rhinos e Seamen Milano. A partire dalla stagione 2027, le due storiche società milanesi, che insieme hanno conquistato dieci Italian Bowl e 19 campionati giovanili, abbandoneranno i propri nomi per competere sotto un’unica identità. Un progetto ambizioso, che punta a rafforzare il movimento italiano attraverso una struttura più solida e, soprattutto, attraverso lo sviluppo dei giovani. Per Pugh, infatti, il pubblico del futuro si costruisce partendo dagli atleti di oggi. "Vogliamo far crescere la fan base un giocatore e un tifoso alla volta", spiega l’ex offensive lineman della NFL. Il modello, racconta, è quello che ha vissuto personalmente durante la sua carriera negli Stati Uniti. "Più andavo avanti, più amici, familiari e comunità si avvicinavano a me. È così che nasce il sostegno – sottolinea -: segue gli atleti, non arriva prima di loro".

Da qui l’importanza attribuita al settore giovanile, considerato uno dei pilastri della nuova organizzazione. L’obiettivo è creare veri e propri "eroi di casa": ragazzi cresciuti a Milano che possano diventare protagonisti del football italiano e nei quali il pubblico possa identificarsi. "Se costruiamo eroi locali, giocatori di Milano che la città può vedere crescere, è questo che crea vere leggende e veri tifosi", sottolinea Pugh. Il progetto guarda anche alle scuole e al flag football, disciplina che dal 2028 farà il proprio debutto ai Giochi Olimpici. L’idea è avvicinare i bambini allo sport fin dai primi anni e costruire un percorso capace di accompagnarli dall’attività giovanile fino ai massimi livelli. "Un ragazzo che oggi, a nove anni, prende in mano un pallone da flag football potrebbe tra dieci anni ottenere una borsa di studio e un reddito frequentando una grande università, tutto grazie a questo sport", afferma. Per Pugh, quindi, il football può diventare anche uno strumento per offrire ai giovani nuove opportunità sportive e professionali. La crescita del pubblico, però, non sarà immediata. E l’ex giocatore NFL è consapevole che per costruire una vera base di tifosi serviranno tempo e pazienza. "Questo non può accadere dall’oggi al domani e richiede pazienza – evidenzia -. Ma se riusciremo davvero a cambiare la vita dei giovani attraverso questo sport, il sostegno arriverà". Un processo che, secondo Pugh, non può essere sostituito da una semplice strategia di marketing. "Non è qualcosa che si può creare artificialmente con un piano. Bisogna guadagnarselo".

Anche dal punto di vista economico, la strategia è pensata sul lungo periodo. In Italia il football americano rimane infatti uno sport di nicchia rispetto al calcio e Pugh non nasconde che l’investimento non è stato concepito per ottenere un ritorno immediato. "Considero questo un investimento a lungo termine e ho costruito il progetto pensando fin dall’inizio a questo", spiega. La nuova organizzazione non punterà esclusivamente sui risultati della prima squadra. Il piano prevede diverse fonti di ricavo, tra camp, accademie, gestione degli impianti, partnership e contenuti, con l’obiettivo di costruire un’attività diversificata e sostenibile. "Non stiamo cercando di rendere la squadra redditizia già dal primo anno", precisa Pugh. L’idea è creare una struttura economica capace di sostenere il progetto nel tempo, prima ancora che la squadra possa essere autosufficiente attraverso i soli risultati sul campo. "Il ritorno arriverà con la crescita del football in Italia, e io credo che crescerà", afferma. Ma senza scorciatoie. "Non sto chiedendo a nessuno, nemmeno a me stesso, di avere pazienza per un ritorno rapido. Questa è infrastruttura, e l’infrastruttura richiede tempo".

Le ambizioni, però, vanno ben oltre Milano. Pugh guarda già a un orizzonte di cinque o dieci anni e immagina un football italiano profondamente diverso. "Voglio vedere l’Italia vincere medaglie olimpiche nel flag football", dice. Tra i suoi obiettivi c’è anche quello di portare una partita della NFL in Italia, un traguardo che rappresenterebbe un salto di visibilità enorme. Pugh vuole inoltre contribuire alla costruzione di una Italian Football League economicamente sostenibile, con società capaci di svilupparsi attraverso una vera struttura imprenditoriale. "Voglio vedere una IFL pienamente sostenibile, con squadre che non perdano soldi anno dopo anno, costruite su una vera infrastruttura imprenditoriale e non soltanto sulla passione". La sfida più grande sarà però riuscire a competere per i giovani talenti con gli sport più popolari del Paese. "Voglio che il football americano sia uno sport che possa competere davvero per i giovani talenti italiani, insieme al calcio, alla pallacanestro e a tutto il resto". È questa, in definitiva, la vera ambizione del progetto milanese. Non soltanto creare una nuova squadra attraverso la fusione di due società storiche, ma utilizzare Milano come punto di partenza per costruire qualcosa di più grande. Rhinos e Seamen porteranno nella nuova organizzazione la propria storia, i propri giocatori, gli allenatori e le famiglie, mentre i nomi delle due società verranno ritirati. Il futuro della nuova squadra sarà quindi legato alla capacità di trasformare questa storia in una nuova identità, capace di coinvolgere tifosi e giovani. "Se riusciremo ad arrivare a questo punto, significherà che non abbiamo costruito soltanto una squadra a Milano – conclude -. Avremo costruito un futuro per questo sport in Italia".

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