di Liana Messina
Per Vigga, la protagonista de La stagione dell’Acquario, nuovo romanzo di Anne Cathrine Bomann (il secondo pubblicato in italiano da Iperborea) è difficile relazionarsi con le persone e trovare veri interessi: l’unica con cui ha un rapporto speciale è l’amica Maiken, con cui ha condiviso serate e sogni fin dai tempi della scuola. Ma quando lei le confida di essere incinta il legame fra loro cambia bruscamente e il suo campo affettivo va in crisi. Neppure sul lavoro Vigga ha mai trovato un equilibrio, passa da un impiego temporaneo all’altro, senza mai applicarsi troppo.

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L’ultimo che le è stato assegnato, come assistente nell’Acquario di Copenaghen, non sembra entusiasmarla: eppure proprio lì troverà una nuova singolare relazione, quella con il polpo Rosa, solitario ma vivace ospite di una delle grandi vasche. Prima l’animale la incuriosisce attirandola con i suoi cambiamenti di colore, le ventose sul vetro appena si avvicina, la voglia di fuggire… Poi la spinge a studiare e cercare informazioni per comprendere la sua speciale intelligenza decentralizzata, un cervello diffuso tra testa e tentacoli.
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Attraverso il rapporto speculare con Rosa, Vigga può provare a capire sé stessa e le diverse prospettive degli altri, trovando un proprio posto nel mondo. Con questo libro dallo stile delicato e leggero l’autrice affronta tematiche attuali, come la solitudine, l’amicizia nelle diverse fasi della vita, le scelte riguardo alla volontà di costruire o no una famiglia, ma anche il rapporto con la natura e il rispetto di ogni tipo di essere vivente.
Anne Cathrine Bomann è una scrittrice, poeta e psicologa danese, oltre che dodici volte campionessa nazionale di ping-pong. Il suo romanzo d’esordio L’ora di Agathe, è stato un caso letterario tradotto in diciotto Paesi. (Photo by Leonardo Cendamo/Getty Images
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Vigga all’inizio del romanzo sembra una giovane donna apatica, scontrosa e quasi respingente… Com’è nata?
Non sono una scrittrice che pianifica o ha subito in mente tutta la storia: di solito parto da una sensazione, che poi diventa un personaggio, in cui provo a inserirmi, a immaginare cosa sente, quali sono il suo punto di vista e i suoi problemi. Vigga è un po’ estrema, non è perfetta, ha anche sentimenti “cattivi”, ma questo me l’ha resa più interessante: vive con la continua sensazione che nessuno possa amarla o neppure trovarla simpatica. E d’altro canto lei stessa afferma di non voler avere nulla a che fare con gli altri.
Tranne con Maiken…
Infatti, anche il suo rapporto con lei è di tipo estremo, quasi simbiotico. Pensa che l’amica sia l’unica che riesce ad accettarla così com’è. Mentre scrivevo capivo quanto Vigga fosse dipendente da Maiken, come se fosse il suo centro dell’universo.
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Lei lavora anche come psicologa: questo influenza la sua scrittura?
Credo che la spinta verso queste due professioni nasca dallo stesso spunto, l’interesse per le persone, riuscire a capire chi sono e come funziona la loro mente. Come psicologa ho tanti incontri, ricevo storie e visioni del mondo che, anche se non in modo diretto, rientrano poi nei miei libri. Lavoro molto con i giovani e vedo quanto si sentano soli, isolati: desiderano l’amicizia, vorrebbero appartenere a una comunità o un gruppo, ma non riescono a trovarli.
La stagione dell’Acquario di Anne Cathrine Bomann, Iperborea, pagg. 256, euro 19.
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Il legame di Maiken e Vigga viene messo alla prova dalla scelta di formare una famiglia, l’arrivo di un bambino. È un problema che rischia di rompere i rapporti?
Con l’età cambiano le esigenze, le prospettive di vita: l’ho sperimentato io stessa, ho 43 anni e ho scelto di non avere figli. Anche se per fortuna non è più un tabù, mi ha creato difficoltà a mantenere vive amicizie che avevo fin da ragazza: chi ha bambini, nel primo periodo viene totalmente assorbito da loro e per un po’ ho vissuto l’allontanamento come una specie di lutto. Tutto fra noi è cambiato, vedersi e stare insieme è diventato meno semplice. È stato un momento di transizione, che forse ancora non ho del tutto capito o superato.
Perché ha scelto proprio il polpo come animale che aiuta Vigga a riconnettersi col mondo?
Un po’ per caso, all’inizio avrebbe dovuto essere un cane. Poi quando nella storia è arrivato l’Acquario come lavoro, è entrata in scena l’idea di Rosa: un animale che vedevo come un alieno, quindi un po’ uno specchio di Vigga, che si sente sempre “altro” rispetto agli altri. Così mi sono messa a studiare, ho fatto ricerche e ho scoperto nuove cose bellissime su questi fascinosi animali.
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Ha lasciato un finale aperto sul futuro che aspetta Vigga…
Sì, mi piace concludere i miei libri lascian- doli un po’ in sospeso. Qui intravedo una sorta di speranza: la vita è piena di ambivalenze e difficol- tà ma ho la sensazione che lei troverà una strada, un nuovo impegno nel lavoro o nei rapporti con le persone che la faranno sentire più vera.
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