Ai piani alti di via Severo, dove hanno traslocato i vertici Rai, lo danno per certo: non arriverà oggi la svolta sul caso di Sigfrido Ranucci. In giornata, semmai, si giocherà «il primo tempo». Una riunione tecnica, guidata dall’ad Giampaolo Rossi con i responsabili del personale e dell’ufficio legale, per provare a dare corpo alle tre opzioni di sostituzione da presentare al conduttore di Report. Il tutto in linea con l’articolo 12 dell’accordo integrativo Rai-Usigrai che prescrive all’azienda, in caso di collocamento fuori dalla “line” organizzativa di un caporedattore, di proporgli entro 40 giorni tre opzioni di mansioni alternative. La celerità con cui ci si vuole muovere sul fronte editoriale non è solo il riflesso degli oneri contrattuali. L’obiettivo, spiegano fonti di primo piano dell’azienda, è evitare che il giornalista d’inchiesta possa trovarsi ancora al suo posto a settembre, quando la Procura, che indaga sull’attentato ai suoi danni, potrebbe volerlo risentire, mentre l’udienza dell’amico (e presunto mandante) Valter Lavitola, davanti al tribunale del Riesame, è stata fissata per il 7 settembre: «Nuove rilevazioni - è questo il timore - non farebbero altro che mettere ancor più in difficoltà la Rai».
Per la fase 2 di Ranucci, quella del post-Report, si ragiona sulla collazione in testate in cui avrebbe già lavorato: ancora Rai Tre e Rai News, con ruoli in linea con il proprio percorso professionale: il primo pensiero va alla condizione, ma non si esclude anche la mansione di inviato o corrispondente.
La celerità sul fronte editoriale non deve far perdere di vista la questione disciplinare, che pure procede, anche se a marce più ridotte (potrebbe giungere a maturazione tra un mese). «Se emergeranno difformità rispetto agli obblighi di servizio - viene spiegato - l’azienda prenderà le dovute precauzioni». E non è detto che, in quel caso, non rispunti fuori l’opzione della «sospensione».
Per ora però il cruccio dell’ad - al quale è giunto il parere consultivo del Comitato etico - è di tutelare il marchio Report e favorire una collocazione adeguata al giornalista che non dia adito a strascichi giudiziari. C’è, nel frattempo, da garantire la «continuità» e la «qualità» di una delle trasmissioni di punta di Rai Tre.
E qui, il boccino è in mano al direttore Approfondimenti, Paolo Corsini, che ascolterà la redazione di Report i primi di settembre. Chi lo ha sentito conferma che «porrà grande attenzione» alle istanze che verranno avanzate dai giornalisti che lavorano per il programma. Fermo restando che spetterà a lui prendere la decisione più adatta per fare il bene dell’azienda. E, a sentire, diversi dirigenti Rai, non è detto che la «soluzione» interna - Giorgio Mottola e Giulia Innocenzi in pole - sia quella migliore. Tra le ipotesi, prende quota quella di affidare il programma a un trio di conduttori, forse tre giovani.
Mentre l’ad Rossi si preparava a presenziare la prima riunione della settimana (che molti ancora descrivono come «decisiva») sul caso, altri tre componenti del consiglio di amministrazione Rai, Roberto Natale, Alessandro Di Majo e Davide Di Pietro, ancora ieri continuavano a chiedere di fare i doverosi distinguo: «Riteniamo che il punto decisivo intorno al quale debba muoversi la valutazione dell'amministratore delegato Rai sia uno solo: accertare se il rapporto con Walter Lavitola abbia condizionato o meno la scelta dei temi e dei contenuti del programma. Se questo è avvenuto, è giusto che Ranucci lasci. Se invece non è accaduto, la sua rimozione si configurerebbe come una sanzione inflitta 'a furor di politica». Al Corriere della Sera, il leader di Avs, Angelo Bonelli, ha smentito come «totalmente priva di fondamento» l'ipotesi di una candidatura di Ranucci: la sua presenza il 9 settembre a Terra, terza festa nazionale del partito, ha spiegato, è legata alla presentazione del suo libro. Intanto oggi scatta il primo tempo. E dalla Rai già promettono: «Non si andrà ai supplementari»
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